2 luglio 2020
Aggiornato 15:30
Il giallo senza fine

Omicidio via Poma: si è suicidato Pietrino Vanacore

Si è gettato in acqua nel tarantino, dove risiedeva da anni. Lavorava nello stabile a Roma dove morì Simonetta Cesaroni nel '90

ROMA - Si è suicidato Pietrino Vanacore, l'ex portiere dello stabile di via Poma, nel quale fu trovato il corpo di Simonetta Cesaroni. Lo ha reso noto l'edizione delle 13 del Tg5. Vanacore si è gettato in acqua in località Torre Ovo, vicino Torricella, in provincia di Taranto, dove risiedeva da anni. Vanacore, ha riferito il Tg5, avrebbe lasciato una scritta su un cartello: «20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio».

BIGLIETTI IN AUTO- Vanacore ha lasciato almeno due o tre biglietti di addio nella sua auto parcheggiata a poca distanza dal luogo del suo suicidio: uno sul tergicristallo dell'auto e uno all'interno della vettura. In tutti, secondo quanto si è appreso da fonti investigative, l'ex portiere di via Poma avrebbe scritto più o meno lo stesso messaggio: «20 anni di martirio senza colpa e di sofferenza portano al suicidio».

IL LEGALE DI BUSCO - «Non so come interpretare questo fatto. L'ho saputo 20 minuti dopo che era successo». Ha detto così in prima battuta l'avvocato Paolo Loria, difensore di Raniero Busco, imputato nel processo per l'omicidio di Simonetta Cesaroni. «La morte di Vanacore è troppo vicina alla scadenza processuale per non essere collegata e sicuramente lui non se l'è sentita di testimoniare. Lui ha vissuto con rimorso sulla coscienza questa storia, e non perché lui fosse l'autore dell'omicidio, ma perché sapeva. Evidentemente, però, non poteva parlare neanche a distanza di anni. Non se l'è sentita, secondo me, di affrontare i giudici, gli avvocati e la testimonianza in aula».

TESTIMONE DEL DELITTO - Fu lui a trovare il corpo senza vita della Cesaroni. Il 10 agosto del 1990 infatti Vanacore fu fermato dalla polizia per poi tornare in libertà il 30 agosto successivo. Il 26 aprile del 1991 il gip Giuseppe Pizzuti accolse la richiesta di del pm Pietro Catalani e archiviò gli atti riguardanti Vanacore e altre cinque persone. Il 30 gennaio del 1995 il portiere uscì definitivamente di scena: la Cassazione confermò infatti la decisione della Corte d'appello di non rinviarlo a giudizio con l'accusa di favoreggiamento. Allora decise di lasciare Roma e tornare nella sua terra d'origine. Era pugliese, nato a Sava., nell'entroterra tarantino.

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