24 agosto 2019
Aggiornato 07:00
Botta-risposta Vendola-Lega Nord sugli zingari

Busin: ma quale razzismo. Difendiamo i cittadini da comunità nomadi incontrollate

Non solo ebrei. In occasione del Giorno della Memoria, Nichi Vendola si dissocia dalle formazioni politiche che costruiscono il proprio consenso sulla base dell'odio etnico, e mette in guardia da un dilagante disprezzoo nei confronti degli zingari. Ma la Lega non si sente chiamata in causa: per Filippo Busin, difendere i propri cittadini non significa essere razzisti

ROMA – La Giornata della Memoria è tipicamente costellata, tra le altre cose, di messaggi da parte di politici e istituzioni, tesi a ricordare il dramma della Shoah e a sensibilizzare affinché eccidi del genere mai più si ripetano. Capita che però qualcuno esca dal coro, e utilizzi il Giorno della Memoria per costruire un discorso più ampio, che valica il solo caso ebreo. Quest’anno, è stata la volta di Nichi Vendola, leader di Sel, che ha fatto riferimento a quelle «formazioni politiche che costruiscono il proprio radicamento sulla base dell'odio etnico, dell'intolleranza», al «disprezzo nei confronti degli zingari» e all’ormai dilagante «dispositivo di mutilazione della dignità e della voce degli altri». Che Vendola si riferisse, velatamente, alla Lega Nord, spesso accusata dai suoi avversari di xenofobia?

BUSIN: NO ALL’ODIO PER GLI ZINGARI; TUTT’ALTRO E’ DIFENDERE I CITTADINI - Il Carroccio, però, non si sente tirato in causa dalle parole del leader di sinistra. Così, perlomeno, dichiara il deputato Filippo Busin: «Non penso proprio che Vendola si riferisse alla Lega, ma a forze politiche più estremiste», spiega. «Spero di no, almeno. La Lega non è razzista: abbiamo anche rifiutato, al Parlamento europeo, alleanze che avrebbero potuto farci comodo, come quella con Alba Dorata», afferma, negando qualsiasi accostamento con le formazioni politiche di cui ha parlato Vendola. Parole, peraltro, sulle quali Busin non ha quasi nulla da obiettare: «Penso che il riferimento agli zingari sia lecito, perché anche loro sono state vittime dello sterminio e dalla follia omicida nazista. Al di là dello sterminio, però», puntualizza Busin, «una cosa è istigare all’odio per gli zingari – cosa che reputo sbagliata – ; tutt’altro, invece, è difendere i cittadini dai pericoli insiti nella presenza sul territorio di comunità nomadi, che siano zingari o altro, e che vivono di espedienti e di microcriminalità. Ma questo», conclude Busin, «è preciso dovere di chi governa e non ha nulla a che vedere con il razzismo».

SCAGLIUSI: RICORDIAMO TUTTI GLI ORRORI E TUTTE LE RAZZE - Le parole di Vendola trovano il consenso anche di Emanuele Scagliusi, membro cinque stelle della Commissione Esteri: «Penso che imparare dalla storia dell’Olocausto sia fondamentale per evitare che orrori di quel tipo si ripetano in qualunque forma», dichiara. «Noi come Movimento ci dissociamo da qualsiasi tipo di dichiarazione xenofoba e razzista. Noi siamo sempre propensi all’autodeterminazione dei popoli e al giusto riconoscimento di tutti i diritti fondamentali». E, aggiunge, «quello che cerchiamo di fare anche attraverso l’attività parlamentare è ricordare tutte le razze che sono state perseguitate, per evitare che queste tragedie si ripetano. E’ importante insegnare alle nuove generazioni una cultura di non violenza e rispetto reciproco. Siamo d’accordo a ricordare, oltre agli ebrei, tutti gli orrori che sono stati commessi dalla cattiveria umana».  Insomma, sembra che il 27 gennaio, per una volta, metta tutti d’accordo, anche in Parlamento.

MEMORIA IMMEMORE? - D’altra parte, il dibattito sulla Giornata della Memoria, sebbene spesso oscurato da un coro di dichiarazioni e manifestazioni politicamente corrette, è in realtà molto vivido. Al punto che, lo scorso anno, uscì un pamphlet dal provocatorio titolo «Contro il Giorno della Memoria», scritto da Elena Loewenthal, che invitava a riflettere su che cosa, oggi, sia diventata la celebrazione della Shoah. Per la scrittrice, infatti, il 27 gennaio si starebbe trasformando in un contenitore vuoto, una cerimonia stanca, una finta riflessione che approda a uno sterile rituale, uno spazio da addobbare con la retorica. A suscitare dubbi, dunque, non l’iniziativa lodevole di ricordare uno dei massimi abomini della storia dell’umanità, ma la sua deriva stucchevole, che si limita alla ripetizione di formule trite un solo giorno all’anno. Altra domanda «politicamente scorretta» che talvolta ci si pone: perché ricordare solo gli ebrei? Tantissimi, i genocidi e gli stermini più o meno recenti che dovremmo commemorare: armeni, foibe, Ruhanda e così via. Eppure, quelle tante vittime orfane di ricordi e celebrazioni ufficiali sembrano essere destinate a giacere in sterili elenchi e in un susseguirsi un po’ impietoso di puntini di sospensione. Ulteriore quesito, forse il più politicamente scorretto di tutti: dove finisce la memoria che celebriamo quale cardine del mondo occidentale a favore della pace e della tolleranza, quando lo stesso mondo occidentale si rende protagonista di guerre, più o meno «giustificate», in terre più o meno lontane? Dov’è la memoria, quando le nostre industrie belliche fanno profitti sulle sofferenze di intere popolazioni? Dove il ricordo, quando, spinti dalla paura del terrorismo, rischiamo di fare di tutta l’erba un fascio, e di tutta una religione un culto barbaro? A testimonianza di tale dibattito, i  risultati di un’indagine su 1700 studenti effettuata dal portale Skuola.net. Per uno studente su 3, va bene parlare dell'Olocausto, ma non solo: sono tante le stragi del nostro secolo che, insieme a questa, andrebbero approfondite fra i banchi di scuola; e un 15% dei ragazzi è addirittura convinto che, ora, gli ebrei si stiano macchiando verso il popolo palestinese degli stessi crimini subiti durante la Seconda guerra mondiale. Insomma, da più parti si richiede che il 27 gennaio non sia una celebrazione una tantum, ma una consapevolezza assorbita e vissuta, su cui costruire coerentemente i nostri comportamenti. E che ci rammenti che, oltre ai milioni di ebrei barbaramente uccisi dalla follia nazista, sono state, e sono ancora oggi, di ogni colore e di ogni religione le vittime della violenza e dell'intolleranza.