5 dicembre 2019
Aggiornato 20:00
Il M5S accusa il governo di arricchirsi sulla salute dei cittadini

I Comuni si ribellano alle slots, il governo le difende

Le patologie legate alla dipendenza dal gioco d'azzardo sono drammaticamente in aumento nel nostro paese, e ad oggi coinvolgono circa un milione di giocatori. Allo Stato le slots machine fruttano circa 8 miliardi l'anno, e sono soldi ai quali non vorrebbe rinunciare: per questo c'é una proposta di legge che giace bloccata in Parlamento.

ROMA – Le patologie legate alla dipendenza dal gioco d'azzardo sono drammaticamente in aumento nel nostro paese, e ad oggi coinvolgono circa un milione di giocatori. Allo Stato le slots machine fruttano circa 8 miliardi l'anno, ma a farne le spese – oltre alla salute dei cittadini in primo luogo - sono gli enti locali, che devono prendersi cura economicamente e socialmente dei malati e delle loro famiglie. I sindaci del «Manifesto contro il gioco d'azzardo» chiedono al governo Renzi di modificare il decreto con cui si cerca di limitare la loro autonomia nella lotta a questo fenomeno dilagante. Il documento è stato già firmato da oltre 600 amministrazioni comunali in tutta Italia, ma il governo fa orecchie da mercante. Ai microfoni di DiariodelWeb.it è intervenuto Matteo Mantero, deputato del M5S, per spiegarci come stanno realmente le cose.

Il fenomeno della diffusione delle patologie legate alla dipendenza del gioco d'azzardo è in aumento nel nostro paese?
«Sì. Attualmente la stima parla di circa 800.000 giocatori patologici e circa 2.000.000 di giocatori a rischio. Ma c'è da sottolineare che questa stima non è del tutto attendibile perché la raccolta dati è farraginosa in quanto la patologia non è stata ancora riconosciuta. Orientativamente si può parlare già, comunque, di circa un milione di giocatori patologici.»

Cosa sta facendo il governo per affrontare questo problema nazionale?
«Esiste una proposta di legge alla quale noi del M5S abbiamo lavorato per un anno in Commissione Affari Sociali, e che è una buona proposta di legge. Punta soprattutto sulla prevenzione, al fine di ridurre la diffusione del gioco d'azzardo patologico: intervenendo sulla pubblicità ingannevole, riducendo le macchinette nelle tabaccherie e nei bar, informando correttamente i consumatori sui rischi legati a un prodotto che fa leva sul desiderio di riscatto sociale ed economico dell'individuo. Il problema è che questa proposta di legge viene boicottata dal governo, probabilmente proprio perché si tratta di una proposta fatta «troppo bene». Quelli che invece pensa di introdurre il governo sono semplicemente dei palliativi: il divieto della pubblicità è annacquato, la riduzione delle slots è limitata e così via. Ciò è dovuto al fatto che il MEF (Ministero dell'Economia e delle Finanze) non ha la titolarità e le competenze per affrontare il problema da un punto di vista sociale e sanitario. E lo affronta semplicemente dal suo punto di vista, quello economico. Perciò, al momento, la nostra proposta di legge è bloccata. Domani sarà invece in discussione in Aula una mia mozione, con la quale intendiamo chiedere l'impegno del governo ad affrontare questo problema nazionale dilagante quanto prima. Purtroppo, però, la mozione non ha l'efficacia di una proposta di legge.»

I tempi che serviranno per arrivare a delle soluzioni concrete rischiano perciò di allungarsi inesorabilmente?
«I tempi saranno brevi per quanto riguarda la delega fiscale, ma i risultati saranno molto limitati. La mozione lascia al governo la libertà di intervenire se e quando riterrà opportuno. Mentre la nostra proposta di legge è bloccata perché stiamo attendendo un parere dalla Commissione di Bilancio, che tarda ad arrivare. Secondo me il ritardo è voluto, perché intraprendere questa strada significherebbe per il governo ridurre gli introiti legati al gioco d'azzardo. E i soldi sono tanti: si parla di 8 miliardi di euro, guadagnati però dallo Stato sulla salute dei cittadini.»

Possiamo dire esplicitamente che in questo caso esiste un conflitto d'interessi evidente tra il bisogno del governo di riempire le Casse dello Stato e la salute dei suoi cittadini?
«Assolutamente sì. Esiste un conflitto d'interessi sia perché il gioco d'azzardo ha finanziato in diverse forme svariati esponenti del mondo politico, sia perché lo Stato fa «cassetto» con la diffusione delle patologie legate al gioco d'azzardo e questi 8 miliardi di introiti non li vuol «mollare»; nonostante questo problema nazionale generi delle spese consistenti a livello locale, perché poi sono i Comuni a doversi occupare socialmente ed economicamente delle famiglie che si rovinano. Ma questi soldi allo Stato italiano servono disperatamente, così da un lato c'è la salute dei cittadini e dall'altro la necessità di fare 'cassetto'.»

Siete a conoscenza del documento firmato in queste ore da oltre 600 amministrazioni comunali, col quale gli enti locali stanno chiedendo al governo che venga loro lasciata l'autonomia necessaria per combattere la diffusione delle patologie legate al gioco d'azzardo, contrariamente a quanto previsto dal decreto governativo?
«Ne ho sentito parlare e la questione l'ho affrontata personalmente poco tempo fa col Sottosegretario che ha presentato la bozza dei decreti. Il punto è proprio questo: lo Stato, con la scusa di voler realizzare una normativa uniforme a livello nazionale, sta spazzando via la libertà dei Sindaci e dei Presidenti delle Regioni di combattere a livello locale queste patologie. Questo è molto grave, perché il Sindaco è il primo responsabile della salute dei cittadini e limitarlo in questo senso sarebbe davvero un fatto gravissimo.»