28 settembre 2020
Aggiornato 12:30
La Lega: non cacceremo altri soldi per la Grecia

Tsipras e Salvini, così uguali, così diversi

Da un lato, il leader di Syriza, che avanza inesorabilmente nei sondaggi all'approssimarsi delle elezioni. Dall'altro, Matteo Salvini, per molti unica, attuale, alternativa, al Matteo di Firenze. A unirli, il secco no all'austerity merkeliana; ma a dividerli, secondo Claudio Borghi, punti di vista antipodici sulle soluzioni alla crisi europea

ROMA - A pochi giorni, ormai, dalle tanto attese elezioni greche, l’Europa sembra aver trovato in Tsipras la speranza di un decisivo mutamento di rotta. La rinegoziazione del debito greco, che il leader di Syriza starebbe discutendo con i pontieri della Bce e della Ue, trova però l’esplicita ostilità del partito che in Italia, per certi versi, sembrerebbe più vicino al progetto tsiprasiano: la Lega Nord. Il suo responsabile economico, Claudio Borghi, non lascia infatti dubbi in proposito: «Tsipras e la Lega stanno agli antipodi». Il motivo? «Tsipras vuole rimanere nell’euro», spiega, «e ricevere più soldi, anche sotto forma di ulteriori investimenti e trasferimenti di denaro dall’estero – unico mezzo grazie al quale la Grecia è ancora in piedi –, o attraverso la cancellazione del debito – che significherebbe appunto ricevere più soldi –». E ciò, puntualizza, «significa non fare austerità a spese nostre», e quindi «regalare alla Grecia i nostri soldi». La dicotomia tra i due programmi è dunque evidente: «Posizione di Tsipras: sia euro, sia soldi; invece, la Lega vuole: zero soldi, e fuori dall’euro», sintetizza l’economista.

BORGHI: PRIORITÀ DELLA LEGA È USCIRE DALL’EURO - Per Borghi, d’altronde, la disintegrazione dell’Eurozona sarà solo questione di tempo: «L’unico problema è come questo avverrà: qualsiasi cosa che venga concordato è ottimo, ma qualora un accordo non dovesse riuscire, rimane l’iniziativa unilaterale». Se Tsipras, quindi, intende «salvare» l’euro attraverso l’«allungamento» del debito e la riduzione dei tassi di interesse, tutt’altro è l’obiettivo della Lega: uscirne il prima possibile. D’altronde, il nuovo anno si è aperto proprio a suon di annunci e smentite a proposito della discussa «uscita dall’Euro» di Atene. Dicerie, secondo alcuni; dicerie che però, sabato scorso, sono risuonate prepotentemente dalle pagine di Der Spiegel, facendo sussultare mezza Europa, dal Partenone al Bundestag, passando per Bruxelles. Pronta è arrivata, 24 ore dopo, la smentita tedesca; eppure, secondo alcuni analisti finanziari, l’abbandono greco della moneta unica sarebbe stato già messo in conto dagli investitori in tempi non sospetti.

IN COMUNE TRA TRIPRAS E SALVINI? SOLO IL «NO» ALL’AUSTERITY – Tuttavia, la rivoluzionaria posizione di Syriza, contraria a quella austerità che, si legge sul programma in dieci punti dell’Altra Europa con Tsipras, «ha portato al primato di 27 milioni di disoccupati in Europa e all’ingiustizia di intere generazioni derubate del loro futuro», tanto potrebbe ricordare la battaglia ingaggiata, in Italia, da Matteo Salvini. Il leader del Carroccio, già prima delle Europee dello scorso maggio, ha imputato, sventolando la bandiera del «Basta euro», all’austerity e alle politiche economiche della Bce l’attuale stato di crisi della nostra economia. E lo stesso Borghi denuncia, dal sito bastaeuro.org: «Sono disposti a sacrificare il lavoro di milioni di Italiani, i risparmi accumulati con vite intere dedicate alla prudenza e alla sicurezza, un patrimonio inestimabile di imprese che sono sempre state un modello per il mondo». Un’analogia che salta all’occhio, pur con tutti i paradossi del caso, visto che unisce due forze politiche, da una sponda all’altra del Mediterraneo, collocate agli antipodi della scacchiera politica. Un’analogia, però, che si ferma soltanto al punto di partenza: e cioè l’opposizione decisa alla prospettiva delineata dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, che chiede di rispettare gli impegni presi e proseguire sulla strada dei sacrifici, a prescindere dai risultati ottenuti. Nessuna intesa, però, sulle soluzioni da adottare, come ha precisato Borghi; tutt'altro: un’aperta ostilità, e l’esplicita condanna del Carroccio al tanto (da alcuni) acclamato «piano Tsipras». Certamente, le prossime elezioni greche potrebbero costituire una svolta storica per il futuro della Grecia e dell’Europa: un appuntamento cui l’Italia guarderà con estremo interesse, e che, per alcuni, potrebbe addirittura costituire un modello da seguire. Poi, rimane sempre l’alternativa salviniana, ben più radicale: uscire dalla moneta unica, il prima possibile e una volta per tutte.