18 agosto 2022
Aggiornato 12:30
In vista del Cdm il premier mette le mani avanti

Pensioni, Renzi temporeggia. Ma la sentenza potrebbe giovare all'Italia

La sentenza della Consulta rischia di essere fatale per il governo Renzi, a causa della voragine da 12 miliardi di euro che all'improvviso ha aperto nelle casse dello Stato. Il premier prende tempo, e mette le mani avanti in vista del Cdm di lunedì; ma gli effetti della manovra finanziaria in questione potrebbero essere positivi per l'economia reale.

ROMA - Il premier mette le mani avanti, in vista del consiglio dei ministri previsto per lunedì. "Restituiremo una parte di questi soldi – ha dichiarato sibillino a Radio Anch’io il presidente del Consiglio - stiamo studiando come fare a rispettare la sentenza e contemporaneamente l’esigenza di bilancio, sapendo che questi soldi purtroppo non andranno ai pensionati che prendono 700 euro al mese. La Corte Costituzionale non ha detto che non si può fare il blocco delle pensioni, ma che in quel modo non andava bene – ha spiegato Matteo Renzi - c’è da ripensare quel modello di organizzazione delle pensioni, lo faremo nel corso dei prossimi giorni e nei prossimi mesi".

Il premier mette le mani avanti in vista del Cdm
Dalle parole del premier si evincono almeno due concetti fondamentali. Il primo: solo una parte dei pensionati sarà effettivamente rimborsata. Il secondo: ammesso che accada, le tempistiche saranno piuttosto lunghe. Se fino a ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva rassicurato sia i pensionati che Bruxelles circa una rapida soluzione del problema, oggi il presidente del Consiglio preferisce scegliere la via della prudenza: utilizzando il tempo futuro e inserendo la parola «mesi» all’interno delle sue dichiarazioni ufficiali. E non a torto, visto che la sentenza in questione non solo ha aperto una voragine nelle casse dello stato da 12 miliardi di euro, ma rischia anche di essere la punta dell’iceberg contro cui potrebbe infrangersi il vascello del governo Renzi sotto lo sguardo vigile dell’Ue.

La sentenza potrebbe essere fatale per il governo Renzi
Il problema non risiede soltanto nella restituzione degli arretrati dovuti ai pensionati (i 12 miliardi), ma anche – e soprattutto - nell’aggravio permanente che le richieste della Corte Costituzionale comporteranno da qui in avanti. I conti non lasciano spazio all’immaginazione: i tecnici dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio hanno calcolato che il risarcimento oscillerebbe tra i 3.000 e i 7.000 euro a pensionato. Ma non finisce qui: per ironia della sorte, se lo Stato avesse pagato prima il dovuto avrebbe risparmiato diversi milioni di euro; perché se l’indicizzazione dei trattamenti pensionistici fosse stata corrisposta anno per anno durante il periodo 2012-2014 sarebbe stata applicata un’aliquota pari al 30%. Oggi, invece, in qualità di arretrati, lo Stato deve applicarne una pari a circa il 19%: il pensionato riceverà più di quanto avrebbe dovuto originariamente.

Non tutto il male vien per nuocere: le implicazioni positive per l’economia reale
C’è un aspetto, tuttavia, che vale ancora la pena di considerare: in termini semplici si potrebbe dire che non tutto il male viene per nuocere. L’impatto sull’economia reale dell’operazione finanziaria in questione, infatti, potrebbe essere positivo per i conti pubblici: un’iniezione di liquidità nel sistema economico nazionale potrebbe far crescere i consumi e, contemporaneamente (per effetto delle maggiori entrate fiscali), rimpinguare le casse dello stato con un effetto «sprint» sul prodotto interno lordo. Il pericolo – ed è su questo dato che sono puntati gli occhi di Bruxelles – è lo sforamento del 3% del Pil. Se la spesa per il rimborso chiesto dalla Consulta dovesse superare gli 8 miliardi di euro (cioè 0,5 punti di Pil) il governo violerebbe la regola Ue della spesa pubblica. Ma se l’esborso fosse più contenuto, come già anticipato da Matteo Renzi, allora paradossalmente l’economia nazionale potrebbe trarre giovamento dalla sentenza della Corte Costituzionale.