17 novembre 2019
Aggiornato 17:30
Il senatore M5s punta il dito contro la maggioranza

Cappelletti: «Divorzio breve solo ora è per perseguire affari di bottega»

Slitta alla settimana prossima il voto in Senato sul testo del divorzio breve, dopo quasi un anno dalla votazione alla Camera. In Aula una accesa discussione attorno al nodo del divorzio breve tra difensori del disegno di legge e propugnatori dei valori tradizionali. Tra questi Carlo Giovanardi che ribattezza il divorzio breve «fidanzamento rafforzato».

ROMA - «Se fosse per il Movimento 5 Stelle, sarebbe già legge dello Stato», quella del divorzio breve. Il senatore grillino, Enrico Cappelletti, membro della Commissione Giustizia, commenta, in un'intervista rilasciata al DiariodelWeb.it, gli ultimi sviluppi relativi al voto finale sul disegno di legge relativo al divorzio breve. «È un provvedimento di civiltà e di buon senso, atteso da decenni da centinaia di migliaia di cittadini. Un provvedimento che il M5S ha contribuito a scrivere e di cui ha chiesto ripetutamente la calendarizzazione».

DDL MESI E MESI NEI CASSETTI DELLA COMMISSIONE - «Coerentemente con quello che abbiamo sempre fatto e detto – spiega il senatore pentastellato –, siamo soddisfatti naturalmente che finalmente sia giunto in Aula. Detto questo, bisogna dare una spiegazione ai cittadini, perché è stato approvato a maggio 2014, in Camera, al Parlamento. Adesso ci troviamo a marzo 2015, quindi quasi un anno dopo. È stato tenuto dalla maggioranza nei cassetti. Perché è stato tenuto mesi e mesi dal presidente della Commissione Bilancio, che guarda caso è del Nuovo Centrodestra, c'è da sottoporlo alla attenzione della Commissione stessa. Tutto per non scontentare un componente della parte minoritaria, ma comunque della maggioranza del governo, che non ha rinviato solo la discussione del divorzio breve, ma sta rinviando discussione di tantissimi provvedimenti, non ultimo quello sull'anti-corruzione – che pare finalmente, a forza di spingere, arrivi in Aula la settimana prossima», commenta Cappelletti.

NCD CAMBIA IDEA E SBLOCCA LA SITUAZIONE - Il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano cambia idea e sblocca lo stallo della legge al Senato, ma bisogna ricordare che i ritardi sono da attribuirsi proprio a NCD. «Ncd si è sempre dichiarata contraria – spiega il senatore –, ma pare che negli ultimi giorni, dalla sua votazione in Commissione, abbia cambiato idea e questo ha sbloccato la situazione. Restiamo comunque molto vigili, perché il fatto che il provvedimento venga approvato appare scontato in un ramo del Parlamento, ma non significa poi che non venga 'imboscato' dall'altro ramo. Per cui vigileremo, anche in considerazione del fatto che i trucchetti sono ben noti e se verranno posti in essere lo faremo sapere all'opinione pubblica». E continua, ancora, il senatore del Movimento 5 Stelle: «Se fosse per il M5S, sarebbe già legge dello Stato. Per due motivi: innanzitutto perché l'avevamo già proposto come emendamento al decreto legge sulla riforma del processo civile, nelle parti relative alla riforma del matrimonio. È stato bocciato, un emendamento, tra l'altro del Partito democratico, dal Partito democratico stesso. La seconda cosa: più volte abbiamo chiesto in Aula la calendarizzazione di questo provvedimento ed è sempre stato dato un voto negativo a questa proposta. E questo è agli atti parlamentari».

DA GIOVANARDI A GASPARRI: TEMPO DI NEOLOGISMI - Slitta alla settimana prossima il voto sul testo del divorzio breve, che non arriverà prima di martedì prossimo. L'Aula oggi è stata palcoscenico dei diversi punti di vista sul nodo delicato del divorzio breve. A farsi sentire è stato soprattutto Carlo Giovanardi, fortemente contrario alla legge e difensore strenuo della famiglia tradizionale. È per questo che l'esponente del Nuovo Centrodestra ha dato vita a nuovi appellativi per il divorzio breve, dal «matrimonio in prova» al «fidanzamento rafforzato». È il forzista Maurizio Gasparri a dare man forte ai neologismi di Giovanardi, parlando di «divorzio spray». Forza Italia e NCD contestano il comma 2 dell'articolo 1 della legge in questione, quello che stabilisce che ci sia un iter per ottenere il divorzio che salti in toto il passaggio della separazione, oltre a stabilire la riduzione del tempo che precederebbe il divorzio da tre anni a uno.

NITTO PALMA PER IL DIVORZIO BREVE - Un centrodestra spaccato, visto che dalle file di Forza Italia si leva la voce di Nitto Palma a difendere il comma incriminato. Palma punta il dito contro gli 'estremisti', che, a suo dire, sono evidentemente all'oscuro della normativa che si discute, visti i «toni apocalittici» usati, ingiustificati. Inoltre, spiega il forzista, «Questo provvedimento non ha «effetti devastanti sui bambini» perché il divorzio rapido è possibile solo in assenza di figli o in presenza di figli sopra i 26 anni e autosufficienti».

I DIRITTI CIVILI IN BILICO - La discussione accesa sul divorzio breve segue quella di mercoledì in Senato concernente le adozioni, in modo particolare la questione dell'affido. Ancora diritti civili e ancora discussioni. In modo particolare a suscitare polemiche è stato l'emendamento sulle adozioni per single presentato dalla senatrice Pd Francesca Puglisi. L'emendamento in questione prevedeva che ad accedere alla procedura di adozione da parte delle famiglie affidatarie fossero persone non sposate, affidatarie, ma single. L'influenza dei senatori del Nuovo Centrodestra ha, però, fatto cambiare idea alla senatrice dem, che ha preferito accontentarsi.