22 febbraio 2020
Aggiornato 21:30
Popolo della Libertà

Alfano frena gli scissionisti, «il leader è Silvio Berlusconi»

Il vicepremier: «I sottoscritti consiglieri nazionali si riconoscono nella guida del nostro presidente, ovviamente a cominciare da me. Questo sarebbe il primo rigo di ogni documento che io dovessi sottoscrivere»

ROMA - «I sottoscritti consiglieri nazionali si riconoscono nella leadership di Silvio Berlusconi, ovviamente a cominciare da me. Questo sarebbe il primo rigo di ogni documento che io dovessi sottoscrivere». Così il vicepremier e ministro dell'Interno Angelino Alfano a Bruno Vespa, nel nuovo libro «Sale, zucchero e caffè. L'Italia che ho vissuto da nonna Aida alla Terza Repubblica».
Alfano ha inoltre smentito a Vespa qualsiasi raccolta di firme da parte dell'ala governativa del partito: «Non è vero che circola un documento degli 'innovatori' già da far sottoscrivere per il prossimo consiglio nazionale. Non è partita una raccolta di firme in vista del consiglio nazionale di Forza Italia (Fi). Il dubbio non riguarda la leadership di Berlusconi, non è questo e l'oggetto del dibattito, come non lo è neanche il nome di Fi, perché richiama anni bellissimi - ha proseguito Alfano - ci sono altre questioni su cui crediamo si debba discutere. Le porremo all'attenzione dell'opinione pubblica oltreché del nostro movimento politico nei prossimi giorni».

CICCHITTO, FI È ERRORE TRAGICO - Molto meno ottimista in vista della ri-nascita di Fi, Fabrizio Cicchitto: «Così nasce un movimento fideistico altro che ritorno al 1994. Non ritroveremo i sei milioni di voti persi alle politiche». In un'intervista a La Stampa Cicchitto ha continuato: «Lo considero un errore tragico, un'operazione il cui rischio è quello di mettere in piedi un movimento fideistico ed estremista, esattamente il contrario del partito a maglie larghe di stampo liberal-moderato lanciato nel 1994. Sarebbe sostenuta solo dallo zoccolo duro e le sfuggirebbe tutta una vasta area di centro. Se poi aggiungiamo la sciagurata ipotesi di una crisi di governo che qualche falco ma non aquila vorrebbe innescare in tempi brevi, il movimento imboccherebbe la china dell'estremismo, evitata in extremis da Berlusconi stesso il 2 ottobre scorso».

ALFANO RAPPRESENTA RINNOVAMENTO - Secondo Cicchitto alle ultime elezioni «la leadership di Berlusconi ha evitato una sconfitta, ma non è bastata e, a mio avviso, non basterebbe in caso di nuove elezioni a recuperare quegli elettori in fuga. Di qui la proposta di coniugare insieme la continuità berlusconiana e il rinnovamento rappresentato da Alfano. La partita è tutta concentrata sul consiglio nazionale e sui messaggi politici che in quella sede devono confrontarsi. Comunque escludo pregiudizialmente ogni ipotesi centrista: siamo tutti saldamente con i piedi e con la testa dentro a un centrodestra alternativo alla sinistra. Non mettiamo il carro davanti ai buoi. Il terreno della discussione è questo, malgrado tutte le provocazioni che sono in corso».

BRUNETTA, L'AMICO ALFANO STA CON BERLUSCONI - Di parere opposto Renato Brunetta, dai microfoni di Radio 24: «Alfano sta con Berlusconi. E' cosa ben diversa da Fini. Alfano è mio amico. Non faranno un gruppo autonomo perché consentirebbero la vittoria della sinistra e questo non se lo può permettere nessuno all'interno di Fi. Disuniti si perde. Non ci sono mai state correnti dentro Forza Italia-Pdl».

SI DECIDE TUTTO 8 DICEMBRE - Poi Brunetta ha ri-lanciato la candidatura di Marina Berlusconi: «Se accetta di impegnarsi in politica può ottenere buoni risultati. Ma fino ad oggi ha detto sempre di no, in modo sempre più scocciato. Fino ad oggi - ha osservato - non ci sono state scelte, decide il consiglio nazionale, che si farà l'8 dicembre o anche prima. Fino ad oggi il Pdl non è stato sciolto, né sono state azzerate le cariche. Sul mio sito web ieri alle 20 ho lanciato un sondaggio per chiedere se gli elettori del Pdl preferiscano un partito con struttura democratica, che sostenga il governo, o un partito verticistico che lo faccia cadere. Questa mattina già 11mila voti, il 62 per cento dei quali - ha concluso - a favore della prima opzione».

LUPI, C'È IN ATTO CONFRONTO - Anche il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi ha detto la sulla transizione in atto nel Pdl: «C'è un confronto su due questioni, la responsabilità di governo in un momento difficile per il Paese come questo rispetto al progetto politico che Silvio Berlusconi ha voluto e un partito che possa organizzarsi dando espressione alla classe dirigente formata dal presidente Berlusconi».
«In questi quaranta giorni - ha aggiunto riferendosi al periodo che precede il consiglio nazionale del Pdl chiamato a decidere l'8 dicembre sul passaggio alla nuova Fi - ci confronteremo su questo. Credo che possa essere solo utile e positivo per l'unità di Fi. In questo momento dobbiamo essere tutti concentrati, come Fi e centrodestra, a governare il Paese, a farlo uscire dall'emergenza, a migliorare la legge di stabilità e questo sarà il contributo dei ministri delle nuova Fi a dei parlamentari».

PARTITI NON NASCONO DA AZZERAMENTI - Per il ministro delle Infrastrutture quindi «il Pdl morirà, nel senso che si metterà in sonno, l'8 dicembre quando la proposta, approvata all'unanimità dall'ufficio di presidenza, verrà sottoposta al consiglio nazionale. Su questo ci sarà il confronto, sulla modalità con cui Fi dovrà aprirsi alla società civile, riorganizzarsi, sarà il grande tema di discussione. Abbiamo voluto evitare che la proposta di Fi fosse la rivincita del 2 ottobre. Un partito non nasce con l'azzeramento, ma perché ha un grande prospettiva. Questo penso sia l'intento di Silvio Berlusconi».

GASPARRI, IO UNICO CONTRARIO A NOME FI - «Il nome Fi? Io fui l'unico qualche mese fa in una riunione fra i 25 presenti ad esprimere perplessità sul nome di Fi, avrei preferito visto che si parlava di un soggetto nuovo anche un nome nuovo, tutti gli altri, Berlusconi compreso, ovviamente, furono invece decisi nel mantenere questo nome. Ma per noi del Pdl - ha osservato - le spaccature sarebbero letali, io vorrei stare come in America. Due grandi partiti, il democratico e il repubblicano. Io voglio un partito partecipato, poi uno può avere la provenienza che crede, dal mondo delle professioni, dell'economia, dell'imprenditoria».