24 maggio 2019
Aggiornato 09:00
Crisi del debito

Pareggio di bilancio in Costituzione, una proposta c'è già

Baldassarri: «Ma occorre un limite alla spesa pubblica o salgono le tasse»

ROMA - L'inserimento del pareggio di bilancio obbligatorio in Costituzione è stata una delle carte che il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia hanno giocato nell'ultimo tentativo di tranquillizzare i mercati la settimana scorsa, prima dell'annuncio dell'accelerazione degli effetti della manovra. E giovedì prossimo le commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Camera e Senato sono convocate, ufficialmente, proprio per 'Comunicazioni del ministro dell'economia e delle finanze sulla riforma dell'articolo 81 della Costituzione'.

In realtà in Parlamento è già stata depositata una proposta di questo genere, e il suo primo firmatario, Nicola Rossi (ex Pd ora vicino al Terzo polo), ha sollecitato oggi il presidente del Senato Renato Schifani a metterlo in calendario al più presto. Si tratta di una iniziativa bipartisan: tra i firmatari, Giuseppe Pisanu del Pdl, Massimo Garavaglia della Lega, Enrico Morando del Pd (ma dal vertice del partito sono venuti commenti piuttosto negativi sull'ipotesi di riforma) e l'economista finiano Mario Baldassarri, che spiega, raggiunto telefonicamente, che «non basta mettere il vincolo del deficit zero in Costituzione, perché bisogna togliere alla classe politica anche l'altra arma, quella di tartassare i cittadini con le tasse. Lei può avere deficit zero anche con una spesa pubblica che sta al 70% del Pil e tasse al 70% del Pil. Ma sarebbe democrazia?».

Baldassarri riconosce che ci vorrebbero «due anni per avere la nuova norma nella Carta, ma siccome è una modifica costituzionale, richiederebbe una maggioranza qualificata, e un nuovo patto come questo fra le forze politiche sarebbe di certo sufficiente a convincere i mercati e fermare la speculazione». La norma, nella versione di chi l'ha presentata, modifica gli articoli 23, 81, 117 e 119 e renderebbe inammissibile una legge di bilancio che sforasse l'obiettivo del pareggio da parte delle presidenze delle Camere; e se anche superasse lo scrutinio del Parlamento il nuovo articolo 81 impedirebbe comunque la firma al presidente della Repubblica. Con una clausola di flessibilità: «Ovviamente in base all'andamento del ciclo economico si può fare deficit ma occorre una maggioranza parlamentare di due terzi e si dovrà presentare un piano di rientro in tre anni per azzerare il debito aggiuntivo contratto», spiega Baldassarri.

«La nostra proposta - dice ancora l'esponente di Futuro e Libertà - inserisce due paletti per togliere alla politica le sue armi letali: il primo è quello del deficit zero, il secondo quello del tetto alla spesa pubblica che deve essere non superiore al 45 per cento del Pil. Per questo sono molto curioso di cosa proporrà Tremonti: se propone solo il deficit zero si vuole tenere le mani libere anche nei prossimi decenni per tartassare gli italiani e siccome finora lo ha saputo fare molto bene, forse anche meglio di Visco, la cosa mi preoccuperebbe molto e ovviamente preoccuperebbe gli italiani onesti che pagano le tasse».