24 luglio 2021
Aggiornato 12:00
Legge elettorale

Referendum: Calderoli frena, Legislatura costituente

Ipotesi preferenze. Ma Casini: «Nessuna riforma con questa maggioranza»

ROMA - Roberto Calderoli, coordinatore leghista e ministro, non ha mai finto di essere orgoglioso della legge elettorale da lui elaborata: fu lui stesso a definirla una «porcata», facendola passare alla storia come il Porcellum. Oggi ne prende le distanze in modo definitivo, accusando Casini, Fini e Berlusconi di averla voluta. Parlando al Tg1, Calderoli prova a dribblare l'alternativa secca tra riforma elettorale, benedetta ieri dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e referendum, al quale ha aperto a sorpresa il suo collega di partito Roberto Maroni.

Dietro l'angolo c'è la minaccia delle elezioni anticipate, ma Calderoli invece guarda a una «legislatura costituente» per portare a termine la riforma federalista. Il dibattito è aperto, ma sul referendum giungono aperture inattese, come quella del centrista Pier Ferdinando Casini e di Carlo Vizzini (Pdl), presidente della commissione Affari costituzionali del Senato che ha all'ordine del giorno proprio il dibattito sulle diverse proposte di riforma elettorale. Intanto a destra c'è chi pensa a una riforma 'limitata' alla reintroduzione delle preferenze.