31 maggio 2020
Aggiornato 06:00
Made in Italy

Renzi e Marchionne: chi compra estero ci spezza il cuore

Il Premier tenta di salvare l'olio italiano dagli spagnoli e la FIAT ai dipendenti: «non disprezzate le auto che costruite»

Matteo Renzi e Sergio Marchionne casualmente nello stesse ore, con due iniziative disgiunte ma assolutamente parallele nell'obiettivo che si prefiggono, hanno posto la condizione di ritrovare anche all'interno dei confini nazionali, la fierezza del «fatto in Italia», come condizione per rilancio dell'azianda tricolore.

Il premier non si è fatto sfuggire l'occasione del «Vinitaly» per portare personalmente (è la prima volta che un Presidente del Consiglio si fa vedere alla fiera veronese) il proprio incoraggiamento a seguire la strada intrapresa ad un settore, quello del vino, che in questo momento, rappresenta una delle punte di diamante del «made in Italy» nel mondo.

Ma nella trasferta veronese Renzi ha anche raccolto l'appello urgente che gli ha rivolto la Coldiretti, preoccupatissima per il destino futuro dell'olio d'oliva italiano. Uno dei prodotti più riconosciuti all'estero dell'agricoltura italiana sta infatti subendo un assalto da parte del governo spagnolo che ha manifestato l'intenzione di acquistare una partecipazione del colosso della distribuzione Deoleo, che già possiede i marchi italiani Sasso, Bertolli e Carapelli.

«Se l'operazione andasse in porto- ha ricordato a Renzi il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo - 300 milioni di litri di olio spagnolo ogni anno continuerebbero ad essere venduti come italiani sfruttando i marchi storici del 'made in Italy'».

Insomma al Vinitaly con Renzi e a Torino con Marchionne l'argomento centrale è finito per essere l' amor patrio. Non quello di serie A che dobbiamo al tricolore, alla nostra storia, ai patrioti che hanno dato la vita per dfendere l'Italia, per liberarla. Ma quell' amor patrio che potremmo definire attaccamento alla squadra, tipo quello che ci scalda il cuore quando gioca la nostra nazionale o Sorrentino vince l'Oscar.

Di questo tipo di attaccamento ci sono popoli che ne hanno anche troppo. I francesi per esempio vengono definiti sciovinisti per la smaccata partigianeria che dimostrano per tutto ciò che riguarda la «douce France». I tedeschi non ne parliamo, gli inglesi idem.

E gli italiani? Beh, se guardiamo indietro alla nostra storia vediamo che il nostro cuore batte molto spesso per tutto quello che porta una targa straniera.

E' giusto ? E' sbagliato? Naturalmente dipende dalla misura. Per esempio in campo commerciale con l'abbattimento delle frontiere e delle dogane difendere oltre un certo limite i propri prodotti infrange addirittura le regole comunitarie alle quali siamo legati. In più siamo un paese esportatore e quindi avremmo enormi svantaggi dalla ripresa di fanatismi sciovinisti o dal ritorno al protezionismo.

Ma si fa peccato a lamentarsi dell' eccesso di amore per tutto quello che viene da fuori, a fronte di un rifiuto preconcetto per ciò che si produce in casa?

La Fiat ha pensato che no, non si pecca. Al contrario, che sia giunta l'ora di puntare il dito contro l'eccessivo entusiasmo che gli italiani riservano alle auto straniere, soprattutto se si tratta di dipendenti della casa.

E per passare dalle parole ai fatti la Fiat è scesa nei parcheggi interni della fabbrica e ha impacchettato con una sorta di tessuto trasparente le auto di provenienza straniera. Poi ha appoggiato sulle auto «incriminate» una sorta di lamento amoroso accompagnato dal disegno di un cuore infranto: «vederti con un'altra ci ha spezzato il cuore: ma nonostante ciò continuiamo a pensare a te», il messaggio che Marchionne ha rivolto a chi volta le spalle al marchio.

Naturalmente la trovata dell'ufficio marketing della Fiat ha suscitato un sacco di polemiche. I sindacati hanno urlato alla violazione della privacy. I consumatori hanno definito l'iniziativa un attentato alla concorrenza.

Eppure la domada è lecita: si può contribuire a costruire una macchina, legare il proprio destino economico al successo di quel prodotto e poi comprarsi un' auto concorrente? Certo che si può, che si è liberi di farlo, ci mancherebbe... ma è anche coerente con quel gioco di squadra, quell'attaccamento ai colori che sfugge alle regole commerciali, ma spesso fa la differenza?

Si può anche tifare per la squadra avversaria quando gioca l'Italia, qualcuno in passato lo ha fatto. Ma un atteggiamento di questa fatta potremo annoverarlo fra quelli che comunemente riconosciamo come nobili sentimenti?

Silvio Berlusconi per anni, da presidente del Consiglio è entrato e uscito dal palazzo Chigi o da palazzo Grazioli esibendo alle telecamere di tutto il mondo una Audi fiammante. Non è necessario essere azionisti della Fiat per sentirsi irritati da quel rifiuto di Berlusconi verso il lavoro di tanti operai italiani.

Ve la figurate la Merkel che si fa vedere al volante di una Fiat? Holland, quando clandestinamente andava a trovare la sua amante nascosto dal casco, era ben attento a servirsi di un motorino rigorosamente made in France.

E' cosi che si fa. A meno che non vogliamo continuare a vincere il campionato del mondo di quelli che si fanno male da soli.

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