31 agosto 2025
Aggiornato 20:30
La crisi dei debiti sovrani in Europa

Monti: Sistema debole dà spread alto e rischi contagio

Il Premier: No a cambi di mandato della BCE o ripercussioni sulla sua credibilità. Rafforzamento mercato comune è la via per la crescita. Brunetta: Riportiamo l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2014

ROMA - Doveva essere incentrata sul ricordo di Tommaso Padoa-Schioppa la lecture in videoconferenza del presidente del Consiglio, Mario Monti, alla seconda edizione della sessione dedicata all'economista italiano scomparso nel 2010 del Business Economic Forum di Bruxelles, invece è diventata una lezione di economia di alto livello, necessaria, nell'ennesimo giorno di altalena dello spread Btp-Bund e dei mercati azionari di mezza europa (oggi positivi), per fare il punto sulla situazione economica dell'Unione, per invitare la Germania a una «rapida e profonda riflessione» sui rischi di contagio delle crisi finanziarie e per dire «no» a cambi di ruolo e mandato della Bce. Soprattutto, però, Monti ha lanciato una appello forte: «lo spread calerà soltanto se l'Ue farà scelte credibili». Ora è alto, ha detto, «a causa di una generale debolezza del sistema più che dei singoli stati».

La BCE non deve cambiare il suo mandato - Il tutto, però, è partito dai rapporti di collaborazione tra il premier italiano e l'ex ministro del governo Prodi, durati oltre 40 anni, visto che i due frequentarono insieme la Bocconi. E quale modo migliore per ricordare un amico se non portarne avanti l'opera e la visione? Ecco allora che Monti ha rimarcato il suo «convinto europeismo», ricordato alla platea che il suo «non aver mai usato la commissione europea come paravento o scusa» per scelte anche impopolari e orientate al rigore e per dire che «la Banca Centrale non deve cambiare il suo mandato», pena anche una «perdita di credibilità».
Del resto, ha ragionato il premier, dicendosi in questo «forse troppo tedesco», la Banca Centrale Europea «in pochi anni ha ottenuto un'eccellente reputazione in condizioni molto difficili e, anche con l'attuale mandato, è stata in grado di decidere modalità di intervento efficaci». Se la Bce avesse un altro ruolo, è stato il ragionamento, i governi potrebbero tendere a usarla come scusa per non pagare prezzi politici di loro scelte. Inoltre, un cambio d'indirizzi «avrebbe effetti controproducenti sulla stessa credibilità» dell'istituzione finanziaria. Secondo Monti, quindi, sarebbe meglio preoccuparsi della necessità di «salvaguardare l'integrità dell'area Euro», perchè la stabilità finanziaria «può essere messa a rischio dall'evaporazione della valuta».

Brunetta: Riportiamo l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2014 - «È arrivato il momento di dire basta ai diktat della Germania. Ciò significa mutare il segno delle aspettative di breve, non pensando che queste non influenzino quelle di lungo periodo. Per essere chiari, è necessario che si vada certamente a fondo nella spending review, nei tagli, con un obiettivo immediato di revisione e di riallocazione della spesa pubblica, ma non con la pressione di un obiettivo di riduzione immediata, non con un obiettivo congiunturale». È quanto scrive l'ex ministro e deputato del Pdl Renato Brunetta in un editoriale pubblicato oggi dal Giornale.
«Insomma - sottolinea - basta tagliare sull'altare della riduzione del deficit. I mercati non sanno che farsene di un Paese in pareggio ma economicamente stremato. Invece, le risorse reperite nell'immediato devono essere tutte reinvestite, mentre la riduzione di spesa da ricercare deve essere strutturale e diretta a una riduzione altrettanto strutturale della pressione fiscale. Meno spesa, meno tasse».
«Ciò vuol dire - continua il coordinatore dei dipartimenti del Pdl - nessuna correzione del deficit che aumenta a causa del ciclo negativo. Ricollochiamo, piuttosto, ufficialmente l'obiettivo di pareggio del bilancio al 2014, secondo il calendario già concordato con l'Europa, prima della bufera, dell'imbroglio, dell'estate scorsa, e corretto in agosto con l'accettazione delle richieste della Bce, nel pieno della crisi che dalle banche veniva trasferita ai debiti sovrani in tutta Europa e che in quel momento veniva indirizzata verso l'Italia».