19 ottobre 2019
Aggiornato 09:00
Da LN silenzio assenso con le frasi postate. Da Sel una condanna netta

Farina: «Certe culture non hanno diritto di cittadinanza fra le Forze del'Ordine»

Dopo i commenti feroci sul web, da parte di sedicenti agenti, a proposito del suicidio di un detenuto nel carcere milanese di Opera, l'On. Daniele Farina, parlamentare di Sel, ha rilasciato un'intervista per DiariodelWeb.it.

ROMA - Sul profilo facebook dell'Alsippe (acronimo di Alleanza Sindacale della Polizia Penitenziaria), sono comparsi commenti feroci da parte di sedicenti agenti, a proposito del suicidio di un detenuto nel carcere milanese di Opera. Le frasi sono state subito cancellate, ma hanno lasciato un ricordo indelebile sui social network e acceso un forte dibattito nazionale. La Lega Nord si è rifiutata di rilasciare interviste sulla questione, dichiarando esplicitamente che si tratta di un silenzio assenso in comunione con le frasi postate. L'On. Daniele Farina, parlamentare di Sel, ha invece rilasciato un'intervista per DiariodelWeb.it.

Qual è la posizione di Sel in merito alle frasi comparse sul profilo fb dell'Alsippe?
«Non qualifico le frasi, perché non sono qualificabili. Ma il problema non è il bon-ton: il problema è che, ancora una volta, si evidenzia nel corpo della - pur ottima – polizia penitenziaria italiana una cultura che non sempre corrisponde al senso del lavoro loro demandato. Si tratta certamente di un impegno di grande responsabilità, esercitato in condizioni veramente difficili, ma questo tipo di cultura è incompatibile col corpo della polizia penitenziaria, indipendentemente dalle sigle di appartenenza. Mi permetto di rilevare che questo è solo l'ultimo di tanti casi che hanno acceso un campanello d'allarme. E' vero che il Parlamento, dopo la condanna dell'Italia da parte della Corte dei diritti umani, è più volte intervenuto sulla materia, e che la situazione delle carceri – per quanto riguarda il sovraffollamento – è migliorata, però permane una situazione molto grave. E' per questo che Sel ha chiesto, con un progetto di legge, di istituire una commissione parlamentare d'indagine sulle morti in carcere.»

Questa mattina, il segretario generale del Sappe ha dichiarato a DiariodelWeb.it che le condizioni in cui la polizia penitenziaria è costretta a lavorare sono pessime: turni più lunghi rispetto al contratto nazionale, straordinari non pagati e personale ridotto. Mancano all'appello circa settemila agenti. Si sentono abbandonati dall'Amministrazione, dalle Istituzioni e dal mondo politico: cosa rispondete a questo appello?
«Quello che dice il segretario generale del Sappe penso lo possano dire tutte le sigle della polizia penitenziaria italiana, ma anche quelle di altri corpi dello Stato. Io faccio parte di un partito che è all'opposizione: la principale critica che abbiamo mosso a questo governo è che le riforme non si fanno a costo zero. E' chiaro che non si possono fare le riforme senza mettere risorse a disposizione, ma anzi traducendo una riduzione del sovraffollamento con una riduzione dei costi dell'amministrazione. Tuttavia, questa ragionevole obiezione (da parte del segretario generale del Sippe) non può occultare il fatto che ci siano culture che non hanno titolo di stare nelle delicate funzioni in cui stanno. Non vale solo per la polizia penitenziaria: pensiamo anche alla vicenda di Aldrovandi. Io credo che ci siano un insieme di problematiche, ma resta il fatto che in quella posizione delicatissima del custode sul custodito certe culture non hanno il diritto di stare.»

E quali sono le proposte di Sel per migliorare queste problematiche?
«Noi abbiamo agito sulla base di uno spettro molto ampio di provvedimenti che sono arrivati. Ci prendiamo il merito di aver agito anche sulle problematiche relative alla situazione carceraria, perché a noi è sembrato ovvio che il sovraffollamento, cioè l'esplosione della popolazione detenuta, abbia una causa precisa: la data di origine è il 2006-2007, quando il Testo unico sugli stupefacenti venne approvato nella versione promossa dal centrodestra. E' stato inefficace dal punto di vista della repressione del narcotraffico, ma anzi ha avuto come effetto collaterale negativo quello di riempire le carceri italiane per reati di modestissima gravità. Credo che in questo senso siano stati fatti dei passi decisivi, passi tuttavia compiuti a metà: noi avremmo agito più profondamente, anche col ricalcolo automatico della pena per coloro che sono ancora detenuti in base ad una norma giudicata incostituzionale. Se avessimo agito prima, come Sel chiedeva da tempo, la situazione sarebbe oggi migliore e nulla sarebbe accaduto alla sicurezza dei cittadini: perché uno dei dati più chiari è quello che dimostra che non vi è alcuna relazione tra il tasso di carcerazione di un paese e la sicurezza dei suoi cittadini. Significa che non è vero che più carcere si infligge, più i cittadini sono al sicuro. Credo che Sel su questo abbia fatto un bel lavoro, un lavoro coraggioso; ma, purtroppo, ci sono all'interno del governo – ora come prima - componenti che frenano su provvedimenti che potrebbero essere decisivi.»