23 agosto 2019
Aggiornato 04:00
L'interrogazione dell'Onorevole Maria Marzana

Lo strano caso dei corsi anti-ludopatia promossi da società di profitto da gioco d'azzardo

Sembra un controsenso, e, secondo la deputata cinque stelle Maria Marzana, lo è: anzi, si tratterebbe, a suo avviso, di un «macroscopico conflitto di interessi». Si parla di progetti di formazione contro la ludopatia per i più giovani, organizzati proprio da società che, con il gioco d'azzardo, fanno profitti. E intanto, i casi di dipendenza in Italia sono sempre più numerosi

ROMA - Un caso di conflitto di interessi quasi paradossale è stato sottoposto all'attenzione della Camera, lo scorso lunedì, dalla deputata Cinque Stelle Maria Marzana. Un caso che, per di più, fa riferimento a una piaga sociale come la dipendenza da gioco d'azzardo. Nel «mirino» dell'interrogazione, Antonio Tagliaferri, direttore dei giochi, dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, che, in una intervista al quotidiano «La Repubblica» del 2010, dichiarò: «I Monopoli stanno portando avanti il programma Giovani e Gioco per affrontare i problemi delle dipendenze e della compulsività da gaming». Un'iniziativa, spiega l'interrogante, costata 100 mila euro, che ha coinvolto 15 principali città italiane, per un totale di 70 mila contatti.

UN PARADOSSO TUTTO ITALIANO - E se «Raffaele Ferrara, direttore generale dei Monopoli, parlava di 'investimento culturale', di potenziare il progetto coinvolgendo addirittura le fasce dei minori più piccoli», all'Onorevole Marzana pare quantomeno bizzarra la circostanza per cui «progetti di prevenzione al gioco d'azzardo indirizzati a fasce giovanili, nonché di minori più piccoli, siano gestiti da operatori che detengono palesi interessi di promozione e profitto nell'ambito».Secondo la deputata cinque stelle, in effetti, i messaggi veicolati durante l'attuazione del programma nelle scuole sono stati, letteralmente, «sconcertanti». Solo qualche esempio: «Secondo Dante il rischio del gioco è sempre stato componente essenziale della vita»; «Si evolve chi si prende una giusta dose di rischio»; addirittura «Si può giocare ovunque, sempre e comunque»; inoltre, puntualizza l'interrogante, «si è parlato di ludopatia piuttosto che di gioco d'azzardo patologico e ci si è limitati ad evidenziare le differenze tra gioco legale ed illegale, anziché dei rischi connessi a questa pratica».

MACROSCOPICO CONFLITTO DI INTERESSI - Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. «Da notizie di stampa riportate il 17 giugno 2014 dal quotidiano on line «Il Sole 4 ore» e dal sitoweb «gioconews.it», si è appreso che la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) in collaborazione con Confindustria Sistema Gioco Italia ha concluso, nel mese di giugno 2014, il progetto «gioco lecito», indirizzato agli studenti di dieci tra i più importanti licei del Lazio; nello specifico, a trenta studenti dell'ultimo anno di liceo, i migliori in italiano e storia, è stata offerta la possibilità di confrontarsi con esperti del settore del gioco d'azzardo e di conseguire, al termine di questo originale percorso formativo, già i primi 4 crediti formativi universitari (CFU) per avviare con successo il proprio percorso accademico». Di nuovo, il paradosso individuato dalla Marzana sta nel fatto che «un corso di formazione al "gioco responsabile" sia gestito da rappresentanti di importanti aziende del gioco d'azzardo, sebbene corredato anche da lezioni di economia, marketing, diritto, comunicazione e sociologia, tenute da docenti della LUISS». L'interrogante parla addirittura di «macroscopico conflitto di interessi», in quanto «chi gestisce il progetto di "gioco lecito" rappresenta anche le maggiori società di profitto da gioco d'azzardo e persegue l'obiettivo di aumentarne i profitti, quindi il mercato dell'azzardo e la platea di soggetti fruitori»

IN ITALIA RECORD DI SCOMMETTITORI - Un tema delicatissimo, specialmente in un Paese come l'Italia, dove, ricorda l'interrogante, l'offerta di giochi d'azzardo (slot machine, videopoker, lotto, supernenalotto, gratta e vinci, scommesse sportive) è in continuo aumento ed è sempre più diversificata, «tanto che quella che in passato era un'abitudine riguardante una ristretta fascia di persone è, di fatto, divenuta una pratica che interessa ogni strato sociale". I dati, in effetti, parlano chiaro: secondo l'Ipsad (Italian population survey on alcohol and other drugs) dell'istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa, «la percentuale di persone tra i 15 e i 64 anni che ha puntato soldi su uno dei tanti giochi presenti sul mercato è passata dal 42 al 47 per cento, circa 19 milioni di scommettitori, di cui ben 3 milioni a rischio GAP (gioco d'azzardo patologico)». Dati, per di più, in preoccupante aumento anche tra gli adolescenti: «su 45.000 studenti delle scuole superiori e 516 istituti scolastici di tutta Italia, nell'ultimo anno il 45,3 per cento degli studenti ha puntato somme di denaro».
D'altronde, il cosiddetto «decreto salute» o «decreto Balduzzi» stabilisce che «Il Ministero dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca segnala agli istituti di istruzione primaria e secondaria la valenza educativa del tema del gioco responsabile affinché gli istituti, nell'ambito della propria autonomia, possano predisporre iniziative didattiche volte a rappresentare agli studenti il senso autentico del gioco ed i potenziali rischi connessi all'abuso o all'errata percezione del medesimo»: un impegno, insomma, nella direzione «di favorire iniziative didattiche che abbiano lo scopo di prevenire le possibili degenerazioni ricollegabili all'abuso dei giochi d'azzardo»

LE SCUOLE NON SI PRESTINO A SUBDOLE FORME DI SENSIBILIZZAZIONE - La Marzana sottolinea dunque che «le istituzioni scolastiche non devono e non possono, prestarsi a quelli che secondo gli interroganti sono progetti controversi o subdole forme di formazione come il suddetto progetto 'gioco lecito', dovendo al contrario sostenere, di concerto con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il Ministero della salute e le Asl territoriali, progetti gestiti da personale qualificato e impegnato nell'azione di sensibilizzazione sui rischi del gioco d'azzardo».  Pertanto, interroga il Ministero dell'istruzione su «quale posizione [...] intenda assumere rispetto a iniziative simili al progetto «giovani e gioco» illustrato in premessa e se non intenda assumere con azione di competenza per evitare qualsiasi iniziativa volta a una formazione gestita da operatori che detengono interessi nell'ambito dei «giochi»; se non ritenga opportuno diramare specifiche linee guida agli istituti scolastici volte a promuovere progetti educativi che evidenzino i grandi rischi connessi alla fruizione del gioco d'azzardo; quali iniziative intenda assumere per una maggiore tutela dei giocatori, in particolare dei giovani e delle altre persone vulnerabili o potenzialmente tali, al fine della sensibilizzazione circa i rischi collegati al gioco d'azzardo». La risposta del Ministero potrà forse chiarire i contorni di questa discutibile e paradossale vicenda.