18 gennaio 2020
Aggiornato 06:00
Il relatore del decreto si impegna a cambiare il testo come richiesto dal pm

Tomaselli: «Ha ragione Greco, non daremo un euro ai Riva»

In un'intervista a DiariodelWeb.it, Salvatore Tomaselli, relatore per la commissione Industria del Senato sul Dl Ilva, risponde alla denuncia mossa dal magistrato Francesco Greco sulla errata scrittura della norma: «Quella norma va assolutamente salvaguardata, non è da mettere in discussione».

ROMA - «Siamo d'accordo con il Governo, correggeremo la formula». Così il relatore per la commissione Industria del Senato sul Dl Ilva, Salvatore Tomaselli del Pd, risponde alle domande del DiariodelWeb.it inerenti alla denuncia di errata scrittura della norma mossa dal procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco.

IL GOVERNO SI ADOPERA PER LA RISCRITTURA - «Per noi quella parte va riscritta. C'è una norma vigente riferita al Decreto competitività, approvato lo scorso agosto, e sulla base di quella norma i giudici di Milano hanno già attivato la procedura, il gip si è pronunciato e sono state avviate le procedura di richiesta alle autorità bancarie elvetiche di ingresso dei capitali sequestrati», continua Tomaselli. «Quella norma va assolutamente salvaguardata, non è da mettere in discussione, semmai va ulteriormente rafforzata», rassicura il relatore: si procederà dunque al reinserimento del comma 11 – quello che aveva fatto temere a Greco l'insorgere di problemi con gli istituti di credito della Svizzera. «Correggeremo la formula, ma la sostanza non può essere in alcun modo mutata». Non sussistono, quindi, le ipotesi che – sulla scia dell'analisi del procuratore aggiunto Greco – avevano fatto pensare alla possibilità che si stesse cercando di salvaguardare i capitali dei Riva: «No, nella maniera più assoluta, e lo smentisco categoricamente. Ho detto chiaramente che l'impegno nostro condiviso dal governo è quello di rafforzare quella norma in modo da facilitare poi la disponibilità di quelle risorse da assegnare ai commissari per l'attuazione del piano ambientale».

LE ACCUSE DI GRECO - Il procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, in occasione dell'audizione al Senato Di fronte alle Commissioni riunite di Industria e Ambiente, denunciava, nei giorni scorsi, le inesattezze del Dl Ilva e chiedeva con fermezza che la norma venisse rivista e modificata prima di marzo, prima cioè che venga convertita in legge: «Così com'è stato creato, il decreto legge sull'Ilva potrebbe bloccare il rientro dalla Svizzera di capitali per oltre un miliardo e 200 milioni che servirebbero per attuare le prescrizioni dell'Aia e rimettere in piedi l'azienda». Alludeva ad un problema di «gestione di potere», Greco, sottolineando l'inefficienza della legge: «Non siamo riusciti a capire in molti perché si fanno leggi in questo modo, forse per un problema di gestione di poteri». L'analisi esposta dal procuratore denotava che la normativa in questione creerebbe «problemi» con le autorità svizzere. Queste, dal canto loro, assicurano che il capitale tornerà in Italia, ma pretendendo delle garanzie: «La Svizzera non ha problemi a retrocedere in Italia queste somme, ma chiede determinate garanzie».

IL PERICOLO DEI CAPITALI CONGELATI - Secondo quanto riferito in Commissione da Greco, il decreto Ilva «sembrerebbe abrogare il comma 11 quinquies articolo 1 del dl 61», il cosiddetto decreto Ilva del 2003, in base al quale «ai fini dell'attuazione e della realizzazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria dell'impresa soggetta a commissariamento, il giudice procedente, su richiesta del commissario straordinario, dispone il versamento in una contabilità speciale intestata al commissario straordinario delle somme sottoposte a sequestro penale». Ciò vuol dire che – senza la modifica – il trasferimento della somma di denaro dei Riva 'congelata' in Svizzera potrebbe risultare più complesso: «Se l’Italia rivuole quei soldi – ha detto Greco – deve far rivivere quell’articolo, ovviamente con le modifiche legate alla previsione del passaggio da commissario straordinario all’amministrazione straordinaria».

IL GOVERNO RASSICURA - Le rassicurazioni del relatore Tomaselli vanno esattamente in quella direzione: il Governo procederà alla riscrittura della norma e i capitali della famiglia Riva torneranno in Italia e saranno destinati esclusivamente a pagare l'Aia.