29 marzo 2020
Aggiornato 21:00
Il 5 dicembre sarà nominato dalla Corte d'Assise d'appello

Omicidio via Poma, una nuova perizia su analisi tracce dna

Riesaminare il sangue sulla porta, l'orario della morte e il morso sul seno di Simonetta Cesaroni. Durante il processo d'Appello via libera alla richiesta avanzata dai difensori di Busco condannato a 24 anni per l'omicidio dell'ex fidanzata uccisa il 7 agosto del 1990 con 29 coltellate

ROMA - Un perito dovrà esaminare tutte le consulenze scientifiche svolte nell'ambito del processo per l'omicidio di Simonetta Cesaroni nell'ambito del quale, in primo grado, è stato condannato a 24 anni di reclusione Raniero Busco, fidanzato della vittima all'epoca dei fatti, il 7 agosto del '90. A stabilire «il passo da compiere per arrivare alla verità», come ha detto il difensore dell'imputato, l'avvocato Paolo Loria, è stata la corte d'assise d'appello della Capitale, presieduta dal giudice Mario Lucio D'Andria. Il 5 dicembre prossimo verrà nominato il perito. «Per allora potrete anche far intervenire i vostri professori - è stato detto alle parti - ma di tempo per dargli spazio ce ne sarà».
Con una ordinanza di una pagina il tribunale, ha accolto di fatto le richieste sia dei difensori che del pg Alberto Cozzella, ed ha deciso un «rinnovamento dibattimentale» e la nomina di un esperto che chiarisca tutti i dubbi rispetto all'orario della morte, le lesioni sul corpo di Simonetta, ed anche le modalità di conservazione dei reperti esaminati. «Il dato della presenza di tracce con il dna di Busco rinvenute sul corpetto e il reggiseno non è mai stato messo in discussione - ha spiegato il rappresentante dell'accusa - gli elementi collegati, a partire dal morso che sarebbe stato dato al seno al momento della morte, vengono ricavati da ipotesi successive. Per questo è necessario una perizia conclusiva».

I legali: Il Processo durerà un anno almeno - La corte - si spiega nel provvedimento - ha ritenuto necessario «disporre una perizia medico-legale e genetica al fine di riesaminare le contrastanti prospettazioni dei consulenti del pubblico ministero e delle parti private, tra l'altro in ordine all'orario della morte, alla natura ed all'epoca di determinazione delle lesioni riportate dalla Cesaroni sul seno sinistro e in regione sterno-claveare nonché sulle modalità di conservazione dei reperti utilizzati per le analisi genetiche e sulla loro attribuibilità».
Inoltre è stata disposta l'acquisizione di accertamenti scientifici svolti negli anni passati, come richiesto dalla difesa. In particolare di una consulenza biologica redatta da Giampietro Lago e Luciano Garofano nel 1999 su tracce di sangue trovate una porta interna dell'appartamento di via Poma. In particolare il sangue riscontrato sulla maniglia interna e sul lato interno della porta secondo i periti aveva un dna incompleto e quindi non era attribuibile a nessuno.
Sulle stesse tracce fu svolta una perizia anche da Angelo Fiori, medico legale che all'epoca dell'omicidio nominato dal gip. Questi evidenziò che quella macchia di sangue è di gruppo A, mentre Simonetta e Raniero hanno entrambi gruppo 0. L'esperto non venne sentito nel processo di primo grado e così ha scritto una lettera a Franco Coppi che l'ha allegata ai motivi d'appello e che ora è stata acquisita dalla Corte d'assise d'appello. «E' un galantuomo che si è sentito in dovere di intervenire spiegando quello che lui aveva visto e preso in esame», ha detto Coppi nel corso del suo intervento.

La I Corte d'Assise d'appello è presieduta Mario Lucio D'Andria. Il giudice a latere è Giancarlo De Cataldo, autore di libri e saggi. I giudici popolari, compresi i supplenti sono due uomini e otto donne. «Hanno preso una decisione che farà chiarezza - hanno detto i legali di parte civile - ma non va dimenticato che il perito non potrà analizzare quasi nulla direttamente e dovrà studiare solo le carte. Il processo, in questo modo, durerà almeno fino a metà del prossimo anno».

Giuria a prevalenza femminile - «La sentenza di primo grado è poderosa. Ha preso in esame una massa enorme di elementi. Le indagini, durate quasi vent'anni, hanno chiarito molti punti». Così ha detto il pg Cozzella nel corso del suo intervento davanti ai giudici della I corte d'assise d'appello. «La lesione dovuta al morso sul seno della vittima - ha proseguito - è certa. E non dovuta ad un fermacapelli come ipotizzato dai consulenti della difesa».
Nei quesiti il rappresentante della pubblica accusa, chiede che il perito chiarisca «la contestualità produttiva delle lesioni evidenziata dai caratteri descrittivi di «crosticina siero ematica» delle medesime a carico della regione sterno claveare destra e del capezzolo e delle relative immagini iconografiche?».
E poi chiede ancora se «la deformazione del capezzolo sinistro, in confronto con la normale forma di quello destro, non risulta essere di una compressione esercitata contestualmente al decesso e non giorni prima?».
Il pg aveva chiesto che venisse valutato anche il «morso» di Busco. Dal punto di vista «anatomico e dimensionale». Ed inoltre che venga svolta una «analisi spaziale poligonale e analisi non metrica fra il morso e la definizione del Busco». La corte presieduta da D'Andria è formata da una formazione di giudici popolari a prevalenza femminile, con 8 donne e due uomini, compresi i cosiddetti 'supplenti'.

Moglie Busco: viviamo in attesa - «Viviamo nell'attesa, cerchiamo di avere fiducia nella giustizia ma siamo ancora molto arrabbiati per come è andato il processo di primo grado». Fuori dall'aula Europa della corte d'assise d'appello di Roma, la moglie di Raniero Busco, la signora Roberta Milletarì, parla a bassa voce. Accanto a lei ci sono gli amici e le amiche di Morena, chi in questi anni non ha mai fatto mancare il suo affetto. Busco è stato condannato nel gennaio scorso a 24 anni per l'omicidio di Simonetta Cesaroni.
«Ci sono tante persone che ci sono vicine più di quante erano nel processo di primo grado. Da allora abbiamo cercato di vivere normalmente, soprattutto per i nostri bambini. Non è stato facile con lo spettro di questo nuovo processo. Siamo sempre in attesa.
La vicinanza di tanta gente è bellissima anche su facebook è stato aperto un gruppo di sostegno con oltre 1600 sottoscrittori, hanno scritto: La legge è fatta dal popolo italiano e il popolo ti crede innocente. Ci danno veramente forza anche se non è facile».

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