4 dicembre 2020
Aggiornato 18:00
La Procura di Palermo vuole il capo di Stato

Napolitano e quella lettera firmata D'Ambrosio

Il capo di Stato a ottobre scorso scriveva alla Corte d'Assise di Palermo che non avrebbe nulla da riferire sulla questione stato-mafia. Da Palermo, però, i magistrati chiedono di ascoltare Giorgio Napolitano sulla lettera che ricevette da D'Ambrosio.

PALERMO - Il 31 ottobre scorso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, precisava, in una lettera inviata alla Corte d'Assise di Palermo, che, pur confermando la sua disponibilità all'audizione, non avrebbe nulla da riferire sui temi del processo. In virtù di quelle parole, l'Avvocatura dello Stato e i legali dell'ex senatore Marcello Dell'Utri chiesero ai giudici di revocare la testimonianza del capo dello Stato.

L'ESAME A DOMICILIO - Poiché non esiste una norma sulla deposizione del capo dello Stato, la Corte applicherà l'articolo 502 del Codice di Procedura penale nel quale viene specificato che si avrà l'esame a domicilio del teste impossibilitato a comparire in udienza. All'audizione di Napolitano, per la quale non è stata ancora fissata la data, e che avverrà al Quirinale, saranno presenti soltanto i magistrati della Corte e i legali.

QUELLA LETTERA DI D'AMBROSIO - I magistrati della Procura di Palermo che reggono l'accusa nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia, intendono però ascoltare Napolitano riguardo quella lettera ricevuta da Loris D'Ambrosio - deceduto nel luglio del 2012 - in cui il consigliere giuridico del Quirinale riferiva i timori sorti dopo le polemiche per le telefonate intercettate tra lui e l'ex presidente del Senato Nicola Mancino.