28 giugno 2022
Aggiornato 02:00
Al via la campagna del «Secolo»: Subito ddl Mastella

Ddl intercettazioni, a Palazzo Grazioli si lima il calendario

Il Ministro Nitto Palma: «Fare presto. Su eccesso di pubblicazioni sono d'accordo con Napolitano». Vietti: «Il Csm non può limitarne l'uso in inchieste». In piazza contro la legge bavaglio, con poca gente

ROMA - Sempre compatta sui voti di fiducia, non di rado sfilacciata nelle votazioni sui singoli provvedimenti, la maggioranza ragiona sui tempi necessari per portare a casa le nuove norme sulla giustizia, a partire dal ddl intercettazioni. Sul quale oggi il ministro della Giustizia Nitto Francesco Palma ha preso posizione in un'intervista, spiegando che la priorità del Governo è «quella di fare in fretta. Se poi sarà possibile fare delle minime modifiche in corso d'opera, ben vengano. Ma non bisogna ritardare i tempi».
Insomma, Palma ribadisce la posizione che finora gli esponenti del Pdl hanno tenuto sul punto: si lavora a partire dal 'testo commissione', frutto nel 2010 di un compromesso con i finiani e per questo sgradito al Pdl e accantonato per un anno. Senza escludere un emendamento per ripescare i provvedimenti iper-restrittivi del ddl Mastella sulla pubblicabilità di atti di indagine e trascrizioni degli ascolti. Il guardasigilli ha precisato di non temere veti dal Quirinale, ricordando che lo stesso Giorgio Napolitano ha recentemente sostenuto «che esiste un eccesso di intercettazioni e un eccesso di pubblicazione di fatti privati».
Del calendario parlamentare del ddl si è parlato anche nel vertice di maggioranza a palazzo Grazioli, secondo quanto ha confermato Maurizio Lupi (Pdl) lasciando la residenza di Silvio Berlusconi. Ma tanto al Governo quanto tra i parlamentari azzurri da giorni si dà quasi per scontata l'ipotesi di un voto di fiducia per mettere in sicurezza la partita, una volta decisi gli emendamenti 'chiave' da portare a casa.

In piazza contro la legge bavaglio, con poca gente - Sarà che quasi ogni sito di informazione italiano ne trasmetteva la diretta streaming, sarà che in piazza del Pantheon, a Roma, c'erano trenta gradi e il sole picchiava forte, sarà forse che il popolo dell'era di internet partecipa più digitando che battendo mani e piedi, ma alla manifestazione romana contro la legge bavaglio, ovvero la riforma della normativa sulle intercettazioni, l'affluenza è stata piuttosto scarsa. Mentre sul palco si avvicendavano esponenti della Fnsi, del Popolo viola, dell'informazione generalista e non e dell'associazionismo più o meno politico, sotto, in piazza, ci sono state forse un centinaio di persone in tutto.
Pochissime le bandiere - quella del Siulp, dei Verdi, di una compagine di pensionati e della Pace (immancabile in tempi di lotta) - nonostante un lunghissimo elenco di promotori, elenco che partiva dalla Cgil per arrivare alla Fnsi, passando per il Popolo Viola e una ridda di associazioni. Rappresentanti dei «soliti noti» della protesta tanti, ma esponenti della politica, quella che conta, neanche l'ombra. In piazza, solo quelle che in gergo parlamentare si chiamano 'terze file', e non se ne abbia a male chi c'era, ma il diritto di chiamare le cose col loro nome è parte integrante di quel «Senza Bavaglio» che si stagliava su ogni cartello presente. A testimonianza, però, che le proteste della rete si muovono più in digitale che sul territorio, il fatto che, attorno al palco, ci fosse una moltitudine di postazioni per la trasmissione in streaming di quanto e avvenuto a Roma.
Eppure, delusione per chi, cronista occasionale o semplice curioso, si aspettava «furor di popolo» e battaglia per la verità. Mosse dai titoli dei siti d'informazione («Ddl Intercettazioni, oggi in piazza Cgil: «Non toccate l'informazione», Repubblica.it; «Intercettazioni, «giornalisti e blogger pronti a non rispettare la legge», apertura di Corriere.it), alcune persone sono scese in piazza. Erano loro, in un angolo vicino al Mac Donald, a essere i più contrariati, perchè oggi «bisognava esserci».

