27 febbraio 2024
Aggiornato 21:30
Depositate le motivazioni della Sentenza

Legge elettorale: Consulta, no ai referendum per evitare vuoto di legge

Il secondo quesito è stato dichiarato inammissibile anche «per contraddittorietà e per assenza di chiarezza». Di Pietro (Idv): Prendiamo atto delle motivazioni della Consulta. Ceccanti (Pd): Assenza monito della Consulta non sia un pretesto

ROMA - I due referendum sulla legge elettorale sono stati bocciati per evitare il vuoto legislativo che si sarebbe creato con l'abrogazione dell'attuale sistema di voto. In più, il secondo quesito è stato dichiarato inammissibile anche «per contraddittorietà e per assenza di chiarezza». E' quanto risulta dalle motivazioni della sentenza di inammissibilità pronunciata dai giudici della Corte costituzionale il 12 gennaio scorso e depositata oggi in cancelleria.
Se il referendum di abrogazione dell'attuale legge elettorale avesse avuto esito positivo il risultato, osserva la Consulta, sarebbe stato «l'eliminazione di una legge costituzionalmente necessaria», che invece «deve essere operante e auto-applicabile, in ogni momento, nella sua interezza».

La Corte Costituzionale richiama alcune pronunce precedenti. Innanzitutto una sentenza del 1987 (n.29), in cui è stato sottolineato che «gli organi costituzionali o di rilevanza costituzionale non possono essere esposti neppure temporaneamente alla eventualità di paralisi di funzionamento, 'anche soltanto teorica'». Assieme ad un'altra sentenza, più recente, del 1995, in cui è stato affermato che questo principio «postula necessariamente, per la sua effettiva attuazione, la costante operatività delle leggi elettorali relative a tali organi».
Nè può essere accolta la tesi della «reviviscenza», argomentano i giudici costituzionali, richiamando ancora sentenze precedenti (n.16 e 15 del 2008): in caso di vittoria dei sì al referendum, e quindi di abrogazione della legge in vigore, l'effetto non sarebbe quello «di ripristinare automaticamente una legislazione non più in vigore, che ha già definitivamente esaurito i propri effetti».
Nel quesito con cui si chiedeva l'abrogazione totale del Porcellum, osserva ancora la Consulta, l'obiettivo non era la «mera demolizione di una disciplina», ma la «sostituzione di una legislazione elettorale con un'altra». «La richiesta referendaria è diretta a introdurre - senza peraltro indicarlo in modo esplicito - un dato sistema elettorale, tra i tanti possibili, per di più complesso e frutto di ibridazione tra sistemi diversi. Il quesito non consente quindi agli elettori la scelta tra la sopravvivenza di una disciplina e la sua eliminazione e cela diverse intenzionalità, ciò che mette in discussione la chiarezza del quesito».
Le norme elettorali di organi costituzionali o di rilevanza costituzionale, del resto, possono 'essere abrogate nel loro insieme esclusivamente con una nuova disciplina, compito che solo il legislatore rappresentativo è in grado di assolvere. Il referendum popolare abrogativo si palesa nella specie strumento insufficiente, in quanto idoneo a produrre un mero effetto abrogativo sine ratione», sentenzia ancora la Corte costituzionale richiamando un principio affermato nel 1987.

Di Pietro (Idv): Prendiamo atto delle motivazioni della Consulta - «Prendiamo atto delle motivazioni addotte dalla Consulta». Così Antonio Di Pietro sulle spiegazioni rese note oggi sul no della Corte Costituzionale alla richiesta di referendum elettorale. «Certo è - continua il leader dell'Idv - che cento e passa costituzionalisti la pensano come noi e che quindi la richiesta di referendum resta tutta nel merito. Questo merito deve essere affrontato dal parlamento con una legge elettorale che sia in linea con la volontà degli italiani».
Ma, critica Di Pietro, partiti «vogliono cambiare la legge in parlamento ma ogni partito sta presentando o ha presentato una proposta di legge elettorale pro domo sua ancora una volta, il Porcellum lo sostituiscono con un altro Porcellum, una legge elettorale per sistemare la nicchia del proprio partito». Invece, conclude, «bisogna fare una legge elettorale che garantisca il diritto dei cittadini di sapere, prima di andare a votare, qual è la coalizione, il programma e il candidato premier».

Orlando (Idv): Inaccettabile il silenzio del Parlamento - «Prendiamo atto delle motivazioni diffuse oggi dalla Corte costituzionale e le rispettiamo. Chi, come noi dell'Italia dei Valori, ha promosso il referendum abrogativo del porcellum, si limita a ricordare che, non soltanto i quesiti referendari hanno raccolto le firme di oltre un milione e duecentomila persone, ma hanno anche avuto il conforto di 115 fra i più insigni costituzionalisti italiani, che hanno anche firmato un appello». E' quanto afferma in una nota il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando.
«Le motivazioni della Consulta rendono ancora più urgente e indifferibile l'approvazione di una nuova legge elettorale e rendono inaccettabile il silenzio calato su questo argomento nei palazzi del potere. Basta meline e rinvii - insiste Orlando - tutte le forze politiche inizino una seria discussione in Parlamento, e non negli scantinati della politica, per superare l'indecente porcellum, in accordo con lo spirito referendario».

Ceccanti (Pd): Assenza monito della Consulta non sia un pretesto - «L'atteggiamento della Consulta di doveroso rispetto del Parlamento non va interpretato come una scusa per un'inaccettabile inerzia dei legislatori. Una nuova legge elettorale, capace di aggiungere alla legittimazione diretta dei governi la scelta dei rappresentati oggi assente, è una necessità ineludibile». Lo sottolinea il costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti, convinto che «al di là della concreta decisione sull'inammissibilità dei referendum elettorali, in sé notoriamente opinabile ma comunque doverosa da rispettare, è corretta la decisione della Corte di non intervenire con un monito puntuale sulla necessità di una nuova legge elettorale in una sede, quella del giudizio di ammissibilità, che sarebbe stata anomala».