10 dicembre 2019
Aggiornato 01:30
Lo scrittore rinviato a giudizio difende la libertà di espressione

Erri De Luca sulla Tav: «Saboto, ma non danneggio»

«Non sarà in discussione la libertà di parola», conclude nel suo pamphlet Erri De Luca: «Quella ossequiosa è sempre libera e gradita. Sarà in discussione la libertà di parola contraria, incriminata per questo».

ROMA - Il suo libretto è esile e magro come lui, ma il messaggio arriva forte e chiaro. «Rivendico il diritto di adoperare il verbo sabotare come pare e piace alla lingua italiana. Il suo impiego non è ristretto al significato di danneggiamento materiale, come pretendono i pubblici ministeri di questo caso», scrive Erri De Luca nella sua ultima fatica letteraria. S'intitola «La parola contraria», e non è solo l'autodifesa dello scrittore (che per aver pronunciato la frase: «La Tav va sabotata», rischia da uno a cinque anni di reclusione), ma è molto di più.

RIVENDICO IL DIRITTO DI VIAGGIARE IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA - Erri De Luca sostiene che in ballo non c'é solo la sua condanna per istigazione a delinquere – secondo l'articolo 414 del codice penale -, ma anche il diritto stesso di espressione e quello di poter «viaggiare in direzione ostinata e contraria» come cantava De André. D'altronde, perché non condannare per istigazione anche l'inno nazionale francese, e coloro che lo cantano a gran voce, per il verso «Aux armes citoyens», che incita il popolo a ribellarsi al tiranno per la propria libertà? O perfino Goethe, che scrisse «I dolori del giovane Werther», scatenando una dolorosa ondata di suicida in tutta Europa? De Luca ribadisce che se avesse voluto usare il termine «sabotare» in senso materiale, poi sarebbe andato egli stesso a tagliare con le cesoie le reti di protezioni e a fermare i lavori. Qui, più che lo scrittore, è messa alla sbarra la libertà di pensiero.

LE PAROLE INCRIMINATE - Le frasi incriminate risalgono a un’intervista all’Huffington Post del primo settembre 2013, a cui sono seguite le dichiarazioni dell’allora procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli sugli intellettuali che «sottovalutano pericolosamente l’allarme terrorismo» in Valsusa. «La Tav va sabotata», affermava lo scrittore nell’intervista. Il giorno prima due ragazzi erano stati fermati mentre trasportavano in macchina molotov, maschere antigas, fionde, chiodi e cesoie. Materiale, secondo gli investigatori, destinato ad azioni contro i cantiere della contestatissima linea ferroviaria ad alta velocità. E alla domanda sulla liceità di «sabotaggi e vandalismi», De Luca rispondeva: «Sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile».

NON È LA LIBERTÀ DI PAROLA A ESSERE MESSA IN DISCUSSIONE, MA LA LIBERTÀ DI PAROLA CONTRARIA - Nonostante l'imminente processo, l'intellettuale non si rimangia nulla: continua a essere fortemente contrario alla linea ad alta velocità Torino-Lione. E rivendica le dichiarazioni a favore dei giovani NO-TAV che hanno violato i cantieri in Valsusa. Dallo scrittore, già capo del servizio d'ordine di Lotta Continua a Roma fino al 1976, non ci saremmo aspettati niente di diverso. Insieme alla passione per la lotta abbiamo conosciuto la sua tenacia, testimoniata in montagna durante le sue celebri arrampicate (essendo stato, tra l'altro, anche il primo ultracinquantenne a superare un 8b nella grotta di Gaeta). Ed eccolo, Erri De Luca, mentre passa al contrattacco: trasforma la condanna mediatica in un'occasione di lotta, di battaglia, di rivoluzione. Nell’aula del tribunale di Torino, il 28 gennaio 2015, «non sarà in discussione la libertà di parola», conclude nel suo pamphlet Erri De Luca: «Quella ossequiosa è sempre libera e gradita. Sarà in discussione la libertà di parola contraria, incriminata per questo».