9 agosto 2020
Aggiornato 19:30
Restano i misteri

Delitto di via Poma, Pietrino Vanacore muore suicida

Oggi l'autopsia sul corpo dell'ex portiere coinvolto nell'omicidio di Simonetta Cesaroni poi prosciolto

ROMA - Vent'anni dopo, un suicidio che non chiarisce i misteri di via Poma. Sarebbe dovuto tornare in un'aula di giustizia venerdì prossimo, questa volta come testimone, Pietrino Vanacore, l'ex portiere dello stabile in cui il 7 agosto del 90 fu uccisa Simonetta Cesaroni. Ma non varcherà la soglia della della III Corte d'Assise dove viene giudicato l'ex fidanzato di Simonetta, Raniero Busca. Con la sua morte, annegato vicino Taranto dove viveva, non si dirada il mistero. Solo un bigliettino ritrovato nell'auto con scritto: «20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio».

Indagini - La Procura di Taranto ha comunque aperto un fascicolo d'inchiesta. Oggi alle 11 ci sarà l'autopsia disposta dalla magistratura. Davanti ai giudici, Vanacore avrebbe potuto avvalersi della facoltà di non rispondere, per essere stato coinvolto per l'accusa di favoreggiamento nel primo processo e poi essere stato completamente prosciolto. Era stato comunque citato, per venerdì prossimo, come testimone nel procedimento a carico di Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta.
Nel garage dell'abitazione di Vanacore è stata trovata una bottiglia contenente un residuo di sostanza anticrittogammica, diluita con acqua. Di qui l'ipotesi che l'uomo, prima di compiere il gesto estremo, abbia ingerito il potente veleno per provocarsi uno stato di incoscienza. D'altra parte, Vanacore è stato trovato appeso ad un alberello, con una corda legata alla caviglia sinistra, lunga abbastanza da farlo rimanere immerso nelle acque marine sottostanti. Tutto lascia pensare ad un sistema studiato nei dettagli per soffrire poco, per morire con certezza e per far ritrovare il corpo.

Non e stato possibile sentire la moglie di Vanacore. La donna, già in stato di prostrazione, al momento dell'interrogatorio è stata colta da malore. La nipote di Vanacore, invece, ha fornito qualche elemento di conferma all'ipotesi del suicidio riferendo che dal momento in cui lo zio aveva ricevuto l'atto di comparizione al tribunale di Roma, sarebbe diventato particolarmente nervoso ed ansioso, tanto da far ricorso a tranquillanti e sonniferi per dormire.

Il processo - Vanacore avrebbe dovuto testimoniare venerdì prossimo, il 12 marzo, nell'ambito del processo a Raniero Busco, accusato di aver ucciso l'ex fidanzata Simonetta Cesaroni. La ragazza, 21enne romana, fu trovata morta con 29 coltellate il 7 agosto del 1990 in un ufficio in Via Poma, nel quartiere Prati a Roma. Nell'udienza di venerdì (confermata) è prevista la testimonianza, davanti ai giudici della III Corte d'Assise presieduta da Evelina Canale, anche dell'ex datore di lavoro della ragazza Salvatore Volponi, del figlio Luca, di Giuseppa De Luca, moglie di Vanacore, e del figlio dei due portieri, Mario, nonché di due esperti della polizia scientifica che esaminarono la scena del crimine nell'imminenza del fatto. Nell'udienza di venerdì Vanacore avrebbe potuto scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del pm Ilaria Calò in quanto indagato in procedimento connesso. Ciò in quanto fu in passato coinvolto in questa stessa inchiesta.