Vietti: «Il Csm non può limitarne l'uso in inchieste» - Il Csm non ha il potere di limitare l'uso di intercettazioni telefoniche. Lo sostiene Michele Vietti, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, in una lettera sul Corriere della Sera in cui risponde alle accuse di non aver censurato un uso eccessivo delle intercettazioni telefoniche da parte della procura di Bari nell'inchiesta a carico di Tarantini. «A prescindere dall'attendibilità di un numero così esorbitante di intercettazioni - scrive Vietti - che certamente non può riferirsi al numero di utenze intercettate ma semmai al numero dei contatti rilevati, vi è una questione di fondo da chiarire, che attiene al ruolo e alle competenze del Csm».
«Il governo autonomo della magistratura - continua - incontra un limite invalicabile nel concreto esercizio della giurisdizione, sulle cui modalità non esiste un controllo esterno da parte del Csm, ma esclusivamente un sistema di rimedi endoprocessuali, cioè interni alla stessa giurisdizione». Quindi, «è l'autorità giudiziaria, nella sua indipendenza prevista dalla Costituzione, che dispone di strumenti, sia nello stesso grado di giudizio che in quelli successivi, per vagliare la corretta applicazione delle norme sostanziali e processuali».
Mentre «lo spazio di intervento del Csm è strettamente e normativamente limitato».
Quanto alla pubblicazione delle intercettazioni, chiarisce Vietti, «se il legislatore ritiene di intervenire inasprendo la sanzione, ben lo può fare ponendo così rimedio ad un costume riprovevole nella misura in cui coinvolge la vita privata di persone estranee alle indagini. Ma in tutto questo il Csm non c'entra nulla». Infine sullo scontro tra politica e magistratura: «il vero problema non è identificare chi ha ragione o chi ha torto in questo scontro, ma lavorare per ridare autorevolezza ciascuno alla propria parte, evitando la delegittimazione di quella altrui che finisce per ritorcersi in una perdita di credibilità complessiva dello Stato».

Al via la campagna del «Secolo»: Subito ddl Mastella - Parte domani una campagna del Secolo d'Italia, diretto da Marcello De Angelis, per sostenere un provvedimento che intervenga sul regime delle intercettazioni. Il quotidiano in edicola domani titola a tutta pagina Ma quale bavaglio! Chi fa spaccio clandestino di atti giudiziari è un criminale e un editore che li pubblica è complice e ricettatore. Il giornale del Pdl chiede dunque un varo rapido della «legge anti-spioni» sollecitando però il ritorno al ddl Prodi-Mastella.
«La diffamazione è un'arma politica più antica della daga - scrive il direttore De Angelis - e sicuramente più vile. I ricchi che comprano o fondano i giornali non lo fanno certo per u na vocazione filantropica alla corretta informazione, bensì per far parlare di sè e dei propri amici e distruggere i nemici». E ancora: «Non c'è giustificazione alcune per questo infame commercio. Chi lo difende ne è complice o ne approfitta. Uno Stato civile non può consentirlo e infatti siamo gli unici al mondo».

Lupi: «La prossima settimana testo alla Camera» - Nel corso del vertice di maggioranza a palazzo Grazioli si è discusso del calendario della riforma costituzionale al Senato, «stabilendo di arrivare al primo voto entro 40 giorni», e del calendario dei lavori della Camera, che prevedranno per «la prossima settimana le intercettazioni». È quanto ha reso noto Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, lasciando la residenza romana del premier.