12 dicembre 2019
Aggiornato 21:30
Il senatore bersaniano Gotor apre al dialogo con Fi

Anche i bersaniani rimpiagono il patto del Nazareno?

Sembra un paradosso. Eppure, è proprio Miguel Gotor, senatore Pd da sempre vicino a Bersani e contrario al Nazareno, a esortare i dem a riprendere le «trattative» con Fi. Una questione, a suo avviso, di realismo politico, in vista del voto finale sulle riforme a marzo. Ma il nuovo sodalizio tra la Lega e il Cav rende poco probabile, da Fi, la riapertura del dialogo con il «traditore» Renzi.

ROMA - «Bisogna recuperare un po' di realismo se si vuole fare le riforme. Serve trovare un nuovo baricentro riformatore che parte dall'unità del Pd. Renzi ha il dovere di cercarla ripartendo dal dialogo con le opposizioni, Berlusconi compreso. Non però nella posizione esclusiva e a tratti ricattatoria del patto del Nazareno». Queste le dichiarazioni del senatore Pd Miguel Gotor, uomo di spicco nel partito ai tempi di Bersani segretario, rilasciate in un'intervista al Corriere della Sera. Parole destinate a sollevare molte polemiche, dopo che la rottura del patto del Nazareno ha fatto tirare un sospiro di sollievo a buona parte del partito, specialmente nell'ala bersaniana e anti-renziana. Paradossale, dunque, il fatto che, a pronunciarle, non sia stato un renziano, ma un bersaniano doc.

PER GOVERNARE, NO AI FORTINI ANTI-BERLUSCONI - D'altronde, Gotor è stato chiaro. A suo avviso, «Alla crisi di legittimità della politica non si risponde chiudendosi in un fortino, per quanto carismatico e leaderistico, ma spalancando le porte. Il rinvio a marzo del voto finale sulle riforme deve servire a costruire un nuovo baricentro politico. Sia alla Camera sia al Senato c'è una maggioranza che può tenere unito tutto il Pd e gran parte delle opposizioni, compreso un pezzo di Forza Italia». Una lezione, quella di Gotor, di realismo politico: per governare e fare le riforme, sembra dichiarare tra le righe, bisogna essere pronti a inghiottire bocconi amari. Compreso quello dal nome più amaro di tutti: Silvio Berlusconi. Addirittura, si potrebbe azzardare un paragone, nei giorni caldi della Libia, con una delle «amicizie», per così dire, più criticate dell'ex premier: l'ex dittatore libico Gheddafi. Quest'ultimo era considerato all'unanimità orribile dittatore, sì; eppure, senza di lui il Paese è piombato nel caos. Lo stesso, pur in una situazione del tutto diversa, potrebbe forse dirsi per Berlusconi: acerrimo nemico degli uomini di sinistra, che lo hanno sempre accusato di aver rovinato il Paese sotto tutti i punti di vista, ma, senza di lui, le riforme difficilmente si possono fare. E, alla lunga, il governo rischia di non reggere.

