25 aprile 2024
Aggiornato 09:00
Il Senato respinge la richiesta del M5S

Cappelletti: il Governo boicotta il ddl anticorruzione perché troppo scomodo

Il Senato boccia la proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle di inserire nel calendario dei lavori dell'Aula il pacchetto anticorruzione, che, secondo quanto sostenuto dai grillini, sarebbe fermo da giugno, ormai da nove mesi. Il senatore Enrico Cappelletti commenta: « tutti quei provvedimenti che in qualche maniera sono divisivi dei rapporti di maggioranza sono boicottati».

ROMA - «Ad eccezione del Movimento 5 Stelle, di Sel e del Gruppo Misto, hanno votato tutti contro. Anche la Lega nord». Enrico Cappelletti, senatore del Movimento 5 Stelle, in un'intervista rilasciata a DiariodelWeb.it commenta quanto accaduto oggi in Aula, dove i senatori hanno bocciato la proposta avanzata dal M5S di inserire nel calendario dei lavori il pacchetto anticorruzione.

TUTTI VOTANO CONTRO - «Il nostro capogruppo in Senato, Andrea Cioffi, ha chiesto una revisione del calendario d'Aula, è consuetudine quando non c'è l'unanimità in assemblea di capigruppo – spiega Cappelletti –. Anche alla luce della standing ovation avuta dal presidente Mattarella quando ha citato la lotta alle mazzette come priorità per il nostro Paese in questo momento, e denotando, quindi, una priorità rispetto a questa questione, abbiamo fatto una proposta all'Aula: non di togliere qualche altro provvedimento, ma di integrare il calendario con il cosiddetto pacchetto anticorruzione»Il senatore continua, affermando: «Non ci siamo più di tanto sorpresi la prima volta, ma con l'eccezione del Movimento 5 Stelle, di Sel e del Gruppo misto, tutta la maggioranza, allargata come sempre a Forza Italia su questi temi, ha votato in maniera contraria rispetto all'introduzione del pacchetto anticorruzione, che tra l'altro non vede come provvedimento legislativo un ddl dei 5 stelle, ma vede 8-9 disegni di legge confluiti in un unico testo base, che ha come punto di riferimento l'atto Senato 19, cioè depositato in Parlamento il primo giorno di legislatura, a prima firma di Piero Grasso, che poi divenne presidente del Senato».

IL PRECEDENTE ILLUSTRE - Episodio isolato? Niente affatto, come spiega il senatore grillino, il ddl anticorruzione era stato già protagonista di un fatto simile: «Non sono sorpreso perché c'è un precedente illustre ed è agli atti del Parlamento: durante la campagna elettorale per le europee ad una identica richiesta del M5S si mette all'ordine del giorno il pacchetto di norme anticorruzione. Il senato in quel caso votò sì, sostanzialmente all'unanimità. Successe che venne sì calendarizzato il pacchetto anticorruzione in Senato durante la campagna elettorale per le Europee – forse proprio perché eravamo in campagna elettorale – salvo poi, il giorno successivo, alla chiusura dei seggi, esser stato revocato dall'assemblea dei capigruppi, quindi dalla maggioranza che la settimane prima aveva votato alla chiusura e il giorno successivo dei seggi elettorali delle europee, la conferenza dei capigruppo lo tolse dall'ordine del giorno. Di fatto impedendo al Parlamento di esprimersi su tutta una serie di questioni fondamentali nella battaglia alla corruzione nel nostro Paese».

LA MAGGIORANZA NON VUOLE IL DDL - Secondo Cappelletti il Governo Renzi, accompagnato dalla maggioranza non sarebbe affatto incline ad affrontare il nodo caldo della corruzione: «E questo mi fa pensare che questo Governo e soprattutto questa maggioranza non abbia nessun interesse nel contrastare i fenomeni corruttivi. Perché anzi sta facendo di tutto per evitare questi argomenti: il pacchetto anticorruzione comprende anche il falso in bilancio, perché nel falso in bilancio possono essere create le premesse per la possibilità di avere una disponibilità di fondi extra bilancio di cui poter rispondere in attività di tipo corruttivo». E continua, ancora il senatore: «Il pacchetto è composto anche da una norma sull'autoriciclaggio, inserita poco tempo fa con un provvedimento del governo, e davvero poco poco efficacie. Ma non ha senso parlare di falso in bilancio, di corruzione, di concussione, di aumentare le pene senza riformare – almeno per quanto riguarda i reati nei confronti della pubblica amministrazione – innanzitutto la prescrizione. Possiamo aumentare le pene – e siamo noi a proporre di passare dai 4 agli 8 anni per i reati di corruzione – ma se non rivediamo l'istituto della prescrizione, alla fine sono tutti processi che finiranno prescritti, per cui il gioco forza è anche rivedere la prescrizione. Poi nel disegno di legge Grasso, ma anche nel nostro, si parlava di 416 ter, che è lo scambio elettorale politico-mafioso. Anche su questo è intervenuto il Parlamento, sostanzialmente licenziando una riforma del 416 ter che modifica la fattispecie del reato stesso, però con delle grandi lacune, tra cui il minimo editale che è sceso da 7 a 4 anni: il Paese è sotto un problema di fenomeni corruttivi grandi come 60 miliardi di euro. È una delle prime emergenze del Paese e noi riformiamo il 416 ter – alla base di molti fenomeni corruttivi – e riduciamo di oltre 40% la pena minima editale».

