20 gennaio 2022
Aggiornato 14:00
Immigrazione

Boldrini: «Mare Nostrum è un'operazione meritoria»

Il Presidente della Camera intervistato dalla Stampa: «non si può parlare di politica di flussi migratori. Qui siamo di fronte a flussi di richiedenti asilo, di persone che scappano da guerre e violazioni dei diritti umani. Tutto questo dipende da quanto sta accadendo intorno a noi».

ROMA - «Mare Nostrum è un'operazione meritoria, l'unica dopo anni di inerzia colpevole. Metterla sul banco degli imputati vuol dire non aver a cuore la vita umana. Ed è assolutamente irrealistico pensare che chi fugge dai bombardamenti o dalla follia estremista lo faccia perché è a conoscenza di Mare Nostrum. Detto questo, da sola non basta, perché cura i sintomi, non la malattia». Lo ha detto la presidente della Camera Laura Boldrini, in una intervista alla Stampa. «La malattia - ha spiegato - va ricercata nelle motivazioni della fuga, ed è lì che bisogna agire con più efficacia: nel rilanciare i negoziati di pace, nel rafforzare i processi di democratizzazione, nel porre le basi per uno sviluppo sostenibile dei Paesi più svantaggiati».

Secondo Boldrini in questa fase «non si può parlare di politica di flussi migratori. Qui siamo di fronte a flussi di richiedenti asilo, di persone che scappano da guerre e violazioni dei diritti umani. Tutto questo dipende da quanto sta accadendo intorno a noi. E se non fosse chiaro che ai nostri confini stanno aumentando le aree di instabilità e di crisi, le cifre ce lo spiegano: per la prima volta dal secondo dopoguerra il numero dei rifugiati al mondo ha superato quota 50 milioni».

In ogni caso, ha sostenuto la terza carica dello Stato, «l'Europa potrebbe avere un importante ruolo, se fosse capace di agire in modo unitario».

«Decisioni concrete - ha sostenuto Laura Boldrini nella sua intervista su La Stampa - possono essere prese se c'è la volontà politica di mettere in atto alternative alla traversata del mare. In altre parole, bisogna dare ai richiedenti asilo un'ulteriore possibilità anziché lasciarli alla mercé dei trafficanti. Va sicuramente in questa direzione il 'resettlement': vuol dire fare domanda d'asilo presso l'Unhcr nei Paesi di transito, come la Libia».

«A chi viene selezionato - ha spiegato - si dà la possibilità di essere trasferito legalmente e senza rischi nei Paesi che ne offrono la disponibilità. Ed è a questo punto che subentra la volontà politica. Purtroppo negli anni scorsi, mentre Stati Uniti, Canada, Australia hanno offerto a decine di migliaia di persone questa opportunità, i Paesi dell'UE non hanno certo brillato».