14 luglio 2024
Aggiornato 02:30
Le polemiche sull'election day

Quirinale: Nessun motivo plausibile per un voto anticipato

Basta riportare le poche frasi contenute in una nota del Quirinale di pochi giorni fa, per capire quale sia la linea del Colle di fronte alle fibrillazioni della «strana maggioranza»

ROMA - Non c'è nessun motivo plausibile per un voto anticipato. Basta riportare le poche frasi contenute in una nota del Quirinale di pochi giorni fa, per capire quale sia la linea del Colle di fronte alle fibrillazioni della 'strana maggioranza'. «Negli ambienti del Quirinale non si coglie il senso del parlare a vuoto di elezioni anticipate non essendone presentate le condizioni e non emergendo motivazioni plausibili», si leggeva nel testo diffuso lo scorso 3 novembre dopo giorni in cui si erano rincorse voci sull'interesse di alcune forze politiche (Pdl e Udc) ad anticipare le elezioni politiche a febbraio.

Ieri si è riaccesa la polemica sul voto a causa del pressing del Pdl per l'election day accompagnato dalla minaccia di mettere in crisi il governo di Mario Monti. Pressing rispetto al quale, a quanto si apprende, al Colle si reagisce così: «ognuno deve assumersi le proprie responsabilità». Napolitano ha spesso ricordato come i compiti che attendono l'esecutivo necessiterebbero la conclusione naturale della legislatura. Dunque servirà un motivo «plausibile» per anticipare quella data, ossia una crisi nella maggioranza che sostiene Monti. Ma chi in Parlamento si assumerebbe l'onere di far cadere il governo che ha 'salvato' il paese dalla catastrofe e ridotto quello spread che stava facendo saltare il nostro debito pubblico?

Il Quirinale non entra ovviamente nella polemica politica che si sta alimentando sulla questione dell'election day, tanto più che essa appare tutta legata a interessi divergenti tra i partiti della strana maggioranza in vista delle regionali. E' chiaro che l'esigenza istituzionale richiederebbe che dopo lo scioglimento dei consigli regionali si tornasse quanto prima al corpo elettorale, viene spiegato, ma ad esempio nel Lazio lo Statuto concede una totale autonomia sulla scelta della data del voto, senza considerare la sentenza del Tar e il ricorso della Polverini al Consiglio di Stato. A ben vedere dunque sulle regionali si stanno giocando le strategie politiche dei partiti. Da un lato infatti Pdl e Udc non vogliono il voto disgiunto regionali- politiche perchè temono l'effetto traino negativo di una sconfitta in Lazio e Lombardia. Dall'altro il Pd, favorito in queste consultazioni, nega la necessità di un accorpamento della data del voto. Infine sulla ipotesi di voto anticipato gioca anche la coincidenza della elezione del successore di Napolitano subito dopo l'elezione del nuovo Parlamento, quando Camera e Senato esprimeranno i nuovi rapporti di forza, con il Pd che avrà la maggioranza, uno scenario che ovviamente non rassicura il partito di Berlusconi e Alfano.