5 febbraio 2023
Aggiornato 17:30
Centrodestra | Forza Italia

Berlusconi: il patto sulle riforme deve essere rispettato

Li ha ascoltati per quasi quattro ore e (almeno così ha promesso) è pronto ad ascoltarli ancora martedì prossimo e a dar loro una risposta. D'altra parte lo «sfogatoio» era stato messo in conto. Ma basta considerare l'ordine con cui ha svolto i suoi incontri per capire che per Silvio Berlusconi il dado è tratto: il patto sulle riforme deve essere rispettato.

ROMA - Li ha ascoltati per quasi quattro ore e (almeno così ha promesso) è pronto ad ascoltarli ancora martedì prossimo e a dar loro una risposta. D'altra parte lo «sfogatoio» era stato messo in conto. Ma basta considerare l'ordine con cui ha svolto i suoi incontri per capire che per Silvio Berlusconi il dado è tratto: il patto sulle riforme deve essere rispettato.

Non a caso, infatti, l'ex premier è prima andato a palazzo Chigi per vedere Matteo Renzi e poi ha riunito i gruppi parlamentari azzurri. Di prima mattina, con il presidente del Consiglio ha 'riaggiornato' il patto del Nazareno che non comprende soltanto l'ok al Senato non elettivo ma anche l'avvio entro l'estate della seconda lettura dell'Italicum (senza l'aggiunta di preferenze). Ma, soprattutto, nel 'pacchetto' confezionato alla presenza di Lorenzo Guerini da una parte e di Denis Verdini e Gianni Letta dall'altra, Berlusconi e Renzi avrebbero concordato di scrivere insieme la nuova riforma della giustizia. In più, certo, il leader azzurro si aspetta che da parte del governo non ci siano decisioni che ostacolino le sue aziende. «Io sono un imprenditore - avrebbe detto il Cav - e da imprenditore so cosa serve al Paese». Inutile sottolineare quanto queste parole siano simili a quelle pronunciate appena due giorni prima da Pier Silvio nel suo endorsement al leader Pd.

Ed è con questo pacchetto ben confezionato che Berlusconi si è presentato davanti ai suoi parlamentari. Un intervento, il suo, di quelli che non scaldano i cuori. E questo non soltanto perché invita gli inadempienti a pagare le quote arretrate al partito ormai sempre più economicamente con l'acqua alla gola. Può anche aver pesato il fatto che l'ex premier si sia dovuto trattenere sul fronte giudici giacché appena lambiva l'argomento qualcuno dei fedelissimi lo frenava letteralmente, ma il punto di fondo è che c'è una parte consistente degli azzurri che non soltanto non è d'accordo con il progetto di riforma del Senato ma più in generale con la linea troppo soft nei confronti del governo.

Tra i più fomentati del fronte 'anti', ovviamente, c'erano i senatori (primo tra tutti Minzolini ma anche Caliendo, Bonfrisco, Malan). Ma è stato Renato Brunetta - viene riferito - ad avere i battibecchi più accesi. Per esempio con il suo omologo a palazzo Madama, Paolo Romani («Tu puoi decidere per il Senato ma per la Camera decido io»), oltre che con Denis Verdini. Quest'ultimo avrebbe fatto un intervento piuttosto incisivo sottolineando di aver gestito tutta la trattativa «step by step» con Berlusconi e di non aver nessun interesse personale.

I toni, insomma, sarebbero stati alquanto accesi. Eppure non tutto ciò che cova sotto la cenere è ancora emerso. Per dire, non una parola è stata pronunciata da Raffaele Fitto, ormai da mesi assurto al ruolo di leader della fazione più lontana da cosiddetto cerchio magico. Ma il clima è ormai gravido di sospetti e i fedelissimi sono convinti che dietro la mini-rivolta di oggi ci sia proprio il suo zampino. Quanto l'aria sia tesa, d'altra parte, lo testimonia anche l'intervento censorio dello staff di Berlusconi nei confronti dei parlamentari dopo che alcune dichiarazioni erano filtrate alla stampa mentre l'assemblea era ancora in corso.