8 dicembre 2019
Aggiornato 13:30
L'esodo irrefrenabile

Immigrazione, i barconi navigano su un mare di parole

Destra e sinistra continuano a scontrarsi a colpi di slogan, ma né Renzi né Salvini hanno ancora trovato una soluzione realmente credibile. E intanto l'invasione dei profughi può solo continuare a peggiorare

ROMA – Narra la leggenda che Vincenzo Lo Giudice, lo storico sindaco di Canicattì e deputato siciliano (poi arrestato) noto con il nomignolo di «Mangialasagne», avesse sintetizzato il modus operandi della politica italiana con una frase secca e tagliente come sapevano esserlo solo i ras della prima Repubblica: «I problemi non vanno risolti, vanno gestiti». Ecco, a decenni di distanza, non riusciremmo a trovare analisi più precisa per il problema dei problemi con cui si trovano a confrontarsi i suoi successori della seconda (o terza, tanto è lo stesso) Repubblica: l'immigrazione. Bisogna limitarsi a gestirlo, perché risolverlo non converrebbe a nessuno: né a quella destra che ci lucra consenso elettorale, né a quella sinistra che ci guadagna appalti milionari per le sue cooperative. E infatti nessun partito italiano ha ancora trovato, o forse nemmeno cercato, una soluzione credibile. Nello scontro tra il buonismo alla Boldrini e il cattivismo alla Salvini, a vincere è solo una totale e trasversale mancanza di realismo.

Renzi solitario
Il governo Renzi pretenderebbe di liberarsi dei profughi smistandoli tra i vari stati europei. E, grazie ad uno sforzo sovrumano dell'imprescindibile Mogherini, è anche riuscito ad ottenere dalla commissione Juncker una proposta di suddivisione in quote dei primi ventimila rifugiati: un numero ridicolo, certo, ma pur sempre un primo passo. Peccato che il nostro premier vanti una politica estera talmente raffinata e goda di una credibilità internazionale così cristallina da non avere trovato nemmeno un alleato disposto ad accettare questa, seppur minima, proposta. Al coro dei prevedibili 'no' di Gran Bretagna, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Paesi Baltici alla fine si sono unite anche Francia e Spagna, che sulla carta dovevano essere dalla nostra parte. E questo elaborato piano è miseramente naufragato prima ancora di salpare.

Salvini velleitario
La Lega Nord, invece, ha una ricetta più drastica: bombardare i barconi. «Vuoti, s'intende», ribadiscono di continuo, quasi a volerlo ricordare anche a se stessi. Una ricetta che sembra anche godere di un certo seguito, avendo incontrato caute aperture sia da parte del governo italiano che dell'Unione Europea. Ora, lasciamo perdere per un attimo le difficoltà concrete: ad esempio, come si farebbe a distinguere a colpo d'occhio i barconi degli scafisti dalle imbarcazioni dei pescatori, non essendoci un numero sufficiente di sensitivi arruolati nella nostra Marina militare? C'è infatti una questione ancora più complessa: per evitare che i bombardamenti in acque territoriali siano considerati una dichiarazione di guerra, ovvero per ottenere la copertura dell'Ue e dell'Onu, occorrerebbe il via libera del governo libico. Piccolo particolare: quale governo libico, visto che ad oggi ce ne sono due, oppure, per essere più precisi, sostanzialmente non ce n'è nessuno?

Aria fritta
È proprio questa incapacità della politica di trovare soluzioni (specialmente in Italia, ma anche Francia e Inghilterra si difendono bene) che ha trasformato la Libia in un casino internazionale: perché anni fa Cameron e Sarkozy decisero di abbattere il dittatore Gheddafi, ma purtroppo si dimenticarono di pensare a cosa sarebbe successo un minuto dopo. Oggi ci ritroviamo un paese che ospita milioni di disperati, tra cittadini propri ed esteri, completamente in balìa delle bande di trafficanti e senza un interlocutore credibile che possa arginarli. In un tale stato di cose, che abbiamo creato noi europei, continuare a dibattere dei massimi sistemi è una pura e semplice perdita di tempo. Perché, che ci piaccia oppure no, chi vive in guerra o muore di fame continuerà a scappare dove crede (magari erroneamente) di poter stare meglio. È sempre successo nella storia dell'umanità e succederà ancora: frontiere o non frontiere, barconi o non barconi. E chi definisce «invasione» le centinaia di migliaia di profughi che ospitiamo ad oggi è meglio che si prepari all'esodo, all'assalto, all'apocalisse. Buona fortuna.