26 giugno 2019
Aggiornato 18:00
La deputata 5 stelle in difesa del diritto alla abitazione

Daga (M5S): «Renzi, non mettere all'asta quelle case popolari»

Le rassicurazioni ufficiali del Governo non sono valse ad acquietare i tanti inquilini preoccupati dalle possibili alienazioni degli immobili popolari previste dal Piano Casa. La deputata 5 stelle Federica Daga ha dunque invitato il Governo a rivedere il decreto incriminato, e a restituire alla disponibilità dei cittadini il controllo del patrimonio immobiliare

ROMA - Tanta tensione e rabbia, per gli inquilini delle case popolari che, da qualche settimana, continuano a manifestare da varie parti della Capitale per quell'odiato art. 3 della legge 80, meglio conosciuto come Piano Casa del Governo Renzi, che prevede la vendita all'asta delle case popolari a prezzi di mercato. E sebbene il Governo, a metà novembre, abbia tentato di smorzare i timori dei tanti inquilini, diramando un comunicato che parlava di un «decreto in elaborazione" e negando la vendita a prezzi di mercato, la questione rimane seria e preoccupante. Tanto da spingere la deputata del Movimento Cinque Stelle Federica Daga, pochi giorni fa, a presentare alla Camera una mozione e un'interrogazione in proposito.

IN ITALIA NECESSARIE ALTRE 700.000 CASE POPOLARI - La mozione prende le mosse dall'emergenza abitativa in corso «in questo periodo di crisi, in cui precarietà e disoccupazione non garantiscono più nessuna copertura sociale»: e tale situazione investe non solo le fasce sociali più deboli, ma una sempre più ampia «fascia grigia»«fatta di persone sole, nuclei familiari mono-genitori, giovani coppie, lavoratori precari, immigrati, studenti, anziani soli». Di qui, la necessità, sottolineata dalla deputata cinque stelle, «secondo i dati degli ultimi censimenti, di almeno 700.000 case popolari. Si legge in una nota del Sindacato degli Inquilini che sono 40.000 le case popolari lasciate al degrado, che solo a Milano oltre 9.000 appartamenti sono chiusi, mentre a Roma centinaia di alloggi hanno urgenti necessità di manutenzione". Insomma, l'interrogante attesta come, sempre di più, «l'abitazione» costituisca non un diritto, ma un "lusso per tutte le persone che, con redditi bassi o occupazioni intermittenti, tentano di costruirsi un'esistenza dignitosa, un lusso concesso solo a chi può comprarla a caro prezzo».

IL GOVERNO RASSICURA, MA GLI INQUILINI PROTESTANO - Dopo l'approvazione del famigerato art. 3,«recante la definizione delle procedure di alienazione degli immobili di proprietà dei comuni, degli enti pubblici anche territoriali, nonché degli istituti autonomi per le case popolari», i sindacati degli inquilini e la regione Campania hanno chiesto il ritiro del decreto, mentre la regione Lazio si è espressa contro la vendita all'asta delle case popolari, affermando che «la forma ipotizzata di vendita all'asta pubblica e con poche garanzie, così come la mobilità per coloro che non acquistano sono elementi che generano forti timori». In questo clima, dunque, è giunta la nota del Governo del 15 novembre scorso, ad assicurare che, in lavorazione, ci sarebbe «un decreto attuativo del cosiddetto «Piano casa» che prevede, per gli enti proprietari in accordo con le Regioni, la possibilità di messa in vendita degli alloggi di edilizia popolare la cui manutenzione sia economicamente onerosa». In particolare, secondo la nota in questione non sarebbe «assolutamente previsto» che le abitazioni vengano messe in vendita «al valore di mercato»; inoltre, «il decreto in elaborazione, oltre che tentare di sanare la disastrosa situazione economica degli enti che gestiscono case popolari, permetterà agli inquilini di poter acquistare l'alloggio in cui vivono con diritto di prelazione e a condizioni vantaggiose», mentre «nessun alloggio potrà essere venduto se all'inquilino che rinuncia alla prelazione non verrà offerta dall'ente proprietario unariallocazione in abitazione equivalente». 

«​IL CONTROLLO DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE SIA NELLA DISPONIBILITA' DEI CITTADINI»​ - Eppure, tali rassicurazioni non sono parse troppo convincenti, dato che la famosa legge 80 «prevede con una tempistica ben chiara l'approvazione di un decreto attuativo volto a promuovere un Programma di recupero di immobili e alloggi di edilizia residenziale pubblica". Per questa ragione, la deputata cinque stelle ha impegnato il Governo a «procedere alla cancellazione della previsione di vendita all'asta delle case popolari, evitando così una pesantissima ricaduta in termini di ampliamento della precarietà abitativa in Italia»; «a prevedere nella nuova formulazione del decreto attuativo che gli inquilini assegnatari abbiano la possibilità di scegliere se comprare o no la casa"​; "a restituire il pieno controllo del patrimonio immobiliare nella disponibilità dei cittadini, applicando il principio di trasparenza in tutte le fasi di gestione di tale patrimonio​»; "a prevedere l'aumento dell'offerta di alloggi a canone sociale»; «a prevedere che tale programma abbia fondi certi per il recupero e l'autorecupero del patrimonio pubblico per la realizzazione di progetti per il riuso delle città secondo politiche volte al consumo di «suolo zero», nell'ottica di una concreta rigenerazione urbana, anche attraverso il meccanismo dell'autorecupero»; ad approvare, ancora, misure finalizzate alla valorizzazione degli immobili demaniali inutilizzati, attraverso progetti di recupero volti a destinarli a nuclei familiari collocati nelle apposite graduatorie comunali. Infine, la Daga chiede anche di intervenire «per la bonifica dell'amianto e per la messa in sicurezza e l'incremento dell'efficienza energetica di scuole, asili nido, strutture socio-sanitarie, edilizia residenziale pubblica". Sempre nell'ottica che il «diritto alla abitazione» rientri «nella categoria dei diritti fondamentali inerenti alla persona, in forza dell'interpretazione desumibile da diverse pronunce dalla Corte europea dei diritti dell'uomo», oltre che da varie, importanti sentenze. Un diritto che oggi, se il Governo non prenderà i giusti provvedimenti, rischia di diventare sempre di più terreno di scontro e di guerra fra poveri.