IL MATTINALE PLAUDE AL LEADER FI, NEO-CAPOFILA DELL'OPPOSIZIONE - D'altronde, sul patto del Nazareno Miguel Gotor si era già espresso, e non in termini propriamente positivi. In un'intervista a Italia Oggi, aveva infatti dichiarato di essere «fra quanti ritengono che il cosiddetto Patto del Nazareno non ha soltanto contenuti politici, ma anche extrapolitici di carattere giudiziario, finanziario ed economico che non riguardano solo Berlusconi, ma anche Verdini e non solo Mediaset, ma anche i suoi rapporti con la Rai». In relazione all'elezione del Presidente della Repubblica, poi, qualche settimana fa, il senatore Pd era pronto a scommettere che l'accordo con l'ex Cav avrebbe portato a una scelta condivisa nell'elezione del nuovo inquilino del Quirinale. In un'intervista a Linkiesta, aveva infatti affermato«Matteo Renzi è entrato in società con Silvio Berlusconi. E di solito quando due si mettono in società, la prima cosa che fanno è eleggere un presidente». Previsione, poi, smentita dai fatti, ma che già allora metteva in luce la portata del Nazareno secondo il senatore Pd. Ora, invece, a sorpresa, Gotor si fa portavoce di un'idea invisa specialmente a chi, come lui, è vicino all'ex segretario Bersani: quella di riaprire un dialogo con Fi, ma in termini diversi, non «ricattatori», rispetto al Nazareno. Eppure, nè Fi nè il Pd sembrano di tale avviso. Proprio mentre il premier Matteo Renzi spende parole dure nei confronti del leader di Fi («Berlusconi ha cambiato idea tante volte nella sua vita politica, ha cambiato idea anche questa volta. Mi dispiace, mi dispiace essenzialmente per lui. Ma Berlusconi ha cambiato il passato dell'Italia, non gli permetteremo di cambiare il futuro. Noi andiamo avanti, se Berlusconi ricambia idea sa dove trovarci altrimenti faremo le riforme anche senza di lui»), «il Mattinale» esulta alla vittoria politica dell'ex Cav, meritevole di aver fatto opposizione al giovane Presidente del Consiglio sul tavolo delle riforme: «Aventino un par di balle», si legge infatti nella nota. «Qui nessuno si ritira, nessuno si esilia. Al tempo di Mussolini quella scelta fu una esibizione disperata e nobile di impotenza. Nel nostro caso possiamo contare su un Arbitro, che siamo certi non somiglia al re sabaudo. E abbiamo i numeri. La maggioranza di Renzi non tiene. La riforma costituzionale nel suo passaggio al Senato, se mai supererà indenne il voto finale nella prima decade di marzo, riceverà un'accoglienza letale. E nei prossimi giorni alla Camera, sul milleproroghe, sulle Banche popolari, sulla politica estera, il governo vedrà i sorci verdi»

FI CHIEDE L'INTERVENTO DELL'ARBITRO - Per i forzisti non ci sono dubbi. «Ha vinto Berlusconi. Ha detto di no - si sottolinea - alla prepotenza del Partito democratico, ha denunciato la rottura del Patto riformatore con Renzi. In questo modo ha dimostrato che esiste in politica qualcosa di più serio e forte del ricatto e della logica del dominio. E' la moralità della buona fede e dell'interesse nazionale. E questo no di Berlusconi si è rivelato un'arma potentissima. Lungi dall'indebolirlo, ha dimostrato che era Renzi a reggersi su Berlusconi. Peccato che ora si dimostri essere stato sin dall'inizio una truffa. Voleva che Forza Italia lo accompagnasse come paggio obbediente verso l'occupazione sistematica degli spazi di democrazia. Ha vinto la verità. Ormai non c'è osservatore in buona fede - si osserva su Mattinale - che non riconosca il punto di rottura democratica voluto da Renzi. Ha vinto la nostra ostinazione. Da giorni Forza Italia chiede l'intervento dell'Arbitro. Se le opposizioni, che non rinnegano affatto le diversità tra loro, unanimamente denunciano una restrizione anticostituzionale delle loro prerogative essenziali per la Repubblica, esse devono trovare ascolto, e non ascolto di cortesia, ma operoso e drammaticamente attento da parte del Quirinale. Martedì vedremo. Sarà una data importante". Parole che, di fatto, sembrano sconfessare la speranza di Gotor, e cioè che si possa tornare a un dialogo con Berlusconi. L'ex «firmatario" del Nazareno, ormai, è acclamato dal suo partito quale lo smascheratore della «truffa», lo «smacchiatore», per dirla alla Bersani, del «giaguaro». E, dopo aver siglato il suo accordo con la Lega, difficilmente potrà tornare indietro, e riaprire un dialogo con Renzi: pena, la sua credibilità politica, e lo scioglimento di ogni possibilità di dialogo con i salviniani, oggi trainanti nel Centrodestra.