12 agosto 2020
Aggiornato 00:30
Divorzio dalla RAI

Ruotolo segue Santoro a «Servizio pubblico»

Annuncio del giornalista in un video sul sito del nuovo programma. Santoro attacca Tg1-Mediaset e promette: Racconterò la nuova Italia

ROMA - «Michele, Marco, Vauro. E che volevate partire senza di me? Un momento, un attimo, ci sono anch'io, mica mi potevo perdere questa nuova avventura». Con un video sul sito di Servizio pubblico, il nuovo programma di Michele Santoro, anche Sandro Ruotolo annuncia il suo divorzio dalla Rai e l'approdo al nuovo programma che partirà giovedì su una multipiattaforma tv e web.
«Il 31 ottobre si conclude il mio rapporto di lavoro con la Rai, ma certamente non si conclude il mio rapporto sentimentale con una azienda che mi ha dato tanto ma a cui certamente anche noi abbiamo dato una parte fondamentale delle nostre vite», dice il giornalista. E poi, via ai ricordi, «quanti». Ruotolo cita «Libero Grassi e le battaglie contro la mafia, i minatori del Sulcis, gli operai della Fincantieri, le nostre battaglie per la libertà di informazione».
«Noi abbiamo sempre detto che solo il pubblico era il nostro padrone e invece in Rai sono i partiti che decidono la vita e la morte di un programma, l'avvenire di un comico, di un giornalista o di un autore», prosegue. E spiega: «la nostra scelta di lasciare la Rai deriva dal divorzio che si sta consumando tra i cambiamenti del paese ed il servizio pubblico«
Di qui, la decisione di approdare sul nuovo programma: «in bocca al lupo Servizio pubblico. Ci vediamo giovedì», conclude Ruotolo.

Santoro attacca Tg1-Mediaset e promette: Racconterò la nuova Italia - Con Servizio pubblico «vogliamo raccontare questo Paese in movimento e magari intercettare i milioni di spettatori in fuga dalla falsa realtà del Tg1, raccontare l'Italia che ha spiazzato i sondaggi e rovesciato tanti luoghi comuni con le vittorie di Pisapia e De Magistris, il trionfo dei referendum». Lo afferma Michele Santoro, intervistato da Repubblica.
Critiche in particolare al direttore del Tg1 Augusto Minzolini», l'ha trasformato in una specie di Libero audiovisivo, a dispetto di ascolti disastrosi», e a Mediaset: «Vive sul mercato grazie alla protezione politica, s'è visto anche con la mia vicenda».