24 febbraio 2020
Aggiornato 15:30
L'attacco

Intercettazioni, Berlusconi: tutti spiati

«Non è più democrazia. La Consulta boccerà il ddl» . Ma Bossi apre: «Spazio a modifiche». E Bersani alza la voce: «Propositi pericolosi »

ROMA - Una situazione «intollerabile», un Paese in cui «siamo tutti spiati», un Paese che «non è una vera democrazia». Ma il ddl intercettazioni sarà bocciato dalla Consulta, investita del caso dai «pm di sinistra»; sempre che il capo dello Stato «riterrà di firmare» la legge una volta approvata dal Parlamento. L'intervento di Silvio Berlusconi all'assemblea di Confcommercio più che alla crisi economica è dedicato al tormentato iter del ddl sulle intercettazioni, esempio scelto dal premier per spiegare le «forche caudine» cui il governo deve sottoporsi per far approvare i propri provvedimenti. Una serie di difficoltà tali «dal momento della decisione alla sua attuazione» che a volte lo stesso Berlusconi si dice tentato dal «tornare a fare l'imprenditore» o addirittura «andarmene in pensione». Meno male che «siamo oltre il 50% di gradimento, e questo ci induce a non darci per vinti».

NESSUN POTERE AL PREMIER - Per impressionare la platea, Berlusconi propone il seguente calcolo: l'assioma è che «siamo tutti spiati», e questo perchè «ci sono 150mila telefoni sotto controllo». Visto che «ciascuno di noi parla nel tempo con 50-100 persone, basta moltiplicare 150 per 50 persone: significa che ci sono 7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate». Il problema è che l'«architettura istituzionale» lascia Governo e premier «senza poteri». Una Costituzione dunque che «va riformata», per avere «più efficacia e tempestività». Nel frattempo però, l'iter del ddl intercettazioni esemplifica le «difficoltà» che incontra il Governo: discusso prima con le parti interessati, poi per quasi due anni in Parlamento, ora «alla Camera si parla di metterlo in calendario a settembre». Dopo l'approvazione «vedremo se il capo dello Stato riterrà di poterla firmare». Ma comunque «quando uscirà, sicuramente non piacerà ai pm della sinistra che ricorreranno alla Consulta che, come sembra da molte previsioni, la abrogherà».
Nonostante però «l'oceano» che in Italia c'è «tra il dire e il fare», Berlusconi rivendica «il rigore sui conti», la «pace sociale garantita», la crisi gestita, la manovra che non pesa sulle imprese. Certo, riconosce, «se le condizioni di operatività fossero diverse potremmo fare molto di più».

BOSSI: SPAZIO PER MODIFICHE - Sul ddl intercettazioni «se qualcuno farà qualche emendamento non verrà gettato nel cestino, si discute». E' quanto risponde Umberto Bossi, ministro delle Riforme, oggi in visita ufficiale a Torino, a proposito delle divisioni nella maggioranza sul provvedimento che riforma la disciplina degli ascolti. Quanto alle frizioni tra Berlusconi e Fini, Bossi minimizza: secondo il ministro delle Riforme la tenuta del governo non è a rischio, «fin quando tiene la Lega tiene il governo».

BERSANI: TERRORISMO AD PERSONAM - Sul tema delle intercettazioni il presidente del Consiglio fa del «terrorismo ad personam». Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, durante una conferenza stampa, critica il presidente del Consiglio: «Mi hanno fatto impressione le sue dichiarazioni, ha contabilizzato le intercettazioni in uno strano modo, dando l'impressione che siamo tutti in una sorta di Grande fratello». Aggiunge Bersani: «Anche noi pensiamo che la questione vada affrontata, ma questo terrorismo ad personam non va bene, è una cosa che lascia il tempo che trova».
Inoltre, quando gli viene chiesto un commento sul possibile slittamento a settembre dell'approvazione del ddl, Bersani risponde: «Non ho letto le dichiarazioni di Berlusconi. Certamente la nostra opposizione, che è dura, sarebbe doppia o tripla se addirittura tagliassero i tempi di discussione».