23 maggio 2019
Aggiornato 13:00
La Protezione civile denuncia lo stato di emergenza

Gabrielli: «L'Italia ha buttato venti anni»

Parlando alla Camera agli stati generali del dissesto idrogeologico, capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, denuncia gli errori commessi dallo Stato nel sottovalutare le situazioni di emergenza. Genova non sarà l'ultima alluvione e il Paese deve essere pronto a nuovi scenari di rischio.

ROMA - «Il tempo migliore per piantare un albero era vent'anni fa e noi 20 anni li abbiamo persi per strada». Lo ha spiegato il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, parlando alla Camera agli stati generali del dissesto idrogeologico. «Non facciamo l'errore di pensare che l'emergenza sia finita» ha aggiunto Gabrielli.

LA CULTURA DELLA PROTEZIONE CIVILE - In un Paese che deve fare i conti con il dissesto idrogeologico e le continue alluvioni è necessario «far crescere una vera cultura di Protezione civile», continua Gabrielli e aggiunge: «Dobbiamo far sì che tutti i Comuni siano dotati di piani di protezione civile conosciuti dalla gente e che possano salvare le vite umane».

NECESSARIO PREVEDERE GLI SCENARI DI RISCHIO - «I sindaci non devono essere lasciati soli» nell'affrontare le emergenze provocate dal maltempo e dal dissesto idrogeologico. E' l'invito che il capo della protezione Civile ha lanciato parlando alla Camera. «Al nostro paese - ha aggiunto Gabrielli - manca la previsione di protezione civile, cioè la capacità di prevedere scenari di rischio. Dobbiamo investire sulla pianificazione di protezione civile, che veda la gente informata e i sindaci non più lasciati soli. Devono essere responsabili di questa catena di protezione civile».