22 gennaio 2021
Aggiornato 08:30
Forze armate

Mauro: «Mi auguro che i 2 marò tornino al più presto e con onore»

Il ministro della Difesa: «Siamo convinti e assolutamente certi della loro innocenza, in genere i processi si fanno per dimostrare il contrario, ma noi siamo sicuri che attraverso l'esercizio del buon diritto non ci saranno ostacoli per il loro ritorno attraverso una soluzione equa e nel più breve tempo possibile»

ROMA - Mario Mauro ha auspicato che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone «tornino al più presto a casa» e che «lo facciano con onore». Il ministro della Difesa lo ha detto in occasione dello scambio di auguri di fine anno con i giornalisti al circolo Ufficiali delle Forze Armate d'Italia.

SOLUZIONE EQUA E RAPIDA - «Siamo convinti e assolutamente certi della loro innocenza, in genere i processi si fanno per dimostrare il contrario», ha detto Mauro, «ma noi siamo certi che attraverso l'esercizio del buon diritto non ci saranno ostacoli per il loro ritorno attraverso una soluzione equa e nel più breve tempo possibile».
«Fin dall'inizio come governo abbiamo voluto sottolineare l'aspetto della collegialità della responsabilità, incardinato intorno alla presidenza del Consiglio», ha ricordato il ministro, «la figura del negoziatore è mediata dal ministero degli Esteri e Staffan de Mistura» ne è uno «degli uomini di punta».

MI AUSPICO TORNINO CON ONORE - Il «ministero della Difesa ha un ruolo naturale, di sostegno e vicinanza», ha aggiunto, «aver garantito una catena di comando chiara che deriva dalla presidenza del Consiglio e attraverso il ministero degli Esteri dispone che non ci siano personalismi di sorta, io credo che sia il fattore più rilevante e qualificante. Mi aspetto e auspico che i nostri fucilieri di marina tornino al più presto a casa, ma auspico che lo facciano con onore».

NESSUN NUOVO SCENARIO DI IMPIEGO - Poi Mauro ha chiarito che L'Italia non immagina «al momento nuovi impieghi di forze armate su nuovi scenari». Il ministro della Difesa ha avvertito però che non è possibile pianificare «le aree di instabilità e le crisi».

7MILA UOMINI IN 21 PAESI - Quanto alle forze dispiegate in missioni all'estero: «Abbiamo circa 7mila uomini impegnati in 21 Paesi e 26 missioni», ha detto Mauro. Rispondendo a una domanda su possibili impegni futuri in Nord Africa e Medio Oriente, ha spiegato: «Sono stato in Kosovo, da lì si sono appena ritirati i francesi dovendo intervenire, oltre che in Mali, nella Repubblica Centrafricana: tutte le decisioni che noi assumeremo, le assumeremo nel dialogo con i nostri Paesi partner all'interno delle alleanze politiche qualificanti l'esperienza delle nostre istituzioni. Questo vuol dire che in concreto al momento non si immaginano nuovi impieghi di forze armate italiane su nuovi scenari».

CONFINE MEDITERRANEO - Nello stesso tempo, ha tuttavia subito chiarito il ministro, «dobbiamo essere consapevoli che il mondo non pianifica le aree di instabilità e le crisi. Considerando che oggi viviamo, l'Italia in particolare, proiettati nel Mediterraneo, di fronte al Nord Africa, alle cui spalle è operativa una vera e propria legione straniera del terrore fatta di decine di migliaia di uomini ascrivibili alle più diversificate sigle del variegato mondo del terrorismo internazionale, noi dobbiamo aspettarci continuamente nuovi problemi».

ATTENZIONE A TERRORISMO - L'Italia è pronta, ha assicurato Mauro. «L'attenzione è costante così come rilevanti sono le sfide», ha proseguito, «in un lungo colloquio ieri con la presidente del Kosovo, riflettevamo sul fatto che i cittadini che vengono da Paesi europei che in questo momento sono segnalati essere presenti nel disgraziato scenario siriano potrebbero essere più di mille 500, tra questi molti cittadini kosovari. Non dobbiamo quindi abbassare la guardia, dobbiamo essere consapevoli che quello terroristico è un contagio possibile dove ci sono forti ragioni per ideologizzare delle minoranze e dobbiamo essere soprattutto attenti alla cooperazione internazionale perché è nel dialogo con la comunità internazionale che vengono trovate le soluzioni più opportune».

UE SI OCCUPI DI SICUREZZA - Il ministro ha poi riferito in commissione Difesa alla vigilia del Consiglio Europeo di Bruxelles: «L'Europa deve occuparsi di sicurezza perché gli impegni sono di entità tale che gli Stati membri non possono svolgere questo compito in autonomia».

PROCESSI DECISIONALI - Mauro ha illustrato tre «assi di sviluppo» per la politica di sicurezza e difesa comune europea: innanzitutto, l'incremento dell'efficacia degli strumenti, il che significa «ottimizzare i processi decisionali e le strutture operative, e aumentare flessibilità e strumenti di intervento», nonché elaborare una strategia di sicurezza marittima e una politica sicurezza del cyberspazio.

METTERE IN COMUNE ASSET - In secondo luogo, è fondamentale il «pool sharing» delle capacità esistenti: occorre mettere in comune asset preziosi e avviare programmi di cooperazioni in settori innovativi, come ad esempio gli apparecchi teleguidati (droni).

COLLABORARE FRA MEMBRI - Infine, va curata la base tecnologica industriale, che serve a garantire la competitività del nostro Paese nel settore: lanciare progetti pilota su sistemi innovativi e fare specifica attenzione alle piccole e medie imprese, fonti di innovazione in tutte le fasi di sviluppo. «Non so se sia realistico aspettarsi in tempi brevi una politica comune di sicurezza e difesa europea, ma senza di questa non ci sarà alcun futuro politico per l'Europa», ha concluso Mauro.