19 gennaio 2020
Aggiornato 19:30
L'intercettazione tra il Colle e Mancino

Napolitano: «Non sono ricattabile». E con Berlusconi è gelo

Non siamo al «non ci sto» di Oscar Luigi Scalfaro, ma la sostanza è quasi la stessa: Giorgio Napolitano non va in tv come il suo predecessore, ma la nota del Quirinale che definisce «risibile» ogni tentativo di «ricattare», di «campagna di insinuazioni e sospetti», di «manovra destabilizzante» è di una durezza senza precedenti

ROMA - Non siamo al «non ci sto» di Oscar Luigi Scalfaro, ma la sostanza è quasi la stessa: Giorgio Napolitano non va in tv come il suo predecessore, ma la nota del Quirinale che definisce «risibile» ogni tentativo di «ricattare», di «campagna di insinuazioni e sospetti», di «manovra destabilizzante» è di una durezza senza precedenti.

La scelta di Panorama, un giornale di proprietà di Silvio Berlusconi, di riportare una presunta ricostruzione delle intercettazioni tra Napolitano e Mancino, sembra far avverarsi un incubo per il Quirinale: la saldatura tra il «populismo» di sinistra e quello di destra nel gioco allo sfascio delle istituzioni, proprio alla vigilia di una delicata campagna elettorale. Una saldatura di cui si erano avute già avvisaglie nelle scorse settimane, ma che adesso appare quanto mai preoccupante per il salto di qualità.

Certo, nessuno può dimostrare che Berlusconi fosse informato della scelta del suo settimanale, che peraltro ha proposto la faccenda come la denuncia di un tentativo di ricatto al capo dello Stato. Ma è un dato di fatto che dal Cavaliere non è arrivata nessuna presa di distanza e, anzi, Sandro Bondi ha pure detto che «la presidenza della Repubblica non può essere esente da critiche e da giudizi». E secondo fonti del Pdl, la visita di Gianni Letta al Quirinale è stata dettata proprio dall'esigenza di rassicurare un Napolitano quanto mai allarmato e irritato.

D'altro canto, non si può non notare che nella nota diffusa alla fine del colloquio Letta esprime solidarietà «personale» a Napolitano. E il quadro che l'alter ego moderato di Berlusconi ha fatto al presidente non sembra sia stato particolarmente rassicurante: Napolitano avrebbe avuto la conferma di un Pdl diviso in correnti diverse, con in 'falchi' ultimamente parecchio ascoltati da Berlusconi.

Per Napolitano, era già abbastanza grave la campagna 'da sinistra' condotta dal Fatto, da Idv, da Grillo. Ma se un partito come il Pdl scegliesse la linea dell'attacco alle istituzioni il livello di allerta non potrebbe che salire al massimo livello. Che sia in atto un tentativo di condizionare il Quirinale ormai non viene messo più in dubbio e per questo nella nota del Quirinale si dice che è «risibile la pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter 'ricattare' il Capo dello Stato. Il timore è che a questo gioco si uniscano in troppi. A chiunque abbia a cuore la difesa del corretto svolgimento della vita democratica - concludeva la nota del Quirinale - spetta respingere ogni torbida manovra destabilizzante».

Il presidente, comunque, vuole evitare di entrare in polemiche politiche. La speranza è che riesca a prevalere l'ala moderata del Pdl ed è significativo che anche Fabrizio Cicchitto abbia oggi invitato il centrodestra a non dare «sponda» al «populismo della sinistra». Ma Napolitano sa bene che la partita è ancora lunga e che ci saranno altri momenti difficili da affrontare.