15 novembre 2019
Aggiornato 19:00
Dure le opposizioni contro il Jobs act

Lega e M5S: «Questa è macelleria sociale e fascismo»

Il Movimento 5 Stelle e la Lega denunciano l'inadeguatezza del Jobs act. Ciprini afferma che si tratta di una «delega in bianco, il Pd ha votato al buio, col cane-guida». Il M5S ammonisce il governo per l'impossibilità concreta di fare opposizione e se non si è giunti alla fiducia è stato solo per problemi interni al Partito democratico.

ROMA - Il Jobs act è in realtà un «Licenziact», una legge centrata esclusivamente sulla libertà di licenziamento concessa alle imprese. E' la denuncia del Movimento 5 stelle, la forza politica guidata da Beppe Grillo, che ha convocato una conferenza stampa alla Camera per denunciare le conseguenze del provvedimento governativo all'esame dell'aula di Montecitorio. Il capogruppo al Senato Alberto Airola e i deputati Claudio Cominardi e Tiziana Ciprini si sono anche bendati, per protestare contro una legge che, ha spiegato quest'ultima, «rimane una delega in bianco» che i deputati del Pd «hanno votato al buio, affidandosi a un cane-guida».

RIDUZIONE IN SCHIAVITÙ - Per Airola il Jobs Act è «riduzione in schiavitù, riduzione dei diritti». Ma la denuncia del M5S è anche sui lavori parlamentari: «Siamo impossibilitati a svolgere il nostro ruolo di opposizione», e se il ministro Poletti «ci ha salvato dalla fiducia è solo per i problemi interni al Pd». Si tratta di un provvedimento, ha detto ancora Ciprini, con il quale il governo Renzi si adegua «al ricatto dell'Europa. La licenziabilità era già contenuta nella lettera inviata nel 2011 al governo italiano da Trichet e Draghi (all'epoca governatore uscente ed entrante della Bce, ndr). Una rottamazione dell'articolo 18 che servirà solo alle grandi compagnie multinazionali, mentre il governo continua a non fare nulla per le piccole e medie imprese».

ARIA DI FASCISMO«Due cose doveva fare il Governo - ha osservato dal canto suo Cominardi: il reddito di cittadinanza e l'abolizione dell'Irap e non le ha fatte». Quanto al Jobs Act, che sostituisce il reintegro sul posto di lavoro con un indennizzo, «non è nuovo, è vecchio di 87 anni: è previsto dalla Carta del lavoro del 1927, nel ventennio fascista».

MACELLERIA DA RENZI - «La Lega Nord insieme con le altre opposizioni non parteciperà al voto finale sul Jobs Act». Lo ho annunciato Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega Nord alla Camera. «Il taglio degli ammortizzatori sociali, l'eliminazione delle detrazioni per i familiari a carico e il nulla più assoluto per affrontare la crisi occupazionale - ha detto - Renzi se lo voti da solo. Noi non saremo complici di questa macelleria sociale che l'inutile disputa sull'art 18 non basterà a nascondere».