14 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
Riforma della Giustizia

Avvocatura, la rivoluzione non si fa con un indirizzo e-mail

Per Nicola Marino, presidente dell'OUA, «abbiamo assistito a un vero e proprio rinvio: Renzi è stato rimandato a settembre, ma è riuscito ugualmente a prendere le prime pagine dei giornali con la presentazione di 12 enunciazioni di principio, complessivamente condivisibili (alcune fortemente criticabili), in alcuni casi anche frutto del dialogo con l'avvocatura».

ROMA - L'Organismo unitario dell'avvocatura (Oua) «critica l'interruzione del confronto con gli avvocati sulla complessiva riforma della giustizia e chiede un incontro urgente con il ministro Orlando, contestando allo stesso tempo la politica degli annunci culminata con la conferenza stampa di lunedì del premier Renzi». Per Nicola Marino, presidente dell'Oua, «abbiamo assistito a un vero e proprio rinvio: Renzi è stato rimandato a settembre, ma è riuscito ugualmente a prendere le prime pagine dei giornali con la presentazione di 12 enunciazioni di principio, complessivamente condivisibili (alcune fortemente criticabili), in alcuni casi anche frutto del dialogo con l'avvocatura».

Sbagliato interrompere il dialogo
«Comprendiamo l'ingorgo legislativo e non pensiamo sia grave questo slittamento dei tempi ma - prosegue Marino - critichiamo l'interruzione del dialogo in corso, meno che sul tavolo del Pct, e la mancata, fino ad ora, comunicazione dei contenuti dei testi che verrannno approvati a settembre, ma che, a detta dello stesso Renzi, sono già pronti. Soprattutto sul civile. Non vorremmo che questi decreti venissero approvati senza l'ulteriore consultazione dell'avvocatura, come avvenuto con il recente provvedimento sulla riforma della pubblica amministrazione».

La «rivoluzione» è un processo complesso
«La rivoluzione non si fa con un indirizzo e-mail e neppure con un power point: è un processo complesso, che deve portare a cambiare radicalmente la nostra giustizia, garantendo efficienza senza penalizzare ulteriormente i cittadini, come avvenuto ancora una volta con l'ennesimo (in pochi anni oltre il 150% in più) aumento del contributo unificato sul processo civile telematico (che pagano i cittadini, vogliamo sottolineare). Allo stesso tempo, pur apprezzando ogni forma di coinvolgimento degli italiani nella soluzione dei problemi del Paese, facciamo fatica a comprendere come argomenti molto tecnici, come la riforma del processo penale e civile, possano passare per una consultazione online. Se poi emergesse che la proposta con più consenso è la controversa questione della responsabilità civile dei magistrati, che succede? Forse, sarebbe opportuno che il ministro Orlando riprendesse in mano le redini del dialogo, convocando le parti sociali», conclude Marino.