23 ottobre 2019
Aggiornato 21:00
Politica estera | Crisi marò

Marò, il Ministro Mauro: «Confido in una soluzione equa e rapida del caso»

L'esponente del Governo: «Siamo vicini ai militari e alle loro famiglie. Non c'è nessuna necessità di inasprire in questo momento le relazioni con le autorità indiane che stanno procedendo bene per risolvere il caso. L'Italia continua a sollevare un problema di giurisdizione che verrà espiato secondo le regole del diritto internazionale»

ROMA - Il rifiuto italiano alla richiesta della polizia indiana di interrogare gli altri quattro fucilieri di Marina che formavano il team di sicurezza sulla Enrica Lexie insieme a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone «rischia di far ritardare la chiusura delle indagini» sull'incidente del 15 febbraio 2012 in cui morirono due pescatori indiani. La notizia riportata sui maggiori giornali della capitale indiana ha portato il ministro della Difesa Mario Mauro a intervenire: «La verità è che gli altri fucilieri possono essere ascoltati in Italia, oppure in videoconferenza, oppure attraverso una loro dichiarazione che poi è simile a quella resa dai marò, ha detto il ministro al margine del Meeting di Comunione e liberazione. Ricordo che nonostante si sia all'interno di un processo, che è quello dell'autorità giudiziaria indiana, l'Italia continua a sollevare un problema di giurisdizione che verrà espiato secondo le regole del diritto internazionale».

SOLUZIONE RAPIDA - Poi Mauro ha ricordato la posizione italiana: «Non è mutato nulla se non il fatto che sono passati altri giorni in cui i nostri fucilieri hanno continuato a vivere a Delhi in una condizione di non piena libertà e per questo da parte nostra va ribadito con forza che ci sia una soluzione equa e rapida del caso. Siamo vicini ai marò e alle loro famiglie. Non c'è nessuna necessità di inasprire in questo momento le relazioni con le autorità indiane che stanno procedendo bene per trovare una soluzione equa a rapida del caso». Il ministro ha voluto poi ricordare che nel colloquio con le autorità indiane «i nostri fucilieri si attengono alle regole precise dettate dal fatto di essere militari. Le risposte che forniscono alle autorità indiane sono in ragione del fatto che sono militari. Non c'è un rifiuto, non è un rifiuto il fatto che gli altri fucilieri di marina non si recheranno in India perché è la legge indiana che prevede altre modalità per rendere testimonianza in casi di questo genere».