23 gennaio 2020
Aggiornato 00:00
Inchiesta P3

Martino: Carboni teneva i rapporti con Dell'Utri e Verdini

Lo scrive il gip Giovanni De Donato. L'ex consigliere comunale di Napoli, arrestato a luglio, alla fine di agosto aveva tentato il suicidio mentre era rinchiuso a Poggioreale

ROMA - Era Flavio Carboni ad avere rapporti stretti con Marcello Dell'Utri e Denis Verdini. E' questo il quadro che il gip del tribunale di Roma, Giovanni De Donato, ha fatto rispetto alle dichiarazioni fornite da Arcangelo Martino nel corso dei suoi interrogatori del 19 agosto e del 24 settembre. A spiegare il ruolo dell'imprenditore campano è lo stesso giudice che ha concesso gli arresti domiciliari, in un provvedimento di 3 pagine con il quale motiva la decisione depositata stamane in cancelleria.

«Il Martino - scrive il gip - ha reso al pm dichiarazioni che lumeggiano alcuni aspetti dei fatti delittuosi in contestazione, ma ha chiaramente eluso il proprio effettivo ruolo in tali fatti attinenti alla scoietas sceleris in contestazione; da una parte affermando quasi un suo ruolo inconsapevole, quasi strumentalizzato cinicamente dal Lombardi in particolare, mentre dagli atti e in particolare dalle intercettazioni di comunicazioni emerge un ruolo direttivo del Martino e del Carboni sul Lombardi, il quale appare in realtà uno strumento rilevante in un ampio settore di attività illecite».
Lombardi, non è «viceversa - sottolinea il gip - uno strumentalizzatore dell'ingenuo Martino; dall'altro (quest'ultimo, ndr) non smentisce i suoi stretti rapporti con Flavio Carboni e Marcello Dell'Utri, ma tende a configurare per Carboni il ruolo essenziale di tramite con Marcello Dell'Utri e Denis Verdini per scopi che chiarisce solo in parte, eludendo i reali scopi che riguardavano direttamente anche lui». In forza di questo ragionamento il giudice ha respinto l'istanza di remissione in libertà per Martino ritenendola «infondata, in quanto in contrasto con le permanenti intense esigenze cautelari». E queste stesse «esigenze» il gip le definisce come «collegate a interessi sociali ed istituzionali estremamente delicati».

A Martino è stato permesso di tornare a casa, seppure con molte limitazioni, per il suo «parziale riconoscimento» di «alcuni fatti di natura delittuosa e quindi quanto meno di messa in discussione dei suoi rapporti con l'ambiente in cui i fatti delittuosi sono maturati e si sono realizzati». Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli avevano dato il parere favorevole al ritorno in libertà di Martino, facendo cessare qualsiasi misura cautelare. In forza di questo i difensori dell'ex consigliere comunale di Napoli, gli avvocati Simon Pietro Ciotti e Giuseppe De Angelis, malgrado la decisione in favore del loro assistito, sosterranno comunque al riesame il ricorso per l'annullamento dell'ordinanza di custodia emessa nel luglio scorso.