20 settembre 2019
Aggiornato 13:30

Un Paese sull’orlo di una crisi di nervi

Renzi dà dello sciacallo a Grillo, Fassino alza il dito medio contro i contestatori, Grillo continua ad aizzare le folle contro i giornalisti, Berlusconi dice che se la Bce non si muove è meglio uscire dall’Euro: se questo è il clima in vista delle europee si può immaginare cosa succederà per le politiche.

Un Paese sull’orlo di una crisi di nervi
Un Paese sull’orlo di una crisi di nervi ANSA

Ci voleva «Genny ‘a carogna» per fare saltare il tappo della bottiglia. L’uomo che da solo ha pacificato uno stadio da sessantamila persone, sta mandando in crisi, da eccesso adrenalinico, un paese da sessanta milioni di persone.

 E’ infatti grazie a «Genny ‘a carogna» che in queste ore la politica, l’informazione, il Paese, scoprono le tifoserie e i loro capi; il potere delle curve sui presidenti delle squadre di calcio; la collusione di molte società con ampi spazi del territorio governati dall’illegalità e dalla criminalità.

E’ del tutto inutile chiedersi dove «l’Italia che conta» vivesse prima che il profilo da orco minaccioso di «Genny ‘ a carogna» si materializzasse rendendo pleonastica e irrilevante la presenza sullo stesso palcoscenico di un presidente del Consiglio, di un presidente del Senato, di un presidente del Coni e di un presidente della Federcalcio.

E’ noto infatti che «l’Italia che conta» generalmente vive in campane di vetro ben protette da ogni disturbo esterno dove in piena tranquillità, e comodità, può portare avanti la gestazione di vicende e pargoli che poi la risvegliano di soprassalto, come quelle bombe inesplose della seconda guerra mondiale fatte deflagrare in tempo di pace.

Perché una cosa è certa «Genny ‘a carogna» è figlio dei presidenti del Consiglio, del Coni, del Senato e così via, che si sono succeduti nel tempo, accumunati dalla stessa cecità e dalla stessa solidarietà nei confronti di quel mondo del calcio di cui si servono come vetrina, o come argomento per riempire di contenuti la pochezza della loro comunicazione.

Il guaio è che l’Italia è piena di figli alla «Genny ‘a carogna», e in settori dai quali non dipendono solo le deviazioni della domenica, ma la vita quotidiana della gente.

Una di queste «male creature» che «l’Italia che conta» si porta in grembo ormai da anni è la «mancata crescita». Ci voleva la voce grossa dell’Europa per ricordarci che la nostra economia sta partorendo un essere asfittico che non viene alimentato, e quindi inevitabilmente verrà su rachitico e destinato a non stare dritto sulle gambe?

«Cresciamo meno della Spagna a addirittura della Grecia», urla di dolore la solita politica, la solita informazione, la solita opinione pubblica. Ma dove abbiamo vissuto, tutti noi, negli ultimi venti anni per non accorgerci che da molti lustri non si fa più ricerca; che il nostro sistema industriale, salvo le sporadiche e benedette eccellenze, è ancorato a prodotti obsoleti; che il sindacato parla lo stesso linguaggio dell’autunno caldo; che le nostre università risultano agli ultimi posti di ogni classifica; che siamo preda del clientelismo, del nepotismo, delle raccomandazioni; per non parlare della burocrazia e della politica?

Doveva venire «Genny ‘a carogna», vestito con il doppiopetto targato Bruxelles, per ricordarci che non contiamo più niente? Come abbiamo potuto fare finta di non sapere che razza di Italia stavamo partorendo?

Possiamo definirci meravigliati se ormai siamo un Paese sull’orlo di una crisi di nervi? Su una sola cosa possiamo contare: nel caso di una nostra eventuale ed ennesima distrazione a ricordarcelo con rutti e pernacchie ci saranno sicuramente i Grillo, i Fassino, i Salvini, i no tav, il ritorno del mostro di Firenze, i rifiuti, il caro bollette e gli ultrà.

E per non farci mancare niente ora ci si mette anche Valeria Marini che dice che si è sposata, ma suo marito non ha mai consumato la prima notte di nozze. Brutti tempi veramente, se in Italia si mettono a fare cilecca anche i play boy.