27 febbraio 2024
Aggiornato 21:00
Audizione al Senato per il Ministro

Scontri Roma: Maroni, la legge impedisce la prevenzione

Il Ministro dell'Interno: «Si tratta di terrorismo urbano. Servono nuove norme come la Daspo sui cortei. Sarà un autunno caldo»

ROMA - A Roma il 15 ottobre in piazza «c'è stato terrorismo urbano»: il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, riferendo al Senato, così ha sintetizzato gli scontri che sabato scorso hanno funestato la manifestazione degli Indignati, nella capitale. Roma si è trovata di fronte alla «cieca violenza di 3000 incappucciati che ha oscurato la protesta di migliaia persone che volevano solo manifestare pacificamente». «Abbiamo visto - ha spiegato Maroni - manifestarsi una nuova per certi versi inedita forma di terrorismo, che potremmo definire urbano»: ovvero, quasi tutti italiani, nessuno dall'estero come accadde per i black bloc del G8, quasi tutti provenienti dai centri sociali.

Il 15 ottobre sono così scesi a dare battaglia «oltre 2000 antagonisti, almeno 1400 dei quali di area anarchica». In particolare fra le frange più violente dei contestatori che sabato hanno messo a ferro e fuoco piazza San Giovanni, - ha spiegato il ministro in Senato - «è stata segnalata la presenza nella Capitale di un settore violento del movimento anarco-insurrezionalista di matrice marxista leninista, di elementi del centro sociale Gramigna di Padova, dei Cart di Latina, Livorno e napoli, del Cianfuegos di Firenze e di un altro centro sociale di Napoli, a cui si aggiungono esponenti del centro sociale Acrobax di Roma. Poi, c'erano Skinheads antifascisti e i membri della tifoseria calcistica estremista nota come i Fedajin romanisti».

L'intelligence ha funzionato, ha sottolineato Maroni: le informazioni sui violenti alla vigilia della manifestazione di sabato scorso a Roma «c'erano tutte». Il problema è un altro, ha evidenziato il titolare del Viminale: «Le norme contemplate dalle leggi attuali non consentono alle forze di polizia di intervenire» per prevenire le violenze, le norme di legge attuali «non consentono di procedere a fermi e arresti di chi è solo sospettato di volere partecipare a violenze di piazza». Nell'arco di 24 ore sono stati impiegate sul campo 3mila unità delle forze dell'ordine, ha poi aggiunto Maroni nell'informativa, sottolineando che gli incappucciati avevano «la volontà di assaltare le sedi istituzionali della Camera e del Senato». Anzi sabato, «c'era la volontà di ricreare l'incidente avvenuto a Genova durante il G8 e solo grazie alle forze ordine che si è impedito che ci scappasse il morto».

Tra le gli uomini delle forze dell'ordine si sono registrati 105 feriti, 35 tra i manifestanti. Nel corso delle devastazioni sono state bruciate 9 auto. Complessivamente, ha riepilogato Maroni, i danni ammontano a circa 5 milioni di euro. Il bilancio al momento conta 12 arrestati, altri 8 sono stati denunciati, di cui sei minori. Mentre stamattina è stato fermato il 24enne, reso celebre dalle immagini che hanno fatto il giro del mondo come 'il ragazzo che lancia l'estintore'.

Il ministro ha concluso spiegando che proporrà al Parlamento «nuove misure legislative per consentire alle forze dell'ordine di intervenire con azioni di prevenzione»: al vaglio del ministro ci sono il fermo per chi viene scoperto con un kit da guerriglia prima di una manifestazione, l'arresto in flagranza differita, il Daspo anche per i cortei, e maggiori tutele giuridiche per gli operatori delle forze dell'ordine. Inoltre, tra le proposte, anche una sorta di assicurazione: gli organizzatori dei cortei dovranno prestare garanzie economiche per riparare ad eventuali danni provocati dai manifestanti.
Norme che il Parlamento ora «deve varare», perché, ha avvertito il ministro: «Sarà un autunno caldo». E il prossimo appuntamento caldo è proprio domenica, per la protesta dei No tav in Val di Susa.