LA PROPOSTA DEL M5S - Cosa propone il Movimento 5 Stelle? «Ecco, all'interno di questo pacchetto noi introduciamo anche la corruzione nel settore privato, come m5s la figura dell'agente provocatore (è una ipotesi di ausilio per combattere i fenomeni corruttivi, fatta propria dall'Authority anticorruzione Raffaele Cantone). Noi, con tutta una serie di emendamenti abbiamo anche chiesto l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per chi è condannato per corruzione. In galera per corruzione in Italia non ci va nessuno, ma quanto meno considerare la pena accessoria della interdizione perpetua dai pubblici uffici da una parte e intervenire sulla capacità di contrarre con la pubblica amministrazione dall'altra. Questo ci tutelerebbe, come società, dalla reiterazione di questo tipo di reato, che è tipica di chi lo commette: non ci si ferma alla prima mazzetta».

IL BOICOTTAGGIO DELLA MAGGIORANZA - Il problema fondamentale, però, per Cappelletti è un altro: «Non è solo il pacchetto anticorruzione che ha trovato il boicottaggio della maggioranza e da parte del Parlamento. Il problema è che se la maggioranza acconsentisse alla richiesta del m5s di mettere all'ordine del giorno un pacchetto così importante come quello sull'anticorruzione, poi si arriverebbe anche ad un voto e davanti a sessanta milioni di italiani bisognerebbe anche giustificare anche il voto sfavorevole rispetto ad una riforma di cui abbiamo assoluta necessità. Per questo motivo si sta facendo di tutto per non parlarne, per non discuterne in Parlamento. Hanno votato contro, a parte tutto il centro destra, anche la Lega nord».

MAGGIORANZA SOTTO RICATTO NCD - E la ribelle minoranza dem? «C'è una maggioranza che è sotto ricatto del Nuovo Centrodestra – afferma il senatore pentastellato –. Il Fatto Quotidiano lo spiega in modo molto cristallino, riportando un colloquio tra la senatrice Cirinà del Pd e la ministra Boschi, colloquio che non è stato smentito. La senatrice avrebbe chiesto al ministro Boschi come avrebbe dovuto procedere su un altro ddl in Commissione Giustizia, quello sulle unioni civili, la ministra avrebbe risposto affermando che, vista la situazione di precarietà nei rapporti col NCD, sarebbe stato meglio aspettare. Quindi il Governo chiede tempo al Parlamento di prendere tempo e non precedere in attesa che si chiariscano i rapporti nella maggioranza. È una situazione che dura da anni: tutti quei provvedimenti che trovano la forte contrarietà da parte anche dell'ultima frangia di Ncd – che sono pochi nel Paese e anche nel Governo, ma che hanno un peso parlamentare significativo perché fanno tornare meno i conti nella maggioranza nelle leggi ordinarie al Senato, il loro ricatto si fa sentire – tutti quei provvedimenti che in qualche maniera sono divisivi dei rapporti di maggioranza sono boicottati in un modo o nell'altro. E qui ci casca dentro con entrambi i piedi il pacchetto anticorruzione, come altri: quello del divorzio breve e quello e quello delle unioni civili», conclude il senatore.

I FATTI - Il Senato boccia la proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle di inserire nel calendario dei lavori dell'Aula il pacchetto anticorruzione, che, secondo quanto sostenuto dai grillini, sarebbe fermo da giugno, ormai da nove mesi. La proposta del M5S – in cui figura anche la richiesta di calendarizzazione del ddl sul divorzio breve e la mozione di sfiducia nei confronti del ministro della Salute Beatrice Lorenzin – è stata respinta a maggioranza dall'aula del Senato. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Andrea Cioffi, ha sottolineato come le richieste del Movimento fossero arrivate anche alla luce delle parole pronunciate dal neo eletto Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in occasione del discorso di insediamento ha ricordato l'importanza della lotta alla corruzione, una priorità per la politica.

LA RABBIA DI CIOFFI - Andrea Cioffi, in un post comparso sul blog di Beppe Grillo, commenta aspramente quanto accaduto in Aula: «Ieri il MoVimento 5 Stelle è tornato a chiedere che il Senato si occupi una volta per tutte di lotta alla corruzione. Abbiamo chiesto che entro la prossima settimana venga calendarizzato in Aula il pacchetto anticorruzione che include anche le nostre proposte e che è fermo in Senato da nove mesi. E lo abbiamo chiesto anche alla luce del discorso fatto questa mattina in Aula dal Presidente Mattarella, che ha ricordato al Parlamento la priorità della lotta alla corruzione»E continua, ancora, il capogruppo grillino al Senato puntando il dito contro l'ipocrisia di quella politica che nella mattinata di ieri aveva applaudito per interminabili minuti alle parole del presidente Mattarella: «Eppure, gli stessi partiti che oggi si sono spellati le mani per applaudire le parole del nuovo Capo dello Stato, hanno subito disatteso il suo appello, votando no alla nostra richiesta». Cioffi passa, poi, a spiegare le motivazioni che probabilmente hanno spinto i senatori presenti in Aula ad optare per procrastinare ancora la calendarizzazione del ddl anticorruzione: «Il pacchetto anticorruzione punta a reintrodurre il reato di falso in bilancio, ad inasprire le pene per corruzione e concussione e a sospendere i termini di prescrizione. Lo stesso presidente Grasso, a maggio scorso, dichiarò in Aula che l'esame sarebbe iniziato il 10 giugno e invece così non è stato». E conclude, Cioffi: «Il paese non può più aspettare: la corruzione ci costa 13 mld l'anno, lo 0,8% del Pil. Eppure la maggioranza continua a non volerla considerare una priorità».