1 novembre 2020
Aggiornato 03:00
Il premier assicura: «le riforme le facciamo»

Caro Juncker, senza l'Italia niente Europa

Prosegue la forte contrapposizione tra Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi, che ha sottolineato, in risposta al presidente della Commissione europea: «Se non c'era l'Italia, non c'era l'Europa». E ribadisce le due priorità: crescita e lotta alla disoccupazione

ROMA - «Se vogliono parlare dell'Italia devono andare al Trattato di Roma del 1957. Se non c'era l'Italia, non c'era l'Europa. Io pretendo rispetto e non vado a Bruxelles a chiedere cosa dobbiamo fare». Continua la forte contrapposizione tra il premier italiano Matteo Renzi e la Commissione Ue e il suo nuovo presidente Jean-Claude Juncker. Ieri sera Renzi, in alcuni interventi, ha sostenuto innanzitutto che «dobbiamo far vedere all'Europa che le riforme non le facciamo per finta» aggiungendo che comunque «la riforma successiva a quella dell'Italia è quella dell'Europa».

«PIU' CRESCITA E MENO RIGORE» - «In Europa - ha ricordato - si sta combattendo una battaglia decisiva, quella dei 300 miliardi di investimenti. Servono più crescita e lotta alla disoccupazione e meno politica legata al rigore e al mero rispetto dei parametri che appartengono più a passato che al futuro». La «vera battaglia - ha continuato - è in Europa, stiamo giocando questa partita difficile e delicata, si sta combattendo la vera battaglia». Il presidente del consiglio ha chiesto «più crescita e lotta alla disoccupazione per una Europa impegnata nello sviluppo».

GOZI: LA RISPOSTA SONO LE RIFORME STRUTTURALI - «I dati sulle stime economiche del nostro paese confermano quanto stiamo dicendo da tempo: la manovra economica presentata dal governo Renzi è recessiva e non avrà un impatto positivo sulla ripresa dell'economia né sull'occupazione. Sulla disoccupazione i numeri del governo nascondono solo l'intento propagandistico di misure che invece di combattere la disoccupazione creano solo lavoro precario e fanno un favore agli imprenditori che vogliono licenziare. E sulla politica economica il nostro paese segue i diktat dell'Europa dell'austerità». Lo afferma in una nota il capogruppo di Sel a Montecitorio, Arturo Scotto. A lui replica il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, in un'intervista a Repubblica: ​«La mancata crescita è il frutto dell'austerità imposta fino ad oggi dalla Commissione uscente, occorre cambiare passo, puntare su crescita e occupazione». Gozi ha sottolineato che «in parte il dato di Bruxelles» sulle previsioni economiche «era previsto, avevamo detto che avremmo aumentato debito per pagare debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese. D'altra parte la nostra risposta non è discutere di singoli scostamenti, ma di fare le riforme strutturali, che sono la risposta per porre basi della crescita senza la quale il debito aumenta». Per il sottosegretario agli Affari europei, «l'importante è approvare rapidamente il Jobs Act e la riforma della giustizia». Comunque, ha aggiunto in riferimento alle parole di Juncker, «è bene che durante il suo mandato non dia troppo ascolto a tecnocrati che hanno prodotto danni per tutti. Non si esce dalla crisi con l'austerità e adottando oscuri parametri tecnici che oscuri comitati a Bruxelles si inventano».