5 aprile 2020
Aggiornato 14:30
L'ex braccio destro del Ministro Tremonti per ora si salva

Milanese, primo no della Camera all'arresto. Incognita voto segreto

Per ora nessuno vuole chiederlo. Lega in bilico, martedì si decide. Intanto oggi Maroni ha evitato accuratamente di rispondere ad ogni domanda sul tema. Bossi: «Tremonti rischia? Non credo, è una brava persona»

ROMA - Primo no della Camera alla richiesta di arresto di Marco Milanese, l'ex braccio destro di Giulio Tremonti, accusato di associazione a delinquere, corruzione e rivelazione del segreto dai magistrati di Napoli: a salvare il deputato del Pdl, decretando (per ora) una sorte diversa da quella del suo collega di partito Alfonso Papa, detenuto nel carcere di Poggioreale, è stato il voto dei due componenti leghisti della Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio che ha approvato questa mattina il parere contrario alla custodia cautelare in carcere formulato dal relatore Fabio Gava (Pdl). L'ultima parola spetterà all'Aula che esaminerà il caso il 22 settembre prossimo con un voto che tutti i gruppi finora hanno dichiarato voler esprimere alla luce del sole, ma che, da regolamento, potrebbe essere a scrutinio segreto se almeno 30 deputati lo chiedono (in occasione del voto su Papa, la raccolta di firme fu condotta dai Responsabili).

Possibile voto segreto e incognita Lega sono quindi i due fattori che fanno di quella di Milanese una vicenda tutt'altro che scontata. Il gruppo del Carroccio si riunirà martedì prossimo, ascolterà la relazione del commissario in Giunta Luca Paolini e poi deciderà seguendo le indicazioni del leader Umberto Bossi.
Ma, come avvenuto nel caso di Papa, a una settimana dal voto in Aula, ogni soluzione sembra aperta: ieri sera il ministro delle Riforme aveva risposto ai cronisti un perentorio «Non mi piace far arrestare la gente». Mentre questa mattina ha replicato con un più prudente «devo sentire il gruppo, per i miei l'arresto è un po' una forzatura». Fino ad arrivare, nel pomeriggio, a non escludere di lasciare «libertà di voto» a ogni deputato. Una cosa sembra certa per Bossi: che il caso non travolgerà Tremonti perché «è una brava persona».

Quanto al voto segreto, finora tutti sembrano escluderlo. A chiederlo dovrebbero essere almeno 30 deputati oppure il presidente di un gruppo con almeno 30 componenti: quindi Lega, Pdl, Pd o Udc. Nessuno dei capigruppo interessati sembra contemplare questa possibilità. «A differenza dell'altra volta poi mi pare che l'orientamento sia di votare a scrutinio palese. Noi non abbiamo chiesto voto segreto l'altra volta, non lo chiederemo questa volta», spiega il presidente dei deputati della Lega, Marco Reguzzoni. E il capogruppo del Pdl in Giunta, Maurizio Paniz, assicura: «Noi non facciamo niente. Per quanto ci riguarda il voto può essere palese. Poi se qualcuno chiederà lo scrutinio segreto voteremo a scrutinio segreto». In occasione del voto sull'arresto di Papa, l'iniziativa di chiedere il voto segreto raccogliendo le firme di 30 deputati partì dai responsabili.

Intanto oggi Maroni ha evitato accuratamente di rispondere ad ogni domanda sul tema: «Non farò neanche una smorfia», ha scherzato con i cronisti che insistevano. Piuttosto il ministro dell'Interno ha continuato a tessere la sua tela di rapporti.
Prima ha incontrato in Aula Antonio Martino, una conversazione di qualche minuto che potrebbe essere il preludio ad un vero proprio incontro. Successivamente un colloquio con lo stesso Tremonti, in pieno Transtlantico. Poi un altro - decisamente più riservato - con il leader Udc Pier Ferdinando Casini. La stima tra i due non è un mistero, confermata sia dai centristi che dai 'maroniti', e a detta degli uomini di entrambi gli schieramenti «potrebbe trovare convergenze future». Chissà se magari grazie all'accelerazione sul caso Milanese. Oppure, è l'altra possibilità che qualche leghista vede per sbloccare la situazione, grazie alla pubblicazione dell'ultima ondata di intercettazioni delle conversazioni di Berlusconi. Perchè gli uomini più vicini al ministro dell'Interno spiegano che «il voto su Milanese sarebbe tutto politico», e dunque andrebbero valutate le conseguenze «che potrebbero essere decisamente più rilevanti di quelle del voto su Papa». Insomma, ancora cautela, sapendo che molti suoi deputati un segnale vorranno comunque darlo e con più di un occhio all'andamento dei congressi interni della Lega che potrebbero sancire ufficialmente il peso di Maroni nel Carroccio.

Bossi: «Tremonti rischia? Non credo, è una brava persona» - Giulio Tremonti non rischia di essere travolto dal caso Milanese, che potrebbe essere arrestato se la Camera dovesse concedere l'autorizzazione. E' l'opinione di Umberto Bossi, che in Transatlantico spiega: «Non credo, Tremonti è una brava persona».

La Russa: «Sul suo caso non siamo giudici» - Il voto che la Camera sarà chiamata ad esprimere sull'autorizzazione o meno all'arresto del deputato Pdl, Marco Milanese, «non è un voto politico e in questo caso il merito è un elemento, ma conta meno di tutti. Non siamo chiamati a fare i giudici». E' quanto ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a margine del suo incontro di oggi con l'omologo del Montenegro, Boro Vucinic. «Oggi abbiamo un sistema che non privilegia nessun parlamentare, che può essere processato e condannato come tutti», ha precisato La Russa. «L'unico privilegio è che il Parlamento deve dare il suo assenso» ha aggiunto il ministro.
In ogni caso, ha sottolineato La Russa, «non spetta al Parlamento decidere se ha ragione il pubblico ministero a chiedere l'arresto, ma solo se deve prevalere il diritto costituzionalmente garantito di mantenere il plenum della Camera o se c'è un fumus persecutionis, se è indispensabile privare della libertà un parlamentare».

Palomba (IdV): «Berlusconi commissariato da Bossi e Tremonti» - «Bossi ha salvato Milanese in Giunta, a costo di esporre la Lega ad una duplice figuraccia. La prima nel sostenere l'aberrazione costituzionale e giuridica che vi sia fumus persecutionis da parte di un accusatore di Milanese e non dei magistrati. La seconda è quella con i propri elettori, ai quali non riuscirà a giustificare il salvataggio di Milanese dinanzi ad un giro vorticoso di soldi, gioielli, redditi da capogiro mentre i comuni cittadini sono alla disperazione». Lo afferma il deputato Idv Federico Palomba, componente della Giunta per le autorizzazioni.
Nella vicenda «ha prevalso - osserva l'esponente dipietrista - la logica di potere, cioè l'egemonia di Bossi e Tremonti nel governo e nella maggioranza. Hanno, di fatto, commissariato Berlusconi, il governo e la parte del Pdl che ha tuonato contro la manovra di Tremonti. Tutto il Pdl e tutta la Lega accetteranno questo commissariamento e l'egemonia Bossi-Tremonti? E l'Udc come si pronuncerà in Aula?».
«Su Milanese - sostiene Palomba - si sta giocando una squallida partita per il potere, mentre si fa strame del diritto, dei principi etici della politica, del rispetto della legge, delle istituzioni e, soprattutto, degli interessi dei cittadini. Lega e Pdl stanno mostrando il volto più meschino del potere».

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