29 giugno 2022
Aggiornato 00:00
Il viaggio del Pontefice in America Latina

Il Papa a Cuba sulle orme di Wojtyla

L'incontro tra Fidel Castro e Karol Wojtyla segnò una svolta epocale. Rispetto a 14 anni fa, tuttavia, molte cose sono cambiate, nel regime castrista e nella Chiesa cattolica mondiale. Entrambi oggi in una fase di lunga transizione

CITTÀ DEL VATICANO - Quando il Papa arriverà a Cuba, il 26 marzo - seconda tappa della sua visita in America latina dopo il Messico - ricalcherà le orme del viaggio epocale che compì nel 1998 il suo predecessore Giovanni Paolo II. Ratzinger riproporrà la politica consolidata della Santa Sede nei confronti dell'isola-baluardo comunista nel continente sudamericano: dialogo con il governo, impegno per una maggiore libertà della Chiesa cattolica locale, condanna dell'embargo statunitense. Rispetto a 14 anni fa, tuttavia, molte cose sono cambiate, nel regime castrista e nella Chiesa cattolica mondiale. Entrambi oggi in una fase di lunga transizione.

L'incontro tra Fidel Castro e Karol Wojtyla segnò una svolta epocale. Dopo aver preso il potere nell'isola, nel 1959, il regime imprigionò, ucciso o esiliato 3.500 preti e suore, confiscò i seminari e nazionalizzò le proprietà ecclesiastiche. Cuba ero uno Stato ateo. Poi il crollo del muro di Berlino fece tramontare la centralità della piccola isola nei Caraibi (e gli aiuti sovietici). Fidel Castro cercò nuovi alleati e trovò in Wojtyla un interlocutore prezioso. Il Papa polacco, da parte sua, vide nella visita a Cuba un importante tassello della sua battaglia a favore dell'evoluzione del comunismo internazionale in un sistema maggiormente rispettoso della persona umana. «Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba», disse. Oggi Papa è il teologo Joseph Ratzinger (84 anni) e capo dello Stato cubano è il fratello di Fidel (85 anni), Raul Castro (81 anni). A parte i due protagonisti dell'incontro, è la situazione complessiva ad essere cambiata.