18 novembre 2019
Aggiornato 23:30
Governo | Politica economica

Summit Pdl processa Tremonti, duri Brunetta e Cicchitto

Ma Lupi al capogruppo: «Meglio dire le cose in faccia». La Russa: Non c'è nessun dissapore Berlusconi-Tremonti. Vincenzo Visco: Tremonti latita, anche se è l'autore del disastro

ROMA - Un vero e proprio processo a Giulio Tremonti è andato in scena nel corso dell'ufficio di Presidenza del Pdl. Il titolare del dicastero è arrivato in ritardo e andato via in anticipo, ma in tempo per ascoltare il durissimo intervento di Renato Brunetta, che ha messo in guardia dal problema di una sempre crescente distonia tra il Tesoro e il resto del governo. Tremonti, che non è intervenuto, viene descritto come sorridente e intento ad abbozzare disegni su alcuni fogli bianchi.
Poi, andato via il titolare del Tesoro, è toccato a Fabrizio Cicchitto criticare il superministro: «Come oggi, anche in futuro dobbiamo discutere delle politiche economiche del governo in questa sede. Tutti possono avere idee differenti, sono legittime. Ma vanno discusse collegialmente». E giù alcune critiche ad alcuni aspetti dell'impostazione che Tremonti ha dato alla politica economica del governo. Scatta un applauso, ma siccome Tremonti è già andato Maurizio Lupi, pur dicendo di condividere la sostanza, chiede che appunti del genere vengano mossi di fronte al diretto interessato.

La Russa: Non c'è nessun dissapore Berlusconi-Tremonti - «C'è stata solo una discussione approfondita ma nessun dissapore» tra Tremonti e Berlusconi. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a margine di una cerimonia per il Milite ignoto alla stazione Termini di Roma, smentisce lo scontro che sarebbe avvenuto ieri durante un vertice di governo tra il ministro dell'Economia e il presidente del Consiglio.

Vincenzo Visco: Tremonti latita, anche se è l'autore del disastro - «Tremonti è defilato, come dice Bossi. Lui, che è forse l'autore principale di questo disastro, vede che sta crollando tutto e cerca di dire 'io passavo di qui per caso'». Lo ha detto Vincenzo Visco, ex ministro alle Finanze nei governi Prodi, intervenuto oggi a «24 Mattino» su Radio 24. Per Visco l'Italia rischia il default: «Tecnicamente può fallire qualsiasi Paese, perfino gli Stati Uniti. Dipende dalle condizioni in cui si trova il Paese ma anche da come viene considerato, e il problema nostro è questo».
«I mercati - ha spiegato Visco - si sono convinti che siamo nelle mani di un governo inaffidabile, incapace, che non vuole fare le cose che vanno fatte. I mercati gradirebbero molto che Berlusconi andasse via, non c'è alcun dubbio, l'hanno detto in tutti i modi possibili. Non puoi aspettare che un giorno dopo l'altro ti massacrino. Tra l'altro questo massacro è ingiustificato. L'Italia è un Paese solvibile, deve solo fare riforme per la modernizzazione, per riprendere lo sviluppo».

La ricetta di Visco sulle misure da fare subito è questa: «La prima cosa da fare è completare questa benedetta manovra di agosto dove mancano ancora 20 miliardi, rinviati a due deleghe, quella assistenziale e quella fiscale, che sono ancora sulla carta. Poi servono le misure per lo sviluppo. Non abbiamo mai voluto risolvere il problema del disavanzo pubblico. Il problema delle pensioni poi è certamente un problema, checché ne dica Bossi. Anche la sinistra avrebbe problemi ad affrontare la questione, lo ammetto, ma il default è peggio di una guerra perduta. Significa che la gente si sveglia al mattino e trova le banche chiuse, va a prendere lo stipendio e non lo trova».
Sull'ipotesi che circola in queste ore di un prelievo forzoso dai conti correnti, come fece il governo Amato nel 1992, Visco ha detto: «Fu la misura meno indicata e oltretutto dà pochi soldi. Se si vuole andare su una patrimoniale, ci si vada ma il patrimonio è composto soprattutto da immobili. La patrimoniale non è necessariamente un'imposta confiscatrice». Infine una battuta sulle possibili elezioni anziché l'ipotesi di un governo di salvezza nazionale, come chiede l'opposizione: «Andare alle elezioni? Non è il massimo ma visto che il Paese non è governato neanche adesso una pausa elettorale non cambierebbe moltissimo le cose».