16 luglio 2019
Aggiornato 14:00
A quarant'anni dal referendum

Divorzio breve, matrimonio sempre più corto

Le larghe intese sono diventate larghissime per dare il primo via parlamentare al provvedimento. Pd e Fi brindano insieme. Ma il partito di Alfano protesta: la giustizia diventa un tema urgente solo per interrompere il legame coniugale.

ROMA - Chissà come l’avrebbe presa, questa faccenda del divorzio breve, il combattivo Amintore Fanfani che nel 1974 fece del referendum per cancellare il «divorzio lungo» una sorta di referendum sulla Dc. E lo perse.
Dopo quarant’anni si scopre che gli italiani, non solo vogliono il divorzio, ma lo vogliono «breve», cioè raggiungibile nel più breve tempo possibile.
Perlomeno la pensano così i deputati che hanno dato il via libera in prima lettura, con un ampio consenso ( ha detto sì anche il 5Stelle) allo  scioglimento lampo del legame matrimoniale.
Sociologi, psicologi, soloni della tuttologia ci diranno fra qualche tempo se questa accelerazione a sforbiciare in fretta il legame fra i coniugi produrrà benefici e quali.
Intanto possiamo solo collegare, in primo luogo, il passo compiuto oggi con le notizie fornite ieri dall’Istat riguardo la propensione delle coppie italiane a fare sempre meno figli. Le due vicende non sono unite ad stesso ceppo, ma fanno parte certamente della stessa tendenza.
In secondo luogo si può rilevare che mentre pacchi di provvedimenti a favore della famiglia giacciono dimenticati da anni nei cassetti parlamentari il divorzio breve ha potuto godere di una corsia veloce, se non preferenziale.

Partito democratico e Forza Italia esultano insieme - Hanno alzato i calici insieme il Partito Democratico e Forza Italia per l'ok bipartisan della Camera alla norma sul divorzio breve, che da diverse legislature il Parlamento provava a varare senza successo, e auspicano ora che il Senato licenzi definitivamente il provvedimento in tempi brevi: «Siamo in contatto con i colleghi di palazzo Madama, auspichiamo che il testo non venga stravolto e che non si dia il via al solito rimpallo tra le Camere», dicono la democratica Alessandra Moretti e il forzista Luca D'Alessandro.    

Alessandra Moretti (Pd): una legge non condizionata da giudizi morali - La norma, tengono a sottolineare i due deputati, è «molto equilibrata» e «interviene solo sui tempi e in maniera chirurgica», mentre non tocca gli altri aspetti e in particolare la tutela dei figli: «I minori sono assolutamente garantiti dalle norme preesistenti che non vengono in alcun modo modificate», assicurano. Anzi, proprio la maggiore serenità dei nuclei familiari che devono affrontare una separazione è il principio ispiratore della norma: «I problemi nascono quando le relazioni si trascinano troppo a lungo - spiega D'Alessandro - creando tensioni all'interno delle mura domestiche che spesso arrivano anche in cronaca nera». E le vittime di queste tensioni, gli fa eco Moretti, «spesso sono propri i figli che hanno diritto invece a relazioni chiare e alla 'bigenitorialità' anche in caso di divorzio. Con questa norma il legislatore vuole favorire le 'buone' relazioni', allentando i conflitti che colpiscono in particolare i soggetti più deboli, ovvero i figli». Non solo: «Questa norma era attesa da molti cittadini che vogliono, dopo il divorzio, creare nuove famiglie» con partner diversi.
«Per una volta il Parlamento ha dato prova di poter legiferare senza fratture eccessive, adeguando la legislazione italiana a quella europea senza esprimere giudizi morali o etici che non attengono alla sfera legislativa», ha concluso la senatrice Moretti.

Roccella (Ncd): Un matrimonio liquido per una società liquida - La verità è che si tratta di una legge ideologica che vuole indebolire il matrimonio, rendendolo sempre più simile a un semplice patto di convivenza, a qualcosa che non richiede un impegno di durata e stabilità, nemmeno in presenza di figli, e che si può sciogliere in sei mesi. Tutto questo senza considerare i costi umani, sociali ed economici di questo tipo di decisione». Così Eugenia Roccella, deputata del Nuovo Centrodestra, in dichiarazione di voto per annunciare il proprio voto contrario al provvedimento sul divorzio breve.
«Se fosse vero, come è stato detto, che il problema sono i tempi della giustizia, mi chiedo perché, invece di affrontare il nodo vero, cioè la riforma della giustizia civile, interveniamo sul matrimonio». E invece, conclude Roccella, «siamo arrivati ad un matrimonio liquido per una società liquida, e non credo che questa volta abbiamo agito per il bene comune».

Deputati di «Per l’Italia»: per la famiglia non c’è fretta - Oltre alla Lega anche i deputati di «Per l’Italia», hanno manifestato una forte opposizione al provvedimento: «Passa il divorzio breve, senza alcun impegno per la prevenzione, la mediazione e la riconciliazione. Passa la visione della famiglia come fatto esclusivamente privato e non come bene comunitario, alla cui unità è riconosciuto valore anche dalla Costituzione (art. 29). Passa il divorzio breve – specificano i deputati di «Per l'Italia» - e passa con un iter legislativo ultrabreve, mentre continuano a giacere insabbiate tutte le iniziative per aiutare le famiglie sostenendone il ruolo educativo, aiutandone quello solidaristico di ammortizzatori sociali, favorendo attraverso le politiche fiscali, quelle della casa e quelle del lavoro, il contributo che le famiglie danno quotidianamente per superare l'inverno demografico che sta distruggendo il Paese. Non si tratta di rimettere in discussione la legge introdotta nel 1970, ma di riempire di contenuti e di aiuti lo spazio che proprio quella legge prevedeva per superare i conflitti familiari e tutelare i figli minori».