6 agosto 2020
Aggiornato 18:00
La Lega chiede che i benefici momentanei diventino strutturali

Prataviera: macché Jobs Act, i posti in più vengono dal cuneo fiscale

76mila richieste di decontribuzione per assunzioni a tempo indeterminato. Miracolo Jobs Act? No. Emanuele Prataviera spiega che quei numeri dipendono dalla decontribuzione e dagli sgravi previsti in legge di Stabilità. E puntualizza che il problema sarà rendere il taglio del cuneo fiscale strutturale. Perché con il Jobs Act, di fatto, saremo tutti solamente un po' più precari.

ROMA – Non c’è dubbio: i numeri di Tito Boeri hanno fatto scalpore. L’annuncio del neo-presidente dell’Inps in merito alle 76mila richieste di accesso alla decontribuzione per assunzioni a tempo indeterminato pervenute nei primi 20 giorni di febbraio si è moltiplicato sui media, e ha fatto gridare al «miracolo Jobs Act». Renzi, dunque, ha vinto? Emanuele Prataviera, capogruppo della Lega nella Commissione Lavoro alla Camera, frena gli entusiasmi. «Se le cose vanno bene, siamo tutti contenti. Ma dobbiamo chiarirci: il Jobs Act, qui, non c’entra nulla», spiega al DiariodelWeb.it.

PRATAVIERA: I NUMERI DELL'INPS NON DIPENDONO DAL JOBS ACT - «I responsabili di quelle 76mila richieste sono la decontribuzione e il taglio nel conteggio del dovuto all’Irap per la forza lavoro. Detto questo, quindi, è evidente che non sia questione di regole del contratto di lavoro, ma di taglio del cuneo fiscale, quello che la Lega dice da sempre», dichiara Prataviera. «Finché questo non diventerà strutturale, però, i miglioramenti saranno solo fenomeni contingenti. Il problema sta nel renderlo strutturale», sottolinea il deputato della Lega. «Il taglio del cuneo fiscale è l’unica risposta seria che il governo può dare. E poi, alle aziende devono essere dati tutti gli strumenti per poter lavorare: non è solo il costo del lavoro, ma sono soprattutto i tempi legati alla giustizia, la certezza dei pagamenti e così via».

CON IL JOBS ACT, SI ASSUMERÀ DI PIÙ, MA SARANNO TUTTI PRECARI - Prataviera chiarisce anche la natura di quella che, secondo l’esecutivo, è la grande potenzialità del Jobs Act. «Certamente il provvedimento avrà il merito di rimuovere i vari contratti a progetto e precari. Eppure, tutto questo avverrà perché sarà più conveniente per il datore di lavoro assumere il lavoratore senza data di scadenza, ma potendolo licenziare entro tre anni. Il problema è che mentre prima tu sapevi che venivi assunto e il tuo contratto durava sei mesi più forse altri sei, mentre ora si avranno contratti a tutele crescenti, che non daranno alcuna garanzia. Quindi, saranno tutti nuovi precari. Da imprenditore, sarà più facile assumere, ma anche lasciare a casa il lavoratore, e senza alcun tipo di problema. In più, si avranno sgravi fiscali e contributivi che però non sono contenuti nel Jobs Act, ma nella legge di Stabilità».

IL PUNTO È CHE GLI SGRAVI DIVENTINO STRUTTURALI - Secondo Prataviera, dunque, quello che sta facendo il governo Renzi non basta: «Il punto è far diventare tali provvedimenti strutturali. Il taglio del cuneo fiscale deve diventare strutturale; in più, dovremo parlare anche di gabbie salariali, di cui pochissimo si parla». Altra critica di Prataviera riguarda l’impossibilità di «applicare il Jobs Act anche alle amministrazioni pubbliche, ma siccome il sindacato ha alzato un polverone, alla fine non lo si farà», conclude.

DAMIANO: L'ART. 18 NON C'ENTRA NULLA - Che il merito sia del Jobs Act o della legge di Stabilità, Tito Boeri è ottimista. Il «boom» era previsto, ma «le assunzioni potrebbero essere molte di più di 76mila», ha dichiarato. Bisogna però attendere almeno a «fine mese» per avere «informazioni più accurate per comparare i dati». E per chi pensa che tali cifre siano anche il risultato della tanto discussa abolizione dell’art. 18, il presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano si affretta a smentire: «Si tratta di 76.000 richieste, che non riguardano il contratto a tutele crescenti, che dimostrano come questa diminuzione strutturale del costo del lavoro sia altamente appetibile per le aziende che assumono con il contratto a tempo indeterminato ante Jobs Act, con le relative tutele dell'articolo 18».

PIÙ STABILIZZAZIONI CHE ASSUNZIONI EX NOVO - In ogni caso, sono ancora attesi i dati dell’Inps che renderanno noto quante di queste assunzioni siano delle stabilizzazioni dei contratti a tempo determinato o precari, e quante, invece, costituiscano effettive assunzioni ex novo. Il che significa che ancora non si conosce la reale incidenza degli sgravi sull’occupazione vera e propria. I sostenitori delle manovre dell’esecutivo fanno però presente che anche la semplice stabilizzazione di contratti precari sarebbe un segnale molto positivo, specialmente considerando il gap che separa l’Italia dagli altri Paesi Ocse: un gap che vale 6 milioni di persone senza lavoro. In questo senso, i dati della Fondazione dei Consulenti del lavoro parlano di 275.000 persone assunte a tempo indeterminato nei primi due mesi del 2015, di cui, per l’80%, si è trattato di una stabilizzazione di un rapporto di lavoro preesistente, e per il restante 20% di nuove assunzioni.

È PRESTO PER GRIDARE ALLA «VOLTA BUONA» - Ma un altro nodo di cui, ad ora, poco si sa, riguarda le coperture per finanziare la misura: la legge di stabilità prevede un miliardo di euro, che però pare ancora una cifra troppo esigua rispetto agli ambiziosi obiettivi prefissati dall’esecutivo. Basteranno, insomma, i soldi messi sul tavolo per far fronte al boom di richieste registrate dall’Inps, e che sembrano destinate a moltiplicarsi? E’ forse ancora troppo presto per azzardare una risposta a tale, legittimo quesito. D’altra parte, a molti – Prataviera in primis – sembra presto anche per cantare vittoria, presto per gridare, come ormai da copione renziano, alla «volta buona»