28 febbraio 2020
Aggiornato 07:30
Presentato Rapporto Centro Astalli 2015

Centro Astalli: persone costrette alla fuga superano i 50 milioni nel mondo

Anche nel 2014 «molti migranti forzati non si sono fermati in Italia, ma hanno proseguito il loro viaggio verso i Paesi del nord Europa»: è uno dei dati che emerge nel rapporto 2015 del centro Astalli presentato oggi al teatro Argentina di Roma. Le domande presentate in Italia sono state 64.886, con un aumento del 143% rispetto all'anno precedente.

CITTA' DEL VATICANO (askanews) - Anche nel 2014 «molti migranti forzati non si sono fermati in Italia, ma hanno proseguito il loro viaggio verso i Paesi del nord Europa»: è uno dei dati che emerge nel rapporto 2015 del centro Astalli presentato oggi al teatro Argentina di Roma.

Più di 50 milioni costretti a fuggire
«Per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale le persone costrette alla fuga nel mondo hanno superato largamente la soglia dei 50 milioni (a metà del 2014 se ne registravano già 56,7)», scrive la branca italiana del Jesuit Refugee Service (servizio dei gesuiti per i rifugiati). «Le gravi crisi umanitarie in corso, prima fra tutte la Siria, hanno fatto crescere il numero delle persone che cercano protezione in Europa. Le domande presentate in Italia sono state 64.886, con un aumento del 143% rispetto all'anno precedente. Tra le nazionalità maggiormente rappresentate non compaiono né la Siria, né l'Eritrea, che pure sono i primi due Paesi di origine dei 170.757 migranti arrivati in Italia via mare (rispettivamente 39.651 e 33.559 persone). Anche nel 2014, dunque, molti migranti forzati non si sono fermati in Italia, ma hanno proseguito il loro viaggio verso i Paesi del nord Europa. Una parte rilevante delle persone che si sono rivolte all'ambulatorio erano rifugiati 'in transito', che si fermano solo poche settimane a Roma, vivendo in strutture di accoglienza temporanea o in ripari di fortuna presso le stazioni ferroviarie. Il totale dei pasti distribuiti dalla mensa nel 2014 (91.550) è rimasto sostanzialmente in linea con quello registrato nel 2013, con una media giornaliera di pasti offerti tra le 300 e le 350 unità. La nazionalità maggiormente rappresentata è di gran lunga il Mali, con un trend in costante crescita già dal 2013 e che, negli ultimi mesi del 2014, ha superato il 30% degli utenti complessivi».

Il Rapporto del Centro Astalli
Il Rapporto annuale 2015 descrive il Centro Astalli come una realtà che, grazie agli oltre 400 volontari, si adegua e si adatta ai mutamenti sociali e legislativi di un Paese che stenta a dare la dovuta assistenza a chi, in fuga da guerre e persecuzioni, cerca di giungere in Italia in cerca di protezione. Ad arricchire la pubblicazione di quest'anno le vignette di Mauro Biani e i commenti al Rapporto di Mario Calabresi, Enrico Letta ed Enzo Bianchi. A chiudere il Rapporto il testo integrale del colloquio "Le frontiere dell'ospitalità" tra padre Adolfo Nicolás, preposito generale della Compagnia di Gesù e padre Federico Lombardi (direttore Sala Stampa della Santa sede). Sono intervenuti alla conferenza di presentazione Enzo Bianchi (priore Comunità di Bose), padre Camillo Ripamonti (presidente Centro Astalli), Berardino Guarino (direttore Programmi Centro Astalli). Ad aprire i lavori il saluto di Marino Sinibaldi (presidente Teatro di Roma).

«Vorremmo chiudere questa breve presentazione del nostro rapporto con una dedica: ai rifugiati», ha detto Guarino. «Quelli che incontriamo, quelli che ce l'hanno fatta ad arrivare. Quasi nessuno di loro ha ancora ritrovato una stabilità paragonabile a quella che hanno perso con la fuga. Ma non si sono arresi e noi non possiamo che fare il tifo per loro. Lo facciamo attraverso il lavoro quotidiano dei nostri servizi, sportelli, centri di accoglienza, possibile grazie al supporto dei volontari, ma anche dei tanti operatori che lavorano al Centro Astalli. Che pure oggi vogliamo ricordare. Ogni giorno si affiancano a vite complesse, provando ad accompagnare, rincuorare, sostenere. Insieme con i rifugiati, cercano di costruire un futuro possibile e migliore. In uno scambio di umanità che rivela, per chi lo incontra, le loro qualità personali e una forte coscienza civile. Ma tra i rifugiati vorremmo ricordare, soprattutto quelli che non ce l'hanno fatta. Un vero e proprio olocausto. In particolare, il Mediterraneo si sta rivelando una via di fuga letale. L'Unhcr ha stimato 3.500 morti nel 2014 e già 1.800 nei primi mesi del 2015. Cinque su cento, durante il viaggio, perdono la vita».