27 febbraio 2024
Aggiornato 20:30
Accertamenti guidati dal Procuratore aggiunto Pietro Saviotti

Scontri Roma, Processo per direttissima ai 4 giovani arrestati

Il dibattimento prenderà il via lunedì 14 novembre, davanti ai giudici della X sezione penale. Anche l'ex consigliare comunale D'Erme tra gli indagati. 26 richieste rinvio a giudizio per gli scontri del 10 dicembre 2010

ROMA - Processo per direttissima a quattro degli undici manifestanti fermati per gli incidenti del 15 ottobre scorso nel centro di Roma durante il corteo degli 'Indignati'. Il rito, previsto dal codice di procedura penale, è stato sollecitato dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti e il pm Marcello Monteleone. Imputati sono Giovanni Caputi (l'unico ancora detenuto in carcere), il rumeno Robert Scarlet, Stefano Conigliaro e Ilaria Ciancamerla, ai quali il riesame, pochi giorni fa, ha concesso gli arresti domiciliari. L'accusa contestata è quella di resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale.
Il dibattimento prenderà il via lunedì 14 novembre, davanti ai giudici della X sezione penale. Nel processo sono state riconosciute come parti offese il Comune di Roma e l'Ama. La scelta dell'autorità inquirente ha sicuramente colto di sorpresa i difensori che certo non si aspettavano questa accelerazione. E' probabile, dunque, che gli stessi avvocati possano chiedere al collegio un breve rinvio dell'udienza per poter prendere visione delle contestazioni avanzate ai loro assistiti.
Per gli altri giovani coinvolti negli scontri e fermati i magistrati sembrano orientati a procedere con una richiesta al gip di giudizio immediato. Ma questo passo sarà quasi sicuramente compiuto solo nelle prossime settimane.

Anche l'ex consigliare comunale D'Erme tra gli indagati - Un ex consigliere comunale, l'attivista di una associazione antagonista e il ragazzo che colpì un minorenne con un casco. Questi ed altri sono i soggetti citati nell'atto di chiusura dell'indagine della Procura di Roma per gli scontri avvenuti a margine della manifestazione contro il governo del 14 dicembre 2010. Nel complesso il pm Luca Tescaroli ha depositato gli atti nei confronti di 26 persone.
Manuel De Santis è il giovane che ferì un minore con un casco. Per quel fatto è stato già condannato con rito abbreviato per lesioni personali gravi a tre anni di reclusione. Tra gli altri indagati figurano l'ex consigliere comunale capitolino Nunzio D'Erme, l'esponente di Action Bartolo Mancuso, nonché persone legate all'area antagonista come Giordano Luparelli, Francesco Saverio Ciacciarelli, Paolo Dò.
I reati contestati, a seconda delle singole posizioni, sono: detuperamento e imbrattamento di cose altrui, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, danneggiamento seguito da incendio, travisamento in occasioni di manifestazioni pubbliche, promozione di riunioni in luogo pubblico non preavvisata.
Inoltre viene compreso nell'atto d'accusa anche il lancio di oggetti contro le forze dell'ordine, tra cui non solo sampietrini, bombe carta, fumogeni, ordigni esplosivi, petardi, segnali stradali e pubblicitari, transenne, bottiglie, sassi, ma anche uova contenenti vernice rossa.

26 richieste rinvio a giudizio per gli scontri del 10 dicembre 2010 - Sono 26 le richieste di rinvio a giudizio della Procura di Roma per gli scontri del 14 dicembre 2010, in occasione del voto di fiducia al governo, per i reati di manifestazione non preavvisata, danneggiamento a seguito di incendio e resistenza aggravata a pubblico ufficiale.
Le richieste, del procuratore aggiunto Pietro Saviotti e del sostituto procuratore Luca Tescaroli, sono arrivate a chiusura delle indagini condotte dalla Digos della questura di Roma, con il supporto tecnico della polizia scientifica.
Dai riscontri probatori a carico dei 26 indagati - spiega la questura - sono stati ritenuti sussistenti sufficienti elementi per la configurazione di reati che vanno dalla resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale e danneggiamento seguito da incendio al travisamento in occasioni di manifestazioni in luogo pubblico manifestazione non preavvisata. In particolare, tra gli indagati figurano sei persone gravitanti nell'ambito dell'antagonismo capitolino, che sono stati individuati dagli investigatori come autori del lancio di grossi petardi alle forze dell'ordine, schierate a sbarrare le strade di accesso verso le sedi istituzionali. Altre 7 persone sono state invece identificate tra gli autori degli episodi di violenza, incendio veicoli e barricate, verificatisi a piazza del Popolo dopo l'esito del voto.
Tra gli indagati, anche 8 persone provenienti da province diverse, tra cui Brescia, Verona, Messina, Padova e Udine.
Tra gli episodi contestati anche il lancio di oggetti, cassonetti, segnali stradali e pubblicitari divelti e lanciati contro veicoli delle forze dell'ordine.
Sono anche numerosi anche gli atti di imbrattamento di edifici realizzati da alcuni indagati, per la cui identificazione sono risultati determinanti le documentazioni video-fotografiche realizzate dalla Polizia Scientifica. I provvedimenti sono in corso di notifica da parte della Digos.