16 ottobre 2019
Aggiornato 12:30
Partito democratico

I 14 autosospesi rientrano nel gruppo Pd al Senato

Restano alcune perplessità sull'applicazione dell'articolo 67 della Costituzione riguardo alle sostituzioni ma in ogni caso, fanno sapere, non ci saranno scissioni. I senatori critici sul progetto riformatore del governo intendono infatti continuare la battaglia nel partito e presentare emendamenti sia in commissione che in Aula anche alla luce delle novità che riguardano l'apertura del M5S

ROMA - I 14 senatori del Pd che si erano autosospesi per protestare contro la sostituzione di Corradino Mineo e Vannino Chiti dalla commissione Affari costituzionali del Senato si sono riuniti questa mattina e hanno deciso di ritirare la loro sospensione grazie ai riconoscimenti ricevuti ieri dal capogruppo Luigi Zanda. Restano alcune perplessità sull'applicazione dell'articolo 67 della Costituzione riguardo alle sostituzioni ma in ogni caso, fanno sapere, non ci saranno scissioni. I senatori critici sul progetto riformatore del governo intendono infatti continuare la battaglia nel partito e presentare emendamenti sia in commissione che in Aula anche alla luce delle novità che riguardano l'apertura del M5S. Assente Felice Casson, all'estero per una missione.

ZANDA, UN'OTTIMA NOTIZIA - «La decisione dei 14 senatori del Partito democratico di revocare, dopo il nostro incontro di ieri, l'autosospensione dal gruppo è un'ottima notizia, un atto politico positivo e molto rilevante», ha sottolineato il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda. «Nelle prossime settimane il gruppo dibatterà sul peso e sul significato dell'indicazione costituzionale della libertà di mandato e approfondirà il valore che deve essere attribuito alle posizioni di una maggioranza democratica - ha assicurato Zanda -. L'unità del gruppo del Pd è fondamentale per affrontare al meglio le riforme istituzionali ed economiche che servono al Paese».

I 14, DA ZANDA PAROLE POSITIVE«Le dichiarazioni del presidente Zanda ci consentono comunque di riprendere il lavoro all'interno del gruppo Pd del Senato». Lo dichiarano in una nota i senatori Chiti, Corsini, D'Adda, Dirindin, Gatti, Giacobbe, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, Turano. «Abbiamo preso atto - scrivono - delle dichiarazioni del presidente del gruppo Pd del Senato, Luigi Zanda. Le riteniamo positive su due punti di grande rilievo. Primo, viene confermato come l'articolo 67 della Costituzione valga sempre, tanto in aula quanto in commissione. Secondo, i 20 senatori che avevano firmato il Ddl Chiti e i 14 che si sono autosospesi dal gruppo a difesa dell'articolo 67 della Costituzione, fino a quando non fosse intervenuto un chiarimento, non vengono considerati 'frenatori delle riforme' o 'ricattatori della maggioranza', ma colleghi impegnati in una battaglia politica, che come tutte le battaglie può essere discussa, ma resta legittima. Riteniamo non positiva, invece, la decisione di confermare le sostituzioni di Corradino Mineo e di Vannino Chiti nella Commissione Affari Costituzionali».

CONTINUEREMO SOSTENERE NOSTRI EMENDAMENTI - «Con questa seria riserva - sottolineano - riteniamo che le dichiarazioni del presidente Zanda ci consentano comunque di riprendere il lavoro all'interno del gruppo Pd del Senato. In particolare, continueremo a sostenere i nostri emendamenti al testo base del Governo che, peraltro, le trattative in corso o in fieri con Lega, Forza Italia e M5S potrebbero ulteriormente modificare. Gli emendamenti verranno sostenuti in Commissione. Quelli che non fossero accolti potranno essere ripresentati in Aula. Una speciale attenzione verrà data alla riduzione contestuale del numero dei senatori e dei deputati, alla elezione diretta di tutti pur nel superamento del bicameralismo paritario, all'obbligatorietà del referendum confermativo, qualunque sia la maggioranza parlamentare che approverà la riforma». Nella nota manca la firma di Felice Casson che, viene precisato, «è in missione all'estero e non è stato possibile contattarlo».

CHITI, LA BATTAGLIA CONTINUA - «La battaglia sui temi della riforma costituzionale continua» anche dopo il rientro dall'autosospensione perchè «le due quesitoni non sono collegate». Lo ha detto il senatore del Pd, Vannino Chiti, uno degli autosospesi e sostituito insieme al collega Corradino Mineo dalla commissione Affari costituzionali del Senato. «Avevamo scelto l'autosospensione per un periodo breve per avere un chiarimento - ha spiegato Chiti - sull'articolo 67 della Costituzione secondo il quale il parlamentare non ha vincolo di mandato, era inaccettabile si dicesse che questo principio vale in Aula e non in commissione, vale sempre, e questo chiarimento ci ha fatto decidere di superare l'autosospensione».

RICONOSCIUTA NOSTRA BATTAGLIA - «In più - ha proseguito il senatore dem - è stato riconosciuto che la nostra battaglia su alcuni aspetti della riforma costituzionale non era di ostruzionismo, di sabotaggio, da Ghino di tacco ma un contributo perchè fosse migliore ed era legittimo sostenerla». Quanto al voto dei dissidenti alla riforma Chiti ha aggiunto: «E' difficile dire se votiamo sì o no perchè nessuno conosce più la riforma, ci sarà un testo dei relatori e intanto sono soddisfatto dal coinvolgimento non solo di Fi ma anche della Lega e della disponibilità del M5s, perchè la riforma della Costituzione più convergenze ha meglio è. Inoltre è giusto, al di là dei numeri che otterrà all'ultima lettura, che ci sia un referendum confermativo perchè la Costituzione è dei cittadini italiani e il referendum confermativo può essere l'elemento per la ricostruzione di un nuovo patto di fiducia con i cittadini».