3 aprile 2020
Aggiornato 22:00
Il Jobs Act spacca il PD

Orfini a Cuperlo: «Sei un traditore»

Matteo Orfini, presidente dell'Assemblea nazionale del Pd, risponde così a Gianni Cuperlo via Facebook, in merito alla non partecipazione al voto sul Jobs Act da parte di 29 deputati del partito.

ROMA - «Vedi caro Gianni, ieri è successa una cosa molto grave. E per me dolorosa. Dopo mesi di discussione, dopo un impegno collettivo nella modifica di un testo importante, dopo un paziente lavoro di sintesi, al momento del voto finale una parte del nostro partito ha deciso di non rispettare le scelte e il lavoro che tutti insieme avevamo fatto». Matteo Orfini, presidente dell'Assemblea nazionale del Pd, risponde così a Gianni Cuperlo via Facebook, in merito alla non partecipazione al voto sul Jobs Act da parte di 29 deputati del partito.

L'AMARO CALICE È ANDATO DI TRAVERSO - «Tu ricorderai che all'inizio di questa legislatura io più di altri avevo perplessità sulla scelta di far nascere un governo insieme a Berlusconi. Ricordo un colloquio che ebbi con te in parlamento, in cui mi spiegasti che in quelle condizioni e dopo una decisione assunta collegialmente, non si poteva che bere l'amaro calice. Perché proprio nei momenti difficili è doveroso farsi carico collettivamente delle responsabilità, anche se non si condividono quelle scelte. Ti ascoltai, caro Gianni, perché quelle tue parole venivano da lontano, da una cultura politica antica che in questo paese ha sempre contraddistinto la sinistra italiana. Ieri - aggiunge Orfini - ho visto tanti nostri parlamentari farsi carico di una scelta difficile. Con grande dignità e con grande passione. Qualcuno si è commosso per la tensione. Ma tutti erano convinti che si doveva difendere il lavoro fatto insieme per migliorare il testo. Anche chi aveva dei dubbi su questo o sul quel passaggio. E -come sai bene- su alcuni aspetti li avevo anche io. Lo hanno fatto perché il Jobs act è cambiato in meglio e oggi è un provvedimento utile grazie al lavoro di tutti».

AVETE FATTO UN GRAVE ERRORE - Dice ancora Matteo Orfini: «Quelle centinaia di nostri parlamentari che ieri hanno fatto quella scelta difficile sono la ragione per cui qualcuno ha potuto distinguersi senza che accadesse nulla di irreparabile. Beh, caro Gianni, fattelo dire: oggi credo che siano quelli ad aver interpretato al meglio la mia idea di partito; mi permetto di dire, ricordando quel colloquio sul governo Letta, la nostra idea di partito. Se tutti ci comportassimo come ieri avete fatto voi, questo partito diventerebbe uno spazio politico, e non un soggetto politico (per citare Bersani). E non durerebbe a lungo. Ma c'è un altro aspetto che mi colpisce della tua lettera. Forse è utile approfondirlo. Io non sono 'entrato in maggioranza' per il semplice fatto che per me non esistono più una maggioranza e una minoranza del Pd: esiste il Pd, in cui ci sono donne e uomini liberi che si impegnano, pensano, combattono per migliorare la situazione del nostro malandato paese».

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