18 settembre 2020
Aggiornato 10:30
L'inchiesta

P3, è il momento delle Toghe

Oggi sarà ascoltato il Primo Presidente della Cassazione Vincenzo Carbone come testimone. Presto anche l'ex presidente della corte di Appello Marra

ROMA - Adesso i riflettori dell'inchiesta P3 si puntano sulla magistratura. Oggi, a piazzale Clodio, sarà sentito l'ex primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone; poi sarà ascoltato Alfonso Marra, già presidente della corte d'appello di Milano. Anche a loro sarà chiesto conto, come testimoni, di quello che facevano o dicevano i presunti aderenti a quella che è stata definita P3.

Dall'inizio dell'inchiesta nessuno, per il momento, ha ammesso le proprie responsabilità, fatto un passo indietro, deciso di collaborare apertamente con chi indaga. L'inchiesta sulla cosiddetta P3 è quasi al giro di boa, dopo l'ascolto di numerosi testimoni e interrogatori di indagati eccellenti, ma molte sono state le reticenze, le condotte tese a ribadire che si è operato secondo la legge e che non si dava credito a quello che chiedevano il geometra-giudice tributario Pasquale Lombardi o l'imprenditore Arcangelo Martino. Sono, secondo gli inquirenti, insieme con Flavio Carboni gli elementi di una associazione per delinquere dai contorni poco chiari se non pericolosi. Un'associazione capace di entrare nei palazzi delle istituzioni, sollecitare il trattamento di ricorsi in Cassazione, spingere un candidato allo scranno di presidente della corte d'appello di Milano, provare a tutelare il lodo Alfano in Corte costituzionale.

Le ipotesi descritte dal gip Giovanni De Donato, nell'ordinanza di custodia per Carboni, Lombardi e Martino, non sono state smentite. Il tribunale del riesame ha ribadito la pericolosità dei soggetti coinvolti. Il castello ordito con pazienza dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli non solo sembra aver retto ma anche confermato tutta una serie di fatti.

Ieri il capo degli ispettori del ministero di grazia e giustizia, Arcibaldo Miller, ha ammesso di aver partecipato alla cena del settembre del 2009 a casa del coordinatore del Pdl Denis Verdini. Ha però precisato di non aver saputo prima che alla riunione c'era Carboni. Antonio Martone, da parte sua, interrogato anche lui, in una nota, ha ribadito di essere «stato sentito in qualità di persona informata sui fatti» e, quindi, di essere «tenuto al più rigoroso riserbo».