21 luglio 2019
Aggiornato 19:30
Mafia e Quirinale

Riina: Sollevazione per l'accoppiata con Napolitano

La Procura di Palermo decide di ammettere la presenza del super boss di Cosa Nostra Totò Riina all'audizione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La politica reagisce alla decisione con una forte disapprovazione. Parole forte di dissenso sia dal Partito democratico che da Ncd.

ROMA - In seguito all'ammissione del super boss Totò Riina all'audizione del capo di Stato, Giorgio Napolitano, arriva lo sconcerto e la disapprovazione della politica. 

NCD: PRESENZA RIINA INSPIEGABILE - Secondo i capigruppo parlamentari di Ncd Nunzia De Girolamo e Maurizio Sacconi, appare «inspiegabile» la decisione di ammettere i capimafia all'audizione del capo dello Stato. I affermano: «Noi abbiamo sempre rispettato la magistratura e lo facciamo anche in questo caso. Ma la decisione della Procura di Palermo di esprimere parere favorevole alla presenza dei boss mafiosi per l'udienza del Capo dello Stato ci risulta quanto meno inspiegabile da un punto di vista processuale e istituzionale».

STORACE E IL VILIPENDIO - Da Twitter risponde anche il leader de La Destra, Francesco Storace, tra meno di un mese a processo per vilipendio alla figura del capo di Stato per un fatto del 2007: «Riina al Quirinale. E poi il vilipendio è mio...».

PD: MAGISTRATURA HA SUPERATO IL SEGNO - Anche dal Pd parole di disapprovazione: è «inaccettabile» accostare il nome del capo dello Stato a quello dei capimafia, secondo il capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza: «Vedo accostare il nome del presidente della Repubblica a quello di due capi mafia. È inaccettabile. Ho sempre rispettato la magistratura, ma sinceramente penso si sia superato il segno».

ZANDA: RISPETTO LA DECISIONE, MA NON CAPISCO - Anche Luigi Zanda, capogruppo Pd al Senato, si dice sconcertato dalla decisione della magistratura: E' «incomprensibile» il sì della Procura di Palermo all'audizione del presidente della Repubblica al processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. E aggiunge Zanda: «Ho sempre rispettato le decisioni della magistratura e rispetto quindi anche il parere della Procura di Palermo sulla partecipazione di Riina e Bagarella alla deposizione del Capo dello Stato al processo sulla trattativa Stato-mafia [...] Debbo però sottolineare - conclude - che non comprendo il significato, né processuale né istituzionale, della decisione della Procura».

FINOCCHIARO: PARTECIPAZIONE RIINA SENZA SENSO - In una dichiarazione la presidente Pd della commissione Affari costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro, afferma: «Credo giusto conoscere la verità sulla trattativa Stato-mafia e ho pieno rispetto dell'autonomia della magistratura e quindi anche delle scelte della Procura di Palermo. Ma proprio per questo stupisce e non mi spiego, sia ai fini processuali sia per motivi istituzionali, il parere favorevole che la stessa Procura ha dato alla partecipazione di boss mafiosi alla deposizione del Capo dello Stato».

PD: SERVE MAGGIOR SENSIBILITA' ISTITUZIONALE - Anche i deputati del Partito democratico Federico Gelli ed Ernesto Magorno, componente della commissione Antimafia, commentano la decisione della magistratura: «La decisione della Procura di Palermo di esprimere parere favorevole alla presenza dei boss mafiosi per l'udienza del Capo dello Stato appare quantomeno una grave caduta di stile». E aggiungono: «Permettere a degli assassini conclamati, boss stragisti che si sono macchiati dei peggiori delitti contro lo Stato, di trovarsi di fronte al vertice della Repubblica, il garante della Costituzione e dell'ordine democratico, appare una scelta poco condivisibile. Senza entrare ovviamente nelle questioni processuali, dalla Procura probabilmente ci si sarebbe attesa una maggiore sensibilità istituzionale».

LA PROCURA SI DIFENDE - Arriva, però, la risposta della Procura di Palermo, che, dalle parole del procuratore aggiunto Vittorio Teresi, si dice nel giusto: «Abbiamo il massimo e assoluto rispetto per il presidente della Repubblica, ma c'è il concreto rischio che la mancata partecipazione degli imputati all'udienza del Quirinale possa costiuire una nullità insanabile del processo». Aggiungono, poi, i pm del processo che «non hanno fatto alcuna valutazione sulla qualità degli imputati, ci siamo limitati ad interpretare le